Trovato il corpo di Santiago, "l'ultimo desaparecido": l'Argentina in piazza

L'attivista Santiago Maldonado era stato visto l'ultima volta mesi fa in Patagonia. L'Argentina scende in piazza per chiedere giustizia. E domani si vota per le legislative. Il caso di Santiago ha fatto ripiombare l'Argentina in un incubo che sembrava appartenere solo ai libri di storia: l'inenarrabile tragedia dei 30mila desaparecidos

Ansa

Il caso di Santiago Maldonado ha fatto ripiombare l'Argentina in un incubo che sembrava appartenere solo ai libri di storia: l'inenarrabile tragedia dei 30mila desaparecidos, un'intera generazione di giovani uomini e giovani donne uccisi durante la ditattura militare degli anni '70. Ora il ritrovamento del cadavere dell'attivista, scomparso da oltre due mesi, potrebbe decidere l'esito delle elezioni legislative di metà mandato in programma domani in Argentina e considerate vitali dal presidente di centro-destra Mauricio Macri per portare avanti il suo programma di austerità. Domani gli argentini saranno chiamati alle urne per rinnovare metà deputati e un terzo del Senato.

Chi era Santiago Maldonado

Santiago Maldonado, tatuatore, attivista, 28 anni, era stato visto l'ultima volta il 1 agosto scorso in Patagonia, mentre veniva arrestato dalla polizia paramilitare intervenuta per disperdere una marcia di protesta del gruppo indigeno Mapuche. I Mapuche rivendicano da anni le terre acquistate da Luciano Benetton, proprietario di 900.000 ettari di terreno in Patagonia. Il cadavere di Maldonado è stato ritrovato mercoledì scorso in un fiume nel Sud dell'Argentina e la sua famiglia lo ha riconosciuto ieri, a due giorni dal voto. In un Paese segnato dalla repressione della dittatura militare (1976-1983) e da oltre 30.000 desaparesidos, la scomparsa del giovane ha suscitato forte indignazione.

Una volta confermata la notizia che si trattava di Maldonado, decine di persone si sono radunate davanti all'ufficio di medicina legale, dove hanno acceso candele e lasciato fiori e messaggi per la famiglia; i partiti di sinistra si sono ritrovati nella principale piazza della capitale, Plaza de Mayo, per chiedere giustizia, mentre sui social media l'hashtag "Es Santiago" è stato uno dei più usati.

Dure accuse al governo

Macri ha cercato di sedare la rabbia contro il suo governo, accusato di aver gestito male la vicenda, telefonando alla famiglia dell'attivista, ma il suo tentativo si è rivelato controproducente. "Mauricio Macri è un ipocrita, chiamare mia madre due giorni prima delle elezioni", ha detto il fratello maggiore di Maldonado, Sergio, in un'intervista televisiva nel corso della quale ha accusato le autorità di aver ostacolare le indagini sulla scomparsa del fratello e di non aver contattato prima la famiglia.

Il governo di Macri aveva inizialmente cercato di addebitare agli attivisti Mapuche la scomparsa di Maldonado: il ministro per la Sicurezza, Patricia Bullrich, è stato quello più preso di mira dall'opinione pubblica per aver subito cercato di accusare i manifestanti della scomparsa e poi per aver consentito che le indagini venissero affidate alla stessa forza di sicurezza intervenuta durante la protesta.

La tensione per la vicenda è tanto alta nel Paese che i principali partiti politici avevano immediatamente sospeso la campagna elettorale dopo il ritrovamento del corpo. Anche Diego Diego Maradona aveva puntato il dito contro il presidente per la scomparsa di Maldonado, registrando un breve filmato diventato subito virale il mese scorso in cui affermava: "Macri, libera Maldonado!". 

Le elezioni in Argentina

Stando a un sondaggio apparso giovedì scorso sul quotidiano Clarin, la vicenda Maldonado peserà sul voto a discapito del governo che invece conta su queste consultazioni per rafforzare la propria maggioranza e proseguire le riforme avviate finora. Al potere dal dicembre 2015, la coalizione di centro-destra ha infatti potuto contare solo su 87 deputati su 254 e 15 senatori su 72, ma è riuscita a governare dando vita ad alleanze su punti programmatici.

"Siamo all'inizio di un lungo cammino", ha detto in un comizio il presidente, molto attivo durante la campagna elettorale, facendo riferimento alle dolorose riforme economiche adottate dall'inizio del mandato. La crescita economica è ripartita nel Paese e potrebbe toccare il 3% in 2017, dopo una recessione di oltre il 2% nel 2016. Per l'economista Hector Rubini "queste elezioni sono cruciali per il medio e lungo termine: l'Argentina è ancora percepita come un paese a rischio, perché deve ancora fare delle riforme per offrire maggiori garanzie agli investitori stranieri". Una vittoria netta della coalizione al potere potrebbe rassicurare le aziende straniere, anche riguardo a un possibile ritorno dell'ex presidente Cristina Kirchner.

Kirchner, una delle voci più critiche di Macri, è infatti in corsa per un seggio in Senato, nonostante le inchieste per corruzione che la vedono protagonista. La 64enne ha dominato la vita politica argentina per anni, prima al fianco del marito Nestor, quindi alla guida del Paese per 12 anni, prima di lasciare nel 2015. Un seggio al Senato le risparmiarebbe il carcere in caso di condanna, ma secondo i suoi sostenitori le potrebbe anche aprire il cammino alle presidenziali del 2019.

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Il comunicato della famiglia di Santiago

Il corpo trovato nel RÍo Chubut è quello di Santiago. L’incertezza sulla sua fine è terminata. Il calvario che per la nostra famiglia è iniziato il giorno stesso in cui abbiamo saputo della sua sparizione non terminerà fino a quando sarà fatta Giustizia. Possiamo dire davvero poco sui nostri sentimenti davanti alla conferma dell’identità di Santiago: questo dolore non conosce parole.

Le circostanze del ritrovamento del corpo ci fanno venire molti dubbi. Crediamo sia il momento di procedere con fermezza nelle indagini e di lasciar lavorare senza pressioni il Giudice Lleral. Dobbiamo sapere cos’è successo a Santiago e chi sono i responsabili della sua morte. Tutti. Non solo quelli che gli hanno tolto la vita ma anche quelli che, per le loro azioni o omissioni, hanno collaborato nell’occultamento e hanno pregiudicato il processo di ricerca. Eravamo nel giusto a protestare per la inazione, l’inefficacia e la parzialità del precedente giudice nell’iter della causa. Continua a risultarci inspiegabile il rifiuto del Governo Nazionale dinanzi alla proposta di collaborazione di esperti dell’ONU, di comprovata esperienza internazionale. Nessuno potrà toglierci dalla testa che si sarebbe potuto fare molto di più e molto prima.

Ai mezzi di comunicazione, alle organizzazioni sociali, dei diritti umani, di categoria, alle persone che ci hanno accompagnato nelle marce per Santiago, chiediamo che continuino a rivendicare Giustizia, con più forza che mai e in pace. Alle forze politiche, che facciano il maggior sforzo possibileper appoggiare e garantire tutte le azioni che ci aiutino a trovare la Verità e a ottenere Giustizia. La morte di Santiago non deve essere motivo di divisioni o di battaglie interessate. Nessuno può accampare diritti sul dolore di questa famiglia, per la quale chiediamo rispetto.

Per Santiago, per noi.

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