Raid in Libia, la base di Sigonella aspetta solo il "via" degli Usa

Le piste siciliane sono pronte a veder decollare Global Hawk e gli aerei spia U-2: i droni di ricognizione e sorveglianza sono invece già in missione di intelligence. Così l'Italia è pronta a entrare in guerra come supporto logistico

Aereo Nato atterra a Sigonella (Foto Ansa)

SIGONELLA (CATANIA) - I Reaper americani ospitati alla base di Sigonella hanno ancora i motori spenti. Sono armati e pronti al decollo, con l'obiettivo dichiarato di colpire i militanti dell'Isis a Sirte e in altri luoghi strategici della Libia. Ma al momento nessuna missione di bombardamento è stata compiuta dalla base Usa alle porte di Catania. 

IN ATTESA DEL VIA - "Non c'è stata ancora alcuna richiesta e quindi non c'è neppure un'autorizzazione", hanno confermato ad askanews autorevoli fonti della Difesa. Tutte le operazioni d'attacco - almeno sette in due giorni, secondo fonti del Pentagono - sono state compiute da navi militari statunitensi nel Mediterraneo e dalle basi americane in Giordania. 

LA BASE ITALIANA - Eppure, la base di Sigonella svolge già un ruolo strategico di primo piano nel contrasto ai jihadisti dello Stato islamico in Libia. L'attività operativa è stata autorizzata dal presidente americano Barack Obama per almeno 30 giorni. Ma la fase preparatoria è cominciata da tempo e a questa partecipano i velivoli specializzati Usa di stanza in Sicilia: i droni da ricognizione e sorveglianza Global Hawk e gli aerei spia U-2. Entrambi vengono impiegati da settimane per raccolta di informazioni e attività di intelligence, individuazione di basi e monitoraggio di obiettivi sensibili. Un'attività operativa che rappresenta una premessa indispensabile per i raid americani e che non necessita di alcuna comunicazione Usa alle autorità italiane, a differenza dell'impiego dei Reaper o di altri tipi di aerei per missioni di bombardamento. 

L'ACCORDO DI FEBBRAIO - In questo caso, secondo un accordo che risale allo scorso mese di febbraio, gli Stati uniti dovranno avanzare una richiesta formale al governo italiano, che "di caso in caso" dovrà dare la sua autorizzazione. Un consenso che Roma ha già detto di non voler negare, come confermato in passato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti - che oggi in question time alla Camera chiarirà il ruolo italiano - e, ancora ieri, dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. L'Italia ha espresso pieno sostegno all'intervento Usa, volto "a contribuire a ristabilire la pace e la sicurezza in Libia", e il ministro Gentiloni ha dichiarato che il governo è pronto a "valutare" eventuali richieste di utilizzo di basi militari da parte di Washington. 

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