Migranti, l'Unione europea "si sfascia" sul diritto d'asilo: tutti contro tutti

Frattura netta sul sistema di asilo dell'Unione europea, in via di aggiornamento per distribuire "in maniera più equa" il carico migratorio: la spaccatura è profonda

L'Unione europea "si sfascia" sulla riforma delle regole riguardanti l'accoglienza dei migranti e il diritto d'asilo. Frattura netta sul sistema di asilo dell'Unione europea, in via di aggiornamento per distribuire "in maniera più equa" il carico migratorio fra i vari paesi Ue. Sette paesi (Italia, Spagna, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia) hanno bocciato la proposta. 

Come ampiamente previsto nei giorni scorsi, la complicatissima proposta della presidenza di turno bulgara del Consiglio Ue per la riforma del regolamento di Dublino sull'asilo non ha fatto molta strada, durante il Consiglio Affari interni dei Ventotto, ieri a Lussemburgo, come tentativo di compromesso fra i paesi mediterranei, con l'Italia in prima fila, e gli Stati membri dell'Europa centro orientale (Austria e gruppo di Visegrad).

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I paesi mediterranei considerano il progetto di riforma della presidenza bulgara - peggiorativa rispetto alla proposta originaria della Commissione europea e molto meno ambiziosa, coerente e comprensibile della proposta votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo - penalizzante per i paesi in prima linea sulle rotte dei flussi migratori, e il nuovo governo italiano ha rafforzato ancora di più la già convinta opposizione del governo precedente. D'altra parte, per Austria, Slovacchia, Repubblica ceca, Polonia e Ungheria il testo bulgaro è inaccettabile perché, seppure come ultima risorsa, prevede ricollocamenti di rifugiati obbligatori in situazioni di crisi gravissima.

Migranti, compromesso difficile

"Sarò onesto. Trovare un compromesso non sarà un compito facile, ma sono convinto che siamo sulla strada giusta", ha detto alla fine della riunione di Lussemburgo Valentin Radev, ministro dell'Interno della Bulgaria e presidente di turno del Consiglio Ue. I capi di Stato e di governo al vertice di fine giugno "prenderanno le decisioni più sagge. Abbiamo fatto del nostro meglio per preparare il loro lavoro", ha aggiunto, un po' tristemente, Radev.

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Il commissario europeo alla Politica dell'immigrazione e Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, ha potuto aggiungere poco di più, limitandosi a definire la discussione di oggi "franca e aperta", come si dice generalmente in gergo diplomatico quando più che un dibattito c'è stato uno scontro.

"Siamo molto lontani gli uni dagli altri", ha confermato il ministro svedese dell'Interno, Helene Fritzon, giudicando "molto difficile", che si realizzi l'obiettivo dichiarato dal vertice Ue di dicembre, di arrivare a un accordo entro il prossimo vertice di giugno. E questo anche "a causa del clima politico più duro" dopo il cambiamento di governo in Italia (e la vittoria della destra alle elezioni in Slovenia).

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Proprio durante il suo primo discorso, in occasione del voto di fiducia al suo governo oggi a Roma, il nuovo primo ministro Giuseppe Conte ha perorato una riforma di Dublino che comprenda due elementi mancanti: l'obbligatorietà e l'automaticità di un nuovo sistema di quote per la redistribuzione fra tutti i paesi membri dei richiedenti asilo approdati in Italia, o negli altri Stati membri di primo approdo, che oggi sono lasciati soli a farsi carico del problema.

Il neo ministro dell'Interno Matteo Salvini, assente giustificato da Lussemburgo a causa del voto di fiducia a Roma, ha sottolineato da parte sua che la riforma proposta dalla presidenza bulgara condannerebbe l'Italia e gli altri paesi mediterranei a sostenere il fardello di una crisi migratoria senza precedenti per l'Ue.

La battuta "profetica"

A Lussemburgo, comunque, le dichiarazioni più dure sono state quelle del ministro dell'Interno belga, il "falco" anti immigrati della destra fiamminga Theo Francken, secondo cui il progetto di riforma del sistema di Dublino "è morto", e "non ci sono basi per poter continuare il dibattito".

Tornano d'attualità le parole di Jean Asselborn, ministro degli esteri del Lussemburgo: "Per Pasqua avremo un un compromesso sulla riforma di Dublino. Ma non so di quale anno", diceva qualche mese fa. Sembrava solo una battuta, invece era una "profezia".

Salvini: "Vince il buon senso"

L'esito della riunione dei ministri dell'Interno europei è stata "una vittoria dell'Italia e del buon senso, sembravamo soli e invece fortunatamente questa controriforma, che avrebbe penalizzato pesantemente l'Italia e gli italiani portando tanti immigrati in più per tanti anni, è stata bloccata. L'Italia non è più sola, quindi vuol dire che alzare garbatamente la voce a qualcosa porta. Ora faremo noi una proposta per non inseguire gli altri, per rendere noto all'Europa che non posiamo essere lasciati soli". Lo ha detto il vice premier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ai giornalisti in Senato.

Conte: "Business dell'immigrazione e finta solidarietà"

"Metteremo fine al business dell'immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà" ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in aula al Senato nel suo primo discorso in cui chiedeva la fiducia al suo governo. "Chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l'effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo discorso programmatico al Senato sottolineando che "un primo banco di prova del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell'immigrazione. È a tutti evidente come la gestione dei flussi migratori finora attuata ha rappresentato un fallimento: l'Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti stati membri che hanno finito per scaricare sugli stati frontalieri, ed in primo luogo sul nostro Paese, gli oneri e le difficoltà che invece avrebbero dovuto essere condivisi".

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Commenti (1)

  • Ma quale unione europea... Ognuno per sé, e gli altri fuori...

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