"Migranti usati come combattenti in Libia": grido d'allarme delle Nazioni Unite

Unhcr: ''Abbiamo le prove, da parte di persone che si trovano nei centri di detenzione, che è stato offerto loro di restare lì per un periodo indefinito oppure di combattere al fronte". Entrambe le parti in conflitto in Libia sarebbero coinvolte

Migranti nei centri di detenzione libici, foto Ansa (repertorio)

Nel caos libico le parti impegnate nel conflitto stanno usando i migranti come combattenti. Non sono voci poco autorevoli, a denunciarlo è l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati. ''Abbiamo le prove, da parte di persone che si trovano nei centri di detenzione, che è stato offerto loro di restare lì per un periodo indefinito oppure di combattere al fronte'', ha detto alla Dpa (Deutsche Presse-Agentur) il rappresentante speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel.

Libia, così tentano di reclutare i migranti nei centri di detenzione

Per ora Cochetel dice di non essere in grado di dire quanti migranti abbiamo accettato l'offerta. ''Se decidono di farlo, viene data loro una uniforme, un fucile e vengono immediatamente portati nel mezzo della guerriglia urbana'', ha aggiunto. ''Abbiamo visto che questi tentativi di reclutamento'' dei migranti ''riguarda prevalentemente i sudanesi - ha proseguito Cochetel - Riteniamo questa scelta motivata dal fatto che parlano arabo. Entrambe le parti in conflitto in Libia ''sono coinvolte", quindi sia le milizie fedeli al governo del premier libico Fayez al-Serraj e l'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar.

Conte: "La Libia non ha bisogno di nuove armi e nuovi combattenti".

"La Libia non ha bisogno di nuove armi e nuovi combattenti". L'ipotesi di una forza di interposizione e di pace europea "è una delle possibilità che contempleremo" a Berlino "ma ora dobbiamo confrontarci e discutere e cercare di indirizzare verso la soluzione politica. Una volta accantonata l'opzione militare potremo valutare le modalità migliori, c'è sicuramente la soluzione di portare in Libia un contingente di interposizione e di pace. E' un'opzione" sul tavolo "e noi possiamo già dire che siamo favorevoli a questa opzione". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, ieri ad Algeri dove ha incontrato il primo ministro della Repubblica Algerina, Abdelaziz Djerad, e a seguire il Presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune.

Per Conte sarebbe un successo "se uscissimo dalla conferenza di Berlino con un cessate il fuoco condiviso da tutti gli attori e duraturo" oltre ad "avviare quei progetti riformatori che contribuiranno a dare un quadro stabile anche dal punto di vista politico economico e sociale". Quanto agli incontri di ieri ad Algeri, dove nei giorni precedenti, ricorda il premier, era già stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, "sono stati utili a confermare come Algeria e Italia abbiano un approccio e una visione molto simile sul dossier libico, ovvero un approccio inclusivo, rispettoso delle prerogative del popolo libico e" convinto che l'"opzione militare sia destinata al fallimento, si sta rivelando" come una strada volta ad "arricchire la Libia di armi e combattenti, allontanando ancora più la prospettiva di benessere e ricchezza del popolo libico".

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