Che cosa può significare per l'Italia una Libia sull'orlo della guerra civile

L'Italia teme che quello libico si trasformi in un conflitto lungo e a bassa intensità. Rischio guerra civile, Conte: "Non possiamo permettercela". Minniti: "Sarebbe emergenza straordinaria anche in termini di sicurezza". Due i grandi temi: migranti e petrolio

Foto: Ansa (repertorio)

Una Libia sull'orlo del baratro. Gli scontri tra forze armate a Tripoli proseguono, lo ha reso noto l'Onu aggiungendo che la finestra temporale per la possibile tregua per trasferire fuori dalle aree colpite i feriti e i civili è finita domenica sera, senza esito. Le due parti in conflitto, il governo di Tripoli e i militari fedeli al generale Haftar, "non hanno aderito alla tregua umanitaria richiesta dalle Nazioni Unite", secondo i servizi di soccorso locale. Nella sola giornata di domenica almeno 21 persone sono morte e altre 27 sono rimaste ferite alla periferia di Tripoli. 

Caos Libia: cosa sta succedendo

L'autoproclamato Libyan national army (Lna), guidato dall'uomo forte della Cirenaica, attacca il Governo di unità nazionale (Gna) con sede a Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal premier Fayez al-Serraj. Il ruolo delle milizie è ancora una volta decisivo: pronte a "vendersi" al miglior offerente, sono e saranno decisive negli equilibri del futuro prossimo del Paese nordafricano. Il governo di al-Serraj gode al momento del sostegno di alcune delle milizie più "pesanti", come quella salafita "Rada". Tripoli è una città sospesa. 

Che cosa significa per l'Italia una Libia vicina alla guerra civile?

Che cosa significa per l'Italia una Libia vicina alla guerra civile? Un conflitto alle porte di casa potrebbe sconvolgere l'intera area mediterranea. La speranza dell'Italia e di tutta la comunità internazionale è che la conferenza nazionale in programma a Gadames, nel sud ovest della Libia, che avrebbe dovuto riunire tutti i partiti e le fazioni libiche ad un tavolo, il 14 e 15 aprile, possa ancora svolgersi: ma è un auspicio più che una prospettiva concreta. L'Italia teme che quello libico si trasformi in un conflitto lungo e a bassa intensità. L'incertezza potrebbe avere la conseguenza di favorire un maggior numero di partenze sulla rotta del Mediterraneo centrale, e i flussi potrebbero coinvolgere anche la popolazione libica, oltre ai migranti provenienti dall’Africa subsahariana.

Una guerra civile potrebbe mandare definitivamente in crisi il sistema pensato e messo in pratica sin dai tempi del precedente governo che con il sostegno delle forze armate libiche ha frenato il numero di partenze. Un dispositivo già traballante, (e molto criticato) che in un Paese impegnato in un conflitto interno non reggerebbe a lungo. Il personale militare presente sulle coste verrebbe meno, potrebbe essere facilmente indirizzato altrove. Il timore del governo italiano è un ritorno a quattro anni fa, a quel 2015 in cui il numero di partenze  dalla Libia toccò numeri record. Senza considerare che con la bella stagione ormai dietro l'angolo il numero di partenze potrebbe aumentare in ogni caso. Una eventuale guerra civile provocherebbe una "emergenza straordinaria" secondo l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, "anche in termini di sicurezza", [...] perché "una Libia non governata può fiventare riferimento sicuro per i foreign fighters di ritorno dalla Siria".

Sul fronte prettamente economico invece le preoccupazioni sono minori, ma solo per il momento. L'Eni ha sì evacuato il (poco numeroso) personale presente nella regione dove ha impianti petroliferi, ma opera in zone della Libia in cui il controllo di Haftar da anni non è in discussione e dove il sostegno della popolazione locale è sicuro. Le cose cambierebbero in caso di una guerra diffusa, con combattimenti sul terreno anche in aree della Libia fino a oggi stabilizzate. Occhi puntati anche sul gasdotto Greenstream, lungo 520 chilometri, che collega Mellitah e Gela in Sicilia. L’interscambio tra Italia e Libia vale oggi complessivamente 4 miliardi di euro, soprattutto per importazioni di gas e di petrolio. Ma la mossa dell'Eni è stata fatta solo per precauzione: nessuna emergenza, ma la dovuta attenzione.

