Caos Libia, ponte aereo con la Turchia per trasportare i feriti

L’aumento dei feriti a causa di conflitti a fuoco ha messo in crisi il sistema sanitario libico. La compagnia italiana di voli sanitari “Air Medical” è impegnata per trasferire i pazienti in altre grandi città del bacino del Mediterraneo

In Libia non si placano i combattimenti tra le opposte fazioni. Nella capitale Tripoli regna il caos: i miliziani continuano a colpire le riserve di petrolio e carburante, mentre le famiglie scappano in fuga dalla città. Il parlamento è costretto a riunirsi a migliaia di chilometri dalla sua sede e gli ospedali non riescono a far fronte ai tanti feriti provocati dagli scontri. Mentre le ambasciate si ritirano, un’eccellenza italiana continua a operare in questa zona di conflitto. “Air Medical” è infatti una compagnia, leader del nostro Paese nel suo campo, che effettua voli sanitari nazionali e internazionali. «Solitamente – spiega Francesco Reggiani, operation manager della compagnia – facciamo voli per privati o enti europei: trasportiamo pazienti in ospedali e strutture con i due jet e l’elicottero che abbiamo a disposizione. In questo momento siamo molto coinvolti nella questione libica». Air Medical, circa tre anni fa, è stata contattata dal Ministero della Salute della Libia. Le strutture sanitarie di questo Paese del Nordafrica sono sature di posti, carenti o del tutto in tilt. «Nell’ultimo periodo – continua Reggiani, che coordina tra di loro le equipe sanitarie, le attività di volo e le pratiche amministrative per intervenire – stiamo caricando pazienti dalle città di Tripoli e Misurata per trasportarli verso gli ospedali della Tunisia o della Turchia. Il governo libico ha predisposto con un accordo un “ponte aereo” tra Libia e Turchia, in modo da facilitare i nostri continui viaggi». Ma chi sono i pazienti che vengono trasferiti all’estero? «Negli scontri che quotidianamente coinvolgono diverse zone della Libia, tutti i giovani dai 21 ai 35 anni combattono. Noi trasportiamo principalmente feriti da arma da fuoco e da esplosioni. Proprio l’aumento dei combattenti di questa fascia d’età ha messo in crisi il sistema sanitario libico, che si è rivolto a noi per trasferire i pazienti in altre grandi città del bacino del Mediterraneo». Ed offrirgli una chance di sopravvivenza in più

Air Medical, società interamente italiana, ha la sua sede centrale presso l’aeroporto di Milano Linate. Gli operatori che lavorano all’interno della compagnia sono circa trenta tra medici, amministratori, piloti, assistenti, infermieri, tecnici. «I nostri mezzi - puntualizza Reggiani - viaggiano con a bordo un’equipe sanitaria composta da un medico rianimatore e un infermiere specializzato in emergenze sanitarie. Ovviamente cerchiamo di garantire un turn-over tra gli equipaggi. Dopo diverse ore di lavoro, un aereo ritorna a Linate e si provvede alla sostituzione dell’equipaggio di volo e di quello sanitario. Si provvede alla sanificazione della cellula sanitaria e ripristino dei medicinali e presidi medicali utilizzati durante le missioni. Inoltre su ogni aereo viaggiano sempre due piloti. Uno dei nostri due velivoli a disposizione è tra i pochi aerei in Europa ad avere due postazioni di terapia intensiva». 

Un aereo in queste settimane è completamente dedicato all’emergenza in Libia: qua la media è di una missione o due missioni al giorno. «I combattimenti sono costanti tutti i giorni a qualsiasi ora, non c’è mai tregua a questo conflitto. Volando sulle terre libiche si vede ovunque fumo provenire dalle città e dalle periferie». L’aeroporto di Tripoli in un primo momento era un bersaglio dei miliziani. «Ora quella zona è un po’ più protetta - continua Reggiani - ma per sicurezza cerchiamo sempre di volare sul mare per evitare pericoli. Nella capitale manca il carburante, ma quel poco che è rimasto il governo lo tiene da parte per i nostri voli sanitari». L’operato di Air Medical ha subìto anche alcune critiche da parte dei due schieramenti. «Per i ribelli siamo dalla parte del governo per cui lavoriamo, mentre i filogovernativi non vedono di buon occhio che recuperiamo feriti a Misurata, roccaforte dei miliziani. Accusati di far parte di una fazione, noi invece ribadiamo che svolgiamo attività a favore della cittadinanza libica». 

Spesso i feriti sono tanti e bisogna applicare un criterio di precedenza: quello che versa nelle peggiori condizioni è il primo a essere portato fuori dai confini nazionali. Proprio qualche giorno fa l’equipe sanitaria si è trovata di fronte a una non facile decisione. «Arrivati a Tripoli per caricare un solo paziente, ne abbiamo trovati ben quattro che necessitavano di essere trasferiti. In quel momento abbiamo dovuto fare una scelta: i due più gravi sono stati caricati immediatamente, gli altri solo in seguito». Oltre all’equipe sanitaria sull’aereo, un’altra squadra di medici opera dalla centrale operativa di Linate, e svolge la funzione di “Triage remoto”, ovvero compie una selezione dei feriti, quando si presentano più problematicità contemporaneamente. «La centrale operativa – racconta l’operation manager di Air Medical - si mantiene in continuo aggiornamento con le equipe sanitarie impegnate nelle missioni, l’ultima parola sulle decisioni, rapide, da prendere, spetta sempre al nostro direttore sanitario».

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