Incubo Libia, ribelli pronti all'assalto: che cosa sta succedendo

Scontri tra milizie rivali, e l'assalto alla capitale sarebbe ormai prossimo. È stato di emergenza. L'ambasciata italiana in Libia resta aperta (per ora)

Le milizie lanciano missili anche nelle zone residenziali di Tripoli / Ansa

E' appeso a un filo il futuro della Libia: l'assalto di alcune milizie alla capitale rischia di far sprofondare il Paese in un caos dalle conseguenze imprevedibili. Stato di emergenza a Tripoli per gli scontri che si stanno verificando attorno alla capitale. Lo ha proclamato il consiglio presidenziale libico. Alla base della decisione dell'organismo guidato da Fayez al Sarrai la volontà di proteggere la popolazione, gli impianti, le istituzioni, mentre media locali riportano l'avanzata a sud della settima brigata. Sulla strada dell'aeroporto nelle ultime ore ci sono stati violenti scontri, ma è da giorni che la situazione è pesante. 

Gli scontri in corso in corso tra le milizie rivali avrebbero causato nell'ultima settimana almeno 39 morti e decine di feriti. Questo la motivazione ufficiale dello stato di emergenza: "A causa del pericolo della situazione attuale e nell'interesse pubblico, il Consiglio presidenziale dichiara lo stato di emergenza nella capitale, Tripoli e nei suoi sobborghi, per proteggerei civili, i possedimenti pubblici e privati e le istituzioni vitali''. Il consiglio ha chiesto la fine dei combattimenti e il rispetto del cessate il fuoco raggiunto in coordinamento con la missione delle Nazioni Unite in Libia.

Libia, due governi rivali e troppe milizie

Gli scontri sono scoppiati lunedì tra milizie rivali nel sud di Tripoli. La Libia è attualmente divisa tra due governi rivali: uno a Tripoli e l'altro nella città orientale di Tobruk. Le milizie continuano a lottare per il controllo delle aree vitali del paese mentre il gruppo estremista dello Stato islamico mette in scena attacchi frequenti. Il paese nordafricano è precipitato nel caos da quando il dittatore di lunga data Moamer Gheddafi è stato rovesciato e ucciso in una rivolta del 2011 che si è trasformata in un conflitto armato.

L'assalto alla capitale sarebbe ormai prossimo. Alcuni media locali riportano le parole dello stesso capo della settima brigata, Abdel, Rahim Al Kani che così motiverebbe la decisione: ''Stiamo avanzando per conto di quei cittadini che non hanno cibo e soldi''. La Brigata avrebbe il controllo della zona di al Kurayema e avrebbe messo nel mirino Salah Eddine, a sud della capitale.

L'ambasciata italiana resta aperta

L'ambasciata italiana in Libia "resta aperta, continuiamo a essere al fianco dell'amata gente di Tripoli in questo momento difficile". E quanto si legge in un tweet della nostra rappresentanza nella capitale libica, mentre continuano a infuriare gli scontri tra le varie brigate e il Consiglio presidenziale libico ha proclamato lo stato d'emergenza. Il personale che non è strettamente necessario a garantire l'operatività dell'ambasciata italiana a Tripoli sta in ogni caso facendo rientro in Italia in queste ore. 

I militari italiani in Libia stanno bene e in sicurezza. Nessun problema riscontrato all'ospedale da campo a Misurata. E' quanto si apprende da fonti della Difesa, in riferimento allo stato di emergenza proclamato a Tripoli. Il ministro Elisabetta Trenta segue costantemente l'evolversi dei fatti ed è in continuo contatto con lo Stato Maggiore della Difesa, che le fornisce aggiornamenti puntuali sulla situazione.

Salvini: "Escludo un intervento militare"

"Escludo interventi militari che non risolvono nulla. E questo dovrebbero capirlo anche altri". Lo ha affermato il vicepresidente e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, all'uscita di Palazzo Chigi. "L'Italia - ha aggiunto - deve essere la protagonista della pacificazione in Libia. Le incursioni di altri che hanno altri interessi non devono prevalere sul bene comune che è la pace".

Evasione di massa da un carcere

Circa 400 detenuti sono fuggiti da un carcere nei pressi di Tripoli, approfittando della confusione dovuta agli scontri tra milizie rivali nella capitale libica. "I detenuti sono riusciti a forzare l'apertura delle porte" e a fuggire dal carcere di Ain zara, ha riferito la polizia, secondo quanto riporta la Bbc. Molti dei detenuti del carcere di Ain Zara sarebbero sostenitori dell'ex leader libico Muammar Gheddafi, condannati per le violenze durante la rivolta del 2011.

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