Dalla tassa su Whatsapp alla rivolta popolare: il monito del Libano

Il primo ministro libanese Saad Hariri è stato costretto a rassegnare le dimissioni dopo 12 giorni di proteste che hanno semi paralizzato Beirut

Proteste a Beirut (FOTO EPA/NABIL MOUNZER)

Il primo ministro libanese Saad Hariri ha consegnato le proprie dimissioni nelle mani del presidente Michel Aoun dopo 12 giorni di proteste antigovernative a Beirut e nel resto del Libano.

"Nessuno è più grande del proprio Paese" ha spiegato Hariri citando il padre Rafic, ucciso con un'autobomba il 14 febbraio del 2005 a Beirut.

Le proteste contro il carovita e la crisi economica erano scoppiate il 17 ottobre: la miccia che ha scatenato la rivolta a Beirut è stato l'annuncio da parte del governo di nuove tasse su diversi beni e servizi di largo utilizzo, tra cui l'app di messaggistica WhatsApp, il tabacco e la benzina.

La tassa su Whatsapp e la protesta in Libano

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Il nuovo pacchetto avrebbe dovuto essere approvato il 22 ottobre, ma il governo ha fatto marcia indietro. Il premier Hariri ha anche annunciato un pacchetto di riforme che prevedeva, tra l'altro, la riduzione del 50 per cento degli stipendi dei ministri e dei deputati, l'abolizione del ministero dell'Informazione e la formazione di un panel anti-corruzione. Ma non c'è stato nulla da fare, i manifestanti hanno continuato a contestare il governo bloccando le principali strade di accesso alla capitale.

Dall'inizio delle manifestazioni, sono rimaste chiuse le banche "a causa dell'instabilità del Paese e fino al ripristino della sicurezza".

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