Libia, solo Roma è rimasta con Serraj: caos e milizie in rivolta contro l'Italia

Due governi un contro l'altro armato, decine di milizie e la riapertura dell'ambasciata italiana definita come "una nuova occupazione": per il governo Gentiloni-Alfano il paese nordafricano rischia di trasformarsi in una polveriera (e di diventare terra di conquista per Isis)

Le autorità di Tobruk, nell'est della Libia, si scagliano contro la riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli definendola una "nuova occupazione". L'ambasciatore Giuseppe Perrone aveva presentato le sue credenziali martedì scorso al Consiglio Presidenziale insediato a Tripoli sotto la guida del premier Fayez al Sarraj, sostenuto dall'Onu.  "Una nave militare italiana, carica di soldati e munizioni, è entrata nelle acque territoriali libiche - ha detto il 'governo' guidato da Abdullah al-Thani e al quale fa riferimento il generale Khalifa Haftar- si tratta di una chiara violazione della carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione". 

Già nei giorni scorsi, d'altra parte, le forze presenti a Tobruk hanno cercato di strumentalizzare l'invio della nave San Giorgio della Marina Militare italiana che - inquadrata nell'Operazione Sophia di EunavforMed, e assieme alla nave olandese Rotterdam - ha il compito di addestrare personale della Guardia Costiera libica su richiesta del governo di Tripoli.

Per la Farnesina una mossa che mira solo a creare tensioni quella sedicente 'governo' di Tobruk guidato da al-Thani, entità non riconosciuta dalla comunità internazionale, ma proprio ieri, mentre le milizie fedeli all'ex premier Khalifa Ghwell prendevano simbolicamente il controllo di alcuni edifici governativi di Tripoli, il generale Haftar, ha incassato il sostegno di Mosca promettendo in cambio ai russi una base in terra libica.  Il generale, 73 anni, proveniente dai ranghi dell'accademia militare di Bengasi, e proprio in Unione sovietica si preparò alla vita militare, per poi partecipare al colpo di Stato del 1969 che portò al potere Muammar Gheddafi. Poco dopo la caduta del Rais, 150 tra ufficiali e sottufficiali lo nominano capo di stato maggiore, e già nel febbraio 2014 Haftar aveva annunciato un'iniziativa contro il governo di transizione. 

Ora dopo la visita di Haftar alla portaerei Admiral Kuznetsov, ammiraglia della flotta russa in fase di rientro verso la base di Severomorsk dalla missione effettuata nelle acque siriane, è sempre più manifesto il sostegno di Putin verso "l'altro governo della Libia". 

Haftar ha discusso con il ministro della Difesa di Mosca, Serghei Shoigu, della lotta al terrorismo in Medio Oriente, è ha preso in consegna medicinali di prima necessità per i militari libici e la popolazione  della Cirenaica. Inoltre una delegazione di militari russi è giunta a Tobruk: il governo dell'est Libia avrebbe chiesto a Mosca “sostegno militare” per il suo esercito.

LA SITUAZIONE SI METTE MALE PER L'ITALIA

Per il premier riconosciuto Serraj, ieri in visita al Cairo al Presidente Al Sissi la situazione si fa sempre più caotica e confusa, così come lo è per l'Italia che proprio su Serraj ha scommesso tutte le sue carte anche per bloccare l'invasione dei profughi. A Tripoli ormai esiste un'amministrazione parallela che fa capo all'ex Premier Ghwell, che ha il supporto del Gran Mufti Sadiq Al Ghariani e di una parte delle milizie di Misurata fedeli all'uomo forte Salah Badi.

L'Italia è sempre più sola nel suo sostegno al Consiglio Presidenziale di Serraj e adesso ha perso anche la sponda di Obama. Per la nuova amministrazione Trump, la Libia è un dossier minore che gli Europei devono gestire da soli e per di più Serraj rappresenta qualcosa di troppo vicino alla Fratellanza Musulmana: “roba” che al neo Presidente Trump certo non piace. Gli alleati europei, Francia e Regno Unito, da sempre operano contro gli interessi italiani in Libia e Parigi "lavora" nei fatti con Haftar, che, sostenuto anche dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti, può contare ufficialmente sull’appoggio di Mosca: la sua visita a bordo della Kuznetsov che sancisce la discesa in campo della Russia nella crisi libica in aiuto al nemico del governo di al-Sarraj sostenuto dall’Onu e dagli europei.

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