THIS IS NOT PARADISE - Il difficile equilibrio tra le strade di Beirut

Questo è il diario di un gruppo di film-makers al lavoro per un documentario: "This is not paradise". E' il racconto delle tragiche condizioni in cui vivono le migranti domestiche provenienti soprattutto da Filippine, Nepal, Sri Lanka, Etiopia ed Eritrea. Lisa Tormena, Gaia Vianello, Marco Bacchi e Matteo Lolletti racconteranno, passo per passo, la nascita del loro film, le problematiche che troveranno sulla loro strada, gli incontri che faranno

Dopo qualche giorno le strade di Beirut sembrano diventare più familiari, sembrano non nascondere più tutti quei segreti e quei misteri. Poi svolti un angolo o attraversi una strada e tutto torna nuovo e affascinante, inconsueto e indecifrabile: da Gemmayzeh e dai suoi innumerevoli locali e ristoranti ci si sposta velocemente lungo le strade caotiche e trafficate di Hamra che ti portano ai nuovi e imponenti palazzi di Downtown, ricostruiti sulle macerie del vecchio quartiere centrale distrutto dalla guerra civile e che cercano di legare la città al suo passato (quantomeno quello architettonico) ma che in realtà ne danno un'immagine artefatta e posticcia. 

E forse è questo che lega i mille volti e le mille espressioni di Beirut, una città in cui tutto sembra essere legato da un filo sottile, da un equilibrio difficile da spiegare e da interpretare, forse è proprio il rapporto con il passato - o la voglia di sfuggire ad esso e da esso - la chiave di lettura per comprendere, almeno in parte, la natura di quei legami che appaiono così labili. 

THIS IS NOT PARADISE #1 - LE STRADE DI BEIRUT

La voglia di dimenticare quel passato, di cui anche i più giovani non possono non aver memoria, da cui gli abitanti di Beirut hanno scelto di fuggire cercando la velocità e la verticalità: la velocità dei nuovi e potenti suv che cercano di sfrecciare lungo le strade congestionate dal traffico, che fanno a pugni con le vecchie e arrugginite auto che si spintonato, a colpi di clacson, per guadagnarsi ogni centimetro libero di strada che, immancabilmente, ti regala un ingorgo che solo il più preciso a valutare i centimetri può vincere. 

La verticalità degli innumerevoli palazzi che negli ultimi anni sono sorti, e dei nuovi, che sorgono e sorgeranno nei prossimi, suggeriti dalle gru che si stagliano a spezzare l'orizzonte, che nascondono la luce del sole alle vecchie e pericolanti case che, invece di venire recuperate, lasceranno il posto ad altre gru e ad altri cantieri, come vittime sacrificali e sacrificabili alla fuga. Palazzi che sembrano non possedere i piani più bassi, vuoti, o più probabilmente le associazioni e le persone che ci ricevono hanno i loro uffici solo a quelli più alti. 

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E allora è da lassù che comincia il nostro racconto, come ricomincia la vita di Beirut, è lassù che abbiamo cominciato a raccontare la nostra storia, dove abbiamo incontrato i primi rappresentanti delle associazioni che lavorano per dare una speranza a chi l'ha persa, dove abbiamo conosciuto Rahel, regista etiope che della sua storia ha deciso di fare un film, e che noi vi racconteremo.

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