lunedì, 22 settembre

Siria, attesa nelle prossime 48 ore una delegazione Onu nel Paese

Continuano gli scontri mentre la diplomazia internazionale si prepara per il cessate il fuoco, ma Stati Uniti e Turchia criticano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Giulia Sabella 4 aprile 2012

In Siria si continua a morire e a combattere, mentre nelle prossime 48 ore è attesa nel Paese una delegazione dell’Onu. Lo ha annunciato il portavoce di Kofi Annan, Ahmad Fawzi, di fronte ai giornalisti riuniti a Ginevra. Il compito della missione sarà quello di preparare il terreno per i 250 osservatori che dovranno monitorare lo stato del cessate il fuoco, secondo quanto stabilito dal piano di pace in sei punti presentato la scorsa settimana da Annan, inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, e accettato da Bashar al Assad. Il presidente siriano avrà tempo fino al 10 aprile per ritrare l’artiglieria pesante dalle città e mettere a tacere le armi. L’ambasciatore siriano all’Onu aveva inoltre chiesto che simili condizioni venissero poste anche ai ribelli.


Anche il presidente della Croce Rossa Internazionale, Jakob Kellenberger, era volato a Damasco per chiedere al governo due ore di cessate il fuoco quotidiane, in modo da poter curare i feriti e portare gli aiuti necessari alla popolazione civile, come riporta Euronews.   


La diplomazia internazionale continua però a mostrare scetticismo. L’ambasciatrice americana all’Onu, Susan Rice, ha parlato di una “vergognosa divisione” del Consiglio di sicurezza circa la questione siriana. Le ha fatto eco il primo ministro turco Tayyp Erdogan. “Non prendendo una decisione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha indirettamente appoggiato l’oppressione”, stare fermi “mentre ogni giorno il popolo siriano muore è appoggiare l’oppressione”, ha dichiarato il leader dell’Akp come riportato da Al Jazeera.
Ma intanto in Siria continuano i combattimenti, e sarebbero almeno 150 le persone morte negli ultimi quattro giorni negli scontri che da oltre un anno stanno incendiando il Paese.  
 

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