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Non la pensa però così il titolare del Viminale: "Non sono tanto preoccupato per la questione dell'immigrazione perché ormai hanno capito che l'Italia ha finalmente iniziato a difendere i suoi confini via terra e via mare, sono preoccupato perché ci sono tanti italiani che stanno lavorando lì, perché c'è l'Eni che significa una delle principali aziende italiane che sta lavorando lì e perché vorremmo riprendere i rapporti commerciali con un Paese stabile" dice il vicepremier Matteo Salvini da Vinitaly.

Conte: "Non possiamo permetterci una guerra civile"

La reazione del governo italiano a livello diplomatico è stata molto cauta. L'ambasciata italiana a Tripoli, guidata da Giuseppe Buccino Grimaldi, resta pienamente operativa e non è attualmente prevista alcuna riduzione del personale. La sede continua a monitorare attentamente la situazione.

"Bisogna evitare una guerra civile in Libia, questo è il messaggio che il governo italiano sta trasmettendo al generale Haftar e "agli altri interlocutori" ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Stiamo seguendo il dossier da tempo - ha spiegato - è una evoluzione che ci preoccupa. Devo confessare che non ci lascia del tutto sorpresi, perché ovviamente seguendo con attenzione avevamo colto questa possibile evoluzione. Non dico altro per via di riservatezza. Ma sicuramente stiamo cercando di rappresentare - soprattutto al generale Haftar e agli altri interlocutori la necessità di evitare conflitti armati, non possiamo permetterci una guerra civile".

Il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci commenta: "Il silenzio e la totale mancanza di iniziativa del governo italiano sulla Libia stanno diventando imbarazzanti. Aspettiamo Conte in Aula il prima possibile, sempre che abbia qualcosa da dire".

In Libia "rischiamo di ritornare non alla guerra a violenza di bassa intensità ma di ritrovarci in un rogo straordinario con molte conseguenze e non sto parlando dell'ossessione migranti, io quell'ossessione non ce l'ho, cerco di governare il fenomeno" dice Emma Bonino che lamenta "l'assenza dell'Europa sulla guerra che si paventa in Libia".

Migranti, perché la Guardia costiera libica non sempre risponde alle chiamate di soccorso? 

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Libia, Usa sono "profondamente preoccupati"

"Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per gli scontri intorno a Tripoli. Affermiamo in modo chiaro che ci opponiamo all'offensiva militare delle forze del generale Haftar e chiediamo l'arresto immediato delle operazioni contro la capitale libica". E' quanto ha affermato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, chiedendo che "tutte le forze ritornino nelle loro posizioni precedenti" all'inizio degli scontri che hanno fino a questo momento provocato una ventina di morti. "Le parti coinvolte hanno la responsabilità di ridurre le tensioni, come affermato dal Consiglio di Sicurezza e dal G7 il 5 aprile", aggiunge il capo della diplomazia Usa in un comunicato diffuso dal dipartimento di Stato.

"La campagna militare unilaterale contro Tripoli mette in pericolo la popolazione civile e soffoca la possibilità di ottenere un futuro migliore per tutti i libici" prosegue la dichiarazione di Pompeo. "Non c'e' soluzione militare per il conflitto in Libia - ribadisce il segretario di Stato - Per questo gli Stati Uniti continuano, con i nostri partner internazionali, a fare pressione sui leader libici affinchè ritornino al tavolo dei negoziati con la mediazione dell'Onu". "Una soluzione politica - ha concluso - è l'unica via per unificare il Paese ed offrire un piano di sicurezza, stabilità e prosperità per tutti i libici".

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