Stop all'immigrazione negli Stati Uniti: scoppia la rivolta contro Trump

Disposte restrizioni per gli accessi negli Usa ai cittadini di Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen "per prevenire il terrorismo". E scoppiano le proteste. Un giudice federale vieta l’espulsione di chi è già arrivato

Proteste negli aeroporti statunitensi contro il decreto di Trump sui rifugiati | Ansa

Il presidente americano Donald Trump ha sospeso per decreto il programma di ammissione dei rifugiati, uno dei più ambiziosi al mondo per l'accoglienza delle vittime di conflitti, creato per legge dal Congresso nel 1980. Una settimana dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, Trump ha firmato un decreto intitolato "Proteggere la nazione contro l'ingresso di terroristi stranieri negli Stati Uniti" che prevede di bloccare per quattro mesi il programma e di congelare per tre mesi l'ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana, ossia Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

CAOS E PROTESTE - La decisione di chiudere le porte dell'America ha generato una pioggia di ricorsi legali e proteste contro quelli che vengono percepiti come abusi nei confronti degli immigrati provenienti dai Paesi islamici "messi al bando" dalla Casa Bianca. Migliaia di persone manifestano in molti aeroporti statunitensi. E ci sono già i primi verdetti: l'Iran ha deciso di impedire l'ingresso nel proprio territorio dei cittadini americani, mentre il giudice federale di New York Ann Donnelly ha emesso un’ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all’ordine esecutivo emanato dal presidente Trump.

L’ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell’ordine esecutivo sull’immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro Paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti né ha emesso un verdetto sulla costituzionalità dell’ordine esecutivo del presidente. I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l’ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un’udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle cento alle duecento persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell’ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdì pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

LE PROTESTE NEGLI AEROPORTI - L’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha sospeso temporaneamente l’arrivo di tutti i rifugiati e delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica ha anche innescato una serie di proteste davanti agli aeroporti internazionali di numerose città degli Stati Uniti. In particolare circa duemila persone, tra cui alcune celebrità, si sono riunite davanti al John F. Kennedy Airport di New York, causando anche alcuni disordini. L’agenzia che gestisce lo scalo ha tentato di ostacolare l’afflusso dei manifestanti fermando i treni che portano ai terminal, ma il governatore dello stato di New York, il democratico Andrew Cuomo, ha cancellato la misura, affermando che la gente ha il diritto di protestare. E manifestazioni ci sono state anche nel vicino aeroporto di Newark, in New Jersey, dove si sono radunate circa 120 persone con cartelli contro l’ordine esecutivo di Donald Trump.

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Anche all’aeroporto di Denver, in Colorado, i manifestanti si sono riuniti davanti al locale scalo internazionale, così come a Chicago, davanti all’aeroporto O’Hare si è radunata una piccola folla e diverse persone sono state arrestate. Simili manifestazioni si sono svolte anche a Dallas, Seattle, Portland, San Diego. A Los Angeles circa trecento persone sono entrate nel terminal dopo aver inscenato una veglia a lume di candela.

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