Kurdistan, venti di guerra dopo il referendum: Baghdad si riprende il petrolio di Kirkuk

"L'esercito iracheno sta preparando una imponente operazione a Kirkuk". Il tribunale di Baghdad ha ordinato l'arresto del presidente e dei membri della commissione che ha organizzato il referendum indipendentista del 25 settembre scorso

KIRKUK (Kurdistan iracheno) - La tensione continua a crescere dopo che i territori del Kurdistan iracheno hanno votato l'indipendenza con il referendum del 25 settembre scorso. Oggi il tribunale di Baghdad ha ordinato l'arresto del presidente e dei membri della commissione che ha organizzato il referendum indipendentista.  

"Abbiamo ricevuto informazioni gravi secondo le quali le forze irachene, al Hashd al Shaabi ("alleanza di milizie sciite paramilitari, ndr) e la polizia federale intendono lanciare un'offensiva contro il Kurdistan", recita il testo di un tweet postato sull'account ufficiale del "Consiglio di Sicurezza" della regione autonoma curda.

In un secondo tweet, si precisa che "le forze irachene intendono attaccare il Kurdistan da Nord di Mosul e dalle zone meridionali e occidentali di Kirkuk", ricca provincia petrolifera contesa tra Baghdad e Erbil, capitale del Kurdistan.

La città di Kirkuk è il territorio più conteso tra Erbil e Baghdad per gli importanti giacimenti petroliferi. Città storicamente contesa tra curdi, arabi e turcomanni, è controllata dal 2014 dalle milizie Peshmerga curde, che l'hanno occupata dopo che la città venne abbandonata dalle truppe irachene nel giugno 2014 in fuga dall'avanzata di Isis. Kirkuk venne poi liberate dai peshmerga curdi.

Le tensioni in città sono aumentate da quando le autorità curde hanno tenuto anche qui un referendum sull'indipendenza del Kurdistan iracheno, anche se Kirkuk non fa parte del territorio della regione autonoma.

Da allora Erbil l'ha occupata e di fatto ne gestisce le risorse petrolifere: dai pozzi dell'area ogni giorno vengono estratti 400.000 barili di greggio, venduti dai curdi alla Turchia attraverso l'oleodotto Kirkuk-Cehyan sul Mediterraneo.

Una guerra per il petrolio?

Come mette in evidenza l'agenzia Nova c'è il tema del petrolio a far da sponda alla recrudescenza dello scontro tra curdi e il governo di Baghad. Il ministro del Petrolio iracheno, Jabbar al Luaibi, in un messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook ha detto che i  ricavi dei giacimenti petroliferi di Kirkuk entreranno nel bilancio federale iracheno di Baghdad come accadeva prima del 2014. Gli oleodotti di Kirkuk “appartengono al governo federale” e che i giacimenti nella zona "sono ancora sotto la direzione del North Oil company”, gestita dallo stesso dicastero, aggiungendo che “non c’è bisogno di un coordinamento con la regione del Kurdistan".

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