Mosul è quasi libera: le truppe governative riprendono il 90% dei quartieri occidentali

L'Isis è "sull'orlo della sconfitta" recitano i volantini lanciati sulla città dalla coalizione internazionale. Il drammatico racconto dei profughi usati come scudi dai miliziani

Offensiva contro l'Isis a Mosul. Foto Ansa

Le forze armate irachene hanno riconquistato quasi il 90% della parte occidentale di Mosul Ovest, strappandolo dalle mani dell’Isis, e si apprestano a riprendere la totalità della strategica località dell’Iraq settentrionale di cui da mesi controllano i quartieri orientali.

"Le aree liberate sulla riva destra del Tigri si estendono per 100 kmq, praticamente l’89,5% della sponda occidentale" ha spiegato in una conferenza stampa a Bagdad il generale Yahya Rasul, portavoce del Comando integrato delle operazioni. "I terroristi dell’Isis controllano solo 12 kmq, vale a dire il 10,5% della riva destra". 

Secondo i media iracheni, le forze della Coalizione anti-Isis avrebbero lanciato dei volantini sulla parte ovest della città, ultima roccaforte dello Stato islamico, sui quali era scritto che lo Stato Islamico è "sull'orlo della sconfitta".

Il governo iracheno, con il sostegno di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, ha lanciato il 17 ottobre del 2016 una vasta controffensiva per espellere i miliziani di al Baghdadi dalla loro roccaforte di Mosul, l’ultima in territorio iracheno. A fine gennaio - ricostruisce Askanews -, le unità governative hanno ripreso i quartieri orientali e il 19 febbraio hanno dato l’assalto alla parte occidentale, densamente popolata e che comprende la città vecchia, un dedalo di vicoli e bassi edifici che rallenta la progressione in combattimento urbano, di fronte anche alla feroce resistenza dei guerriglieri ben trincerati. E che non esitano a impiegare autobombe, 300 delle quali sono state neutralizzate da colpi di artiglieria, e utilizzare la popolazione civile come scudi umani.

Le testimonianze degli sfollati descrivono scenari da incubo. Terrore e fame stanno spingendo un crescente numero di civili iracheni nel campo di Hammam al-Alil dove emergono impressionanti racconti di orrore e di efferate violenze commesse a Mosul dai miliziani dello Stato islamico.

"Ci buttavano fuori dalle nostre case a calci e ci usavano come scudi umani” racconta questa donna. “Ci dicevano: ‘Se restate un’altra ora vi uccidiamo tutti’. Uscivano con i nostri figli e correvamo tra i colpi di mortaio che piovevano ovunque. Molti sono morti. Non pensavo che saremmo riusciti a scappare. Non avevamo più acqua. Non ho potuto lavare i miei figli per due mesi, avevano i pidocchi. Sono fuggita sulle spalle di mio figlio perché non riuscivo più a stare in piedi”.

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