Proteste in Iraq represse nel sangue, l'impatto sulla popolazione: la storia di Kadhim

La situazione negli ospedali della città, come denuncia Medici Senza Frontiere. La storia di Kadhim, 16enne autista di tuk-tuk, rimasto ferito da una bombola di gas lacrimogeno

Gli ospedali di Baghdad pullulano di feriti e contusi, vittime della durissima e violenta risposta da parte della autorità ai manifestanti scesi in piazza contro il governo, ritenuto incapace di assicurare i servizi di base, creare lavoro e sradicare la corruzione, come denuncia Medici Senza Frontiere. L'organizzazione, che è in Iraq dal 1991, riporta la testimonianza Kadhim Dhaygham, un autista di tuk-tuk di appena 16 anni, colpito a una gamba da una bombola di gas lacrimogeno.

La sera dello scorso 27 ottobre, dopo aver parcheggiato il suo tuk-tuk vicino al ponte di al-Jumhouriyah, Kadhim è stato colpito mentre attraversava la strada. Come molti dei feriti durante le recenti violenze in Iraq, Kadhim e suo fratello hanno iniziato a lavorare fin da piccoli a causa delle stesse terribili condizioni economiche che li hanno spinti a protestare.proteste in iraq foto EPA MURTAJA LATEEF-2

Proteste in Iraq foto EPA MURTAJA LATEEF

Proteste in Iraq represse nel sangue. La testimonianza di Kadhim

"L’impatto è stato così forte che, dopo aver ferito la persona di fronte a me, ha colpito la mia gamba e poi il ragazzo dietro di me. Ho cercato di rialzarmi e ho iniziato a procedere carponi finché un ragazzo non mi ha portato fino a un tuk-tuk. L’autista mi ha lasciato all’ospedale universitario di neurochirurgia, da cui mi hanno trasferito a quello di al-Kindy", racconta. Dopo aver subito un intervento chirurgico d'emergenza, gli è stato applicato un fissatore esterno per supportare l'osso in un altro ospedale e poi è stato trasferito nel Centro di riabilitazione medica di Baghdad (BMRC) di Msf, dove, racconta, i medici hanno "ridato vita" alla sua gamba grazie alla fisioterapia.

Iraq, almeno 4 morti e 108 feriti durante proteste a Baghdad

Medici Senza Frontiere in Iraq

Le équipe di MSf hanno donato a diverse strutture sanitarie della capitale forniture mediche di emergenza e hanno ampliato la capacità del Centro, per renderlo in grado di offrire servizi di fisioterapia e cure post-operatorie a un numero maggiore di pazienti. Il centro è stato aperto da Msf nel 2017, quando la guerra nel Paese stava provocando numerosi morti, feriti o mutilati. Negli ultimi mesi, da ottobre a dicembre 2019, il Centro è passato da 20 a 30 posti letto, includendo il supporto psicologico per curare l’impatto psicologico di queste ferite, come nel caso di Kadhim.

Infatti, nonostante le sue condizioni siano migliorante, il ragazzo si sente "privato di tutto" e amareggiato. Vorrebbe una vita normale, dice Msf, tra cene all'aperto con gli amici e passeggiate in tuk-tuk per la città. Ma soprattutto Kadhim, che proviene da un quartiere povero nella parte orientale della capitale, non vede l'ora di poter tornare a lavoro e aiutare così il fratello maggiore a provvedere alla sua famiglia. "Noi due abbiamo la responsabilità di supportare la nostra famiglia – dice – Siamo come un paio di gambe, se uno di noi cade, soffre anche l'altro".

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