Libia sull'orlo di una guerra civile: il ruolo dell'Italia e il "pericolo sbarchi"

Il monito del ministro della Difesa Elisabetta Trenta: "Con la guerra diventerebbero dei rifugiati e come tali andrebbero accolti tutti. Situazione ingestibile con i porti chiusi". Ahmed Maitig, vicepresidente del governo di Tripoli, oggi in Italia per incontrare Giuseppe Conte

Foto EPA/STRINGER

"Dico solo attenti, state aprendo la strada a una mostruosità che produrrà una guerra civile tipo Siria in faccia all'Italia". A lanciare l'avvertimento, nel corso di un'intervista a 'La Repubblica', è Ahmed Maitig, vicepresidente di Tripoli e braccio destro di Serraj, oggi a Roma per incontrare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "In questo momento sta prendendo a cannonate la periferia di Tripoli, sta uccidendo civili a decine. Come possiamo trattare con un traditore del genere?", chiede ancora Maitig.

Libia, parla Maitig: "Non negoziate con Haftar, vuole la guerra civile"

"Vorrei chiedere a qualche capo di governo europeo: hanno capito chi è Haftar? Hanno capito su chi stanno puntando?", prosegue Maitig. "Il tradimento del povero governo di Tripoli che noi rappresentiamo è un tradimento della legge internazionale, dell'Onu che aveva qui il suo segretario generale Guterres mentre Haftar dava gli ordini di attacco. All'Italia, all'Europa, chiedo di aiutarci in ogni modo a far rispettare la legge internazionale, gli impegni assunti di fronte all'Onu. Ci aiutino a fermare la guerra. La guerra civile di Libia è già una guerra regionale fra arabi, speriamo non lo diventi anche fra voi europei…".

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La crisi in Libia e il ruolo dell'Italia

Il vicepresidente di Tripoli, come detto, oggi è a Roma per una serie di incontri con "il ministro degli Esteri Moavero e probabilmente anche il premier Conte e Salvini", racconta. In un'intervista a Libero afferma che "l'Italia per noi è un partner strategico, sta seguendo da vicino la situazione e in questi anni ha fatto molto per evitare che accadesse tutto questo. Che ci fosse una guerra che provocasse tutti questi morti. L'Italia ha lavorato da sempre per la pace e la riconciliazione della Libia". E ad una domanda sulle notizie riguardanti "consiglieri militari francesi che starebbero aiutando Haftar", Maitig replica: "Le rispondo solamente che sicuramente alcuni Paesi lo stanno aiutando...".

Che cosa può significare per l'Italia una Libia sull'orlo della guerra civile 

Sull'azione di forza del generale, Maitig fa notare che "Haftar pensava di riuscire a prendere Tripoli in 48 ore mettendo di fronte al fatto compiuto la comunità internazionale. Lui pensava che a Tripoli sarebbe stato accolto da una folla festante e invece il popolo libico è con noi e contro il ritorno della dittatura. Il popolo libico sta combattendo contro questa azione militare: in 10 giorni di guerra Haftar non è riuscito ad avanzare, anzi è stato respinto a più riprese. Ora è iniziata la nostra controffensiva, e non ci fermeremo finché lui non tornerà da dove e venuto".

Le milizie di Haftar contro il governo di Tripoli: cosa sta succedendo in Libia

E mentre continua l'assedio di Haftar a Tripoli, sale di ora in ora il bilancio delle vittime. Le vittime fra i civili sarebbero almeno 160, fra cui una trentina di bambini, mentre l'Onu valuta che gli sfollati sarebbero 16mila, un numero importante in una città che da anni vive una condizione di emergenza. "Stiamo inviando rifornimenti sanitari in appoggio agli ospedali dell'area di Tripoli che sono travolti dall'emergenza", ha reso noto l'Organizzazione mondiale della Sanità su Twitter. Ieri il generale di Bengasi Haftar è volato al Cairo per incontrare il presidente egiziano al Sisi. L'Egitto sostiene politicamente e arma la milizia di Haftar. Il maresciallo della Cirenaica sperava di riuscire a far sollevare Tripoli contro il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Serraj (e riconosciuto dalla comunità internazionale), ma per il momento le sue milizie sono bloccate alle porte della capitale libica.

Il ministro Trenta: "Pericolo sbarchi per la crisi libica. Con i porti chiusi situazione ingestibile"

Sulla crisi libica è intervenuta anche la ministra della Difesa Elisabetta Trenta. A "Circo Massimo" su Radio Capital ha detto che "gli sbarchi in Italia potrebbero aumentare a causa della situazione in Libia. Non è utile usare certe occasioni per fare politica, in questi casi bisogna lavorare tutti nella stessa direzione per arrivare alla soluzione migliore, la diplomazia è l'unica soluzione utile per l'Italia". E ha continuato: "Se si dovesse arrivare alla guerra, non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati devono essere accolti. Bisogna che qualcuno si concentri molto di più sulla sicurezza del Paese". Chiaro il riferimento al ministro dell'Interno Salvini. 

"Sono appena tornata da un ultimo viaggio nel Corno d'Africa, ero stata poco tempo prima in Niger: in questi Paesi abbiamo dei tassi di crescita demografica incredibili, il raddoppio della popolazione entro il 2030. Come pensiamo di poter gestire questo futuro con la chiusura dei porti? E' impossibile, bisogna lavorare su una soluzione alternativa. Non sono quella che dice 'apriamo a tutti', assolutamente no, però ragioniamo sul futuro perché prima o poi questo futuro ci sfugge di mano".

"Direi che chi parla di possibili attacchi militari non si rende conto di quello che sta dicendo - ha proseguito la ministra - perché noi stiamo vivendo oggi le conseguenze di un attacco militare che non aveva pensato al dopo. In questo momento non sarebbe meglio di qualche anno fa. Le conseguenze, soprattutto in termini di destabilizzazione, ricadrebbero immediatamente sull'Italia e allora quelli che dicono "attaccate perché altrimenti arrivano i migranti", non hanno capito che se si dovesse arrivare ad una guerra, non avremmo migranti, avremmo rifugiati, e i rifugiati si accolgono".

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