Siria, allo scadere dell'ultimatum non si placano le violenze

La comunità internazionale teme che Assad non rispetti gli impegni presi, e mentre gli scontri si allargano alla frontiera turca e libanese, Ankara minaccia di adottare "misure supplementari"

Continuano le violenze in Siria a poche ore dall’ultimatum per l'attuazione del piano di pace. Questa nuova escalation fa temere che Bashar al Assad non abbia intenzione di rispettare l’impegno preso con Kofi Annan, inviato speciale delle Nazioni Unite. Secondo quanto riporta Euronews, solo ieri sarebbero state uccise 150 persone, la maggior parte delle quali civili.

Oggi sarebbe dovuto iniziare il ritiro delle truppe dalle città, per poi poter arrivare ad un completo cessate il fuoco entro giovedì. Già domenica si era assistito ad un peggioramento dei rapporti diplomatici, quando Damasco aveva chiesto che i ribelli si impegnassero con un documento scritto a rispettare il cessate il fuoco e il ritiro dalle città. Il timore di Assad era infatti che gli insorti potessero approfittare del piano di pace per guadagnare terreno. Damasco avrebbe comunque iniziato a ritirare alcune truppe, come dichiarato dal ministro degli Esteri e riportato dall'agenzia di stampa Reuters.


Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon ha chiesto alla Siria di “terminare immediatamente ogni azione militare contro i civili e di rispettare gli impegni presi”. Allo stesso modo Washington, come riporta la Bbc, ha affermato che “non ci sono segni che lascino pensare che il regime di Assad voglia rispettare gli impegni”. Come riporta il Washington Post, il governo americano a questo punto spera che gli alleati della Siria, cioè Russia, Cina e Iran, facciano pressioni su Damasco affinchè cessino le violenze.


A peggiorare la situazione ci sono gli scontri avvenuti lungo la frontiera turca, dove da giorni migliaia di persone cercano di superare il confine per sfuggire alle violenze. Ieri l’esercito siriano ha aperto il fuoco contro coloro che stavano cercando di rifugiarsi in Turchia, vicino alla città di Kilis, uccidendo due persone e ferendone quindici. È la prima volta che avviene un incidente di questo tipo, e  il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di adottare delle “misure supplementari” se gli scontri non termineranno oggi, come fissato dal piano di pace in sei punti dell’Onu proposto da Annan e accettato da Assad meno di un mese fa.

In meno di una settimana sono 4mila i siriani che si sono rifugiati in Turchia e al momento i profughi presenti nei campi della Croce Rossa sarebbero 25mila, come scrive il quotidiano francese Le Figaro, tanto che Ankara starebbe pensando a istituire un cordone umanitario lungo la frontiera. Anche al confine con il Libano sono stati registrati degli scontri, durante i quali ha perso la vita un cameraman.


A più di un anno dall’inizio del conflitto sono 9mila le persone che hanno perso la vita, secondo i dati forniti dall’Onu. A questi vanno aggiunti i 2mila morti tra le forze dell’ordine, come ha riferito il governo di Damasco.
 

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