Siria, l'Onu non condanna il raid e gli Usa minacciano ancora

Bocciata la richiesta di condanna della Russia, gli States fanno la voce grossa: “Agiremo ancora”

Le macerie del Scientific Research Center dopo il bombardamento (FOTO ANSA)

La pioggia di missili inviata sulla Siria da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna potrebbe ripetersi: è la minaccia tutt'altro che velato che arriva dagli Usa, attraverso l'ambasciatore americano all’Onu, Nikki Hale: “Abbiamo ancora il colpo in canna”. Il raid contro il presunto arsenale chimico di Assad è da considerarsi concluso, ma in caso di nuovi attacchi con armi proibite, Washington è “pronta” a intervenire ancora.  Una durissima presa di posizione, quella annunciata dalla diplomatica statunitense, durante un Consiglio di sicurezza carico di tensione anche per la denuncia, altrettanto ferma, di Mosca, che ha definito l’iniziativa di Stati uniti, Francia e Gran Bretagna “un’aggressione” inaccettabile e illegale. 

Bocciata la richiesta della Russia

E così, dopo le bombe e gli appelli alla moderazione, le prime prove di dialogo sono finite in un sostanziale fallimento, certificando una certa distanza tra le posizioni, un ostacolo alla necessità individuata dal presidente francese Emmanuel Macron di riconsegnare “nell’unità” alle Nazioni unite “l’iniziativa sul piano politico, chimico e umanitario”. Il Consiglio ha respinto la richiesta russa di condannare gli attacchi. La bozza presentata da Mosca ha ottenuto solo tre voti, molto al di sotto dei nove richiesti per l’adozione. Otto paesi hanno votato contro e quattro si sono astenuti. 

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La Russia aveva chiesto al Consiglio Onu di votare, a conclusione dei colloqui, la sua proposta di risoluzione. Il testo russo denunciava i raid occidentali, compiuti poche ore prima dell’inizio della missione in Siria da parte dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), allo scopo di raccogliere prove sui presunti attacchi chimici del 7 aprile a Duma, e chiedeva la fine “immediata” della “aggressione” contro la Siria. 

Tocca alla Francia

Ora sarà la Francia a presentare al più presto una propria bozza per uscire dall’impasse siriana. Ad annunciare l’iniziativa è stato l’ambasciatore francese al Palazzo di Vetro, François Delattre. “Presenteremo una bozza di risoluzione il prima possibile con i nostri partner britannici e americani”, ha affermato. Secondo una fonte diplomatica, Parigi chiederebbe in particolare la creazione di un meccanismo d’inchiesta sull’uso di armi chimiche, l’immediato accesso umanitario illimitato in Siria e una nuova dinamica per il processo di pace a Ginevra sotto l’egida dell’Onu. 

Missili sulla Siria, le reazioni della politica italiana

Colloqui a Londra

Oggi Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti dovrebbero avere dei colloqui a Londra per concordare le loro ulteriori azioni riguardo alla situazione in Siria, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, che ieri ha avuto anche una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina Angelino Alfano. I due ministri, in particolare, hanno ribadito il comune impegno a sostenere il processo negoziale sotto l’egida dell’inviato Onu Staffan de Mistura, auspicando la collaborazione di tutti gli attori internazionali e regionali coinvolti per prevenire un’escalation.

Perché Usa, Francia e Gran Bretagna hanno attaccato la Siria

La Nato sostiene l'attacco

Durante una riunione d’emergenza  al quartier generale dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles, gli ambasciatori degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia hanno informato i loro colleghi dei paesi alleati della Nato sulle modalità e sui risultati dell’attacco missilistico della notte scorsa contro le basi in Siria da cui ritengono che sia partito l’attacco con armi chimiche del 7 aprile scorso contro il quartiere di Duma, la roccaforte dei ribelli siriani. “Tutti gli alleati hanno dato il loro sostegno” all’attacco missilistico, dopo aver preso atto del “significativo corpus di informazioni” fornito da Usa, Regno Unito e Francia sulla responsabilità del regime siriano nell’uso delle armi chimiche, ha riferito il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante una conferenza stampa al termine della riunione degli ambasciatori.

"Il regime siriano ha usato le armi chimiche"

L’attacco chimico, ha spiegato il segretario generale della Nato, “è avvenuto in un luogo in cui operano i militari siriani e russi”, e il fatto che “il regime siriano ha usato armi chimiche altre volte in passato” è “una conferma” che sono state usate anche questa volta e “ha dato il quadro che ci ha portato a sostenere l’azione” dei tre alleati. “L’uso di armi chimiche non può restare impunito”, ha detto Stoltenberg, aggiungendo che “i responsabili devono risponderne”. L’attacco chimico del 7 aprile a Duma, ha continuato, “ha ucciso un gran numero di bambini, donne e uomini”. Secondo Stoltenberg, “non c’era alcuna alternativa pratica” all’attacco dei tre alleati, che è stato “misurato, proprozionato e mirato”, e ha colpito “solo le strutture utilizzate per le armi chimiche”, come “deterrente nei confronti di ulteriori attacchi” con queste armi, e riuscendo “in modo molto efficace” a “degradare le capacità del regime siriano” di fabricarle e usarle.

“Se fossimo rimasti silenti e avessimo accettato l’uso delle armi chimiche avremmo compromesso la soluzione” del conflitto in Siria, ha detto ancora il segretario generale della Nato rispondendo a chi chiedeva se ora non ci sia il pericolo di una ulteriore escalation. “Non c’è una soluzione militare al conflitto in Siria, ma sarebbe pericoloso se la comunità internazionale accettasse l’uso di armi chimiche, ha concluso Stoltenberg.

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