È falso che la presenza di Ong nel Mediterraneo spinga più migranti a partire

L'accusa secondo cui la presenza di navi Ong possa essere di 'stimolo' per far partire gli scafisti con a bordo i migranti non regge, i numeri dicono altro: insomma, non c'è nulla di vero. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Io mai complice delle Ong"

EPA/ALEXANDER DRAHEIM / SEA-EYE

Dopo il drammatico naufragio di pochi giorni fa, con più di 100 morti, torna in prima pagina il tema migranti. Un altro barcone in balia del mare sarebbe in queste ore soccorso da un cargo inviato dalla Libia. A bordo sono in 100 - tra cui venti donne e dodici bambini. Un mercantile, dirottato sul posto dalla guardia costiera libica, ha raggiunto l'imbarcazione in avaria.Il cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, si dirige verso il porto di Misurata, dove i migranti saranno sbarcati. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha assicurato: "Tutto si svolge secondo le convenzioni internazionali. Seguo con attenzione, nella speranza che l'operazione si concluda senza problemi".

Migranti, le ong non sono un pull factor

Non è vero che la presenza di navi di Ong nel Mar Mediterraneo spinga più migranti a tentare il viaggio dalla Libia verso l'Europa. Le navi delle ong non influiscono sul numero delle partenze, ovvero non sono un pull factor. Sabato le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini, secondo cui alle organizzazioni non governative che soccorrono i migranti nel Mediterraneo va data la responsabilità di attirarli verso il mare con la loro presenza, hanno avuto vasta eco. Ma i numeri dicono altro.

Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto di studi politici italiano (Ispi), ha verificato la pesante accusa esaminando i dati sull’attività delle navi e le partenze dalla Libia. "Dopo l’ennesima tragedia nel Mediterraneo centrale, al largo della Libia e di Tripoli, torna chi suggerisce che l’attività di salvataggio delle Ong provochi un aumento delle morti in mare. I dati dicono una cosa semplice: quest’asserzione è FALSA" - scrive Villa su Twitter.

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Immagine da Twitter/emmevilla

"A rimorchio - aggiunge Villa su Twitter -  torna chi sostiene che l’attività delle Ong facciano “pull factor”, ovvero incentivino le partenze dalla Libia. Nonostante questa idea possa apparire del tutto logica, anche in questo caso i dati parlano chiaro: no, il pull factor delle Ong non esiste". Le Ong secondo i dati elaborati dal ricercatore non hanno neanche influito "sul tipo di mezzo che viene usato per partire dalla Libia. Nel 2015, quando Ong facevano solo il 10% dei salvataggi, quasi 8 migranti su 10 venivano già caricati su gommoni, non barche grandi".

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Immagine da Twitter/emmevilla

Migranti, Salvini: "Ong non rispettano ordini"

Il titolare del Viminale ritiene che la presenza di navi nel Mediterraneo fungerebbe da garanzia per i migranti, che avrebbero così la convinzione di essere salvati: "Io non sono stato, non sono e non sarò mai complice dei trafficanti di esseri umani, che con i loro guadagni investono in armi e droga, e delle Ong che non rispettano regole e ordini", ha detto Salvini due giorni fa. 

All'AdnKronos Gregorio  De Falco, il senatore dei Cinque Stelle ora nel gruppo Misto, nonchè ufficiale della Guardia Costiera, dice che "la tesi che con la loro presenza in mare le Ong possano essere di 'stimolo' per far partire gli scafisti con a bordo i migranti, in realtà non sembra trovare riscontro nei fatti, almeno in base agli studi che abbiamo. Mi intristisce quello che dice Salvini dopo l'ultima strage di migranti in mare, perché manca di umanità, è un cinico".

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Migranti, come porre fine alle tragedie (secondo l'Onu)

"Possiamo porre fine a queste tragedie solo avendo il coraggio di non pensare unicamente al prossimo sbarco. Questo è fondamentale. Purtroppo questo coraggio manca o peggio, il prossimo sbarco è quello che interessa dal punto di vista politico". A spiegarlo è l'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati Filippo Grandi, in un'intervista al Corriere della Sera.

"Se guardiamo la provenienza di queste persone, vengano da aree di conflitto o da situazioni disastrate, è chiaro che gli interventi necessari sono quelli più a lungo termine. Quando sono venuto in Italia a settembre - aggiunge Grandi - il presidente del Consiglio e il ministro Moavero mi hanno parlato giustamente della necessità di costruire un pò più di aiuto strategico sia politico che economico. Ma non vedo in Europa un vero sforzo in questo senso. Sento dichiarazioni velleitarie. L' Europa è concentrata solo su come utilizzare appunto il prossimo sbarco. È la sola verità in questa lunga vigilia elettorale. E intanto siccome le guerre continuano e i Paesi precipitano in situazioni economiche sempre più drammatiche, i movimenti continuano. Li puoi fermare per un certo momento, com' è successo lo scorso anno quando sono arrivate 23 mila persone, erano più di 100 mila nel 2017, ma il problema rimane".

Secondo Grandi non basta aver rafforzato la guardia costiera libica "perché la Libia è nel caos. È inevitabile che le misure prese si erodano, in presenza di una situazione politica caotica. Rafforzare la guardia costiera della Libia non è un errore di per sé, ma non può essere l' unica istituzione a venire rafforzata. Il resto continua a non funzionare, lo Stato non esiste, perché nessuno sa come risolvere la crisi politica e la guerra. Noi ci siamo in Libia e per esperienza diretta sappiamo che le bande continuano a fare quello che vogliono".

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