Siria, Putin accusa i ribelli e avverte Obama: "Inaccettabile attacco senza ok dell'Onu"

Emergono intanto i primi dettagli sulla proposta russa per lo smantellamento dell'arsenale chimico del regime

Sono stati i ribelli siriani - e non l'esercito del regime di Bashar al Assad - a utilizzare le armi chimiche lo scorso 21 agosto alla periferia di Damasco, per scatenare una reazione militare degli Stati Uniti. E' l'accusa lanciata dal presidente russo Vladimir Putin, in un editoriale pubblicato dal New York Times. "Ci sono tutte le ragioni di credere che (il gas tossico) è stato utilizzato non dall'esercito siriano, ma dalle forze di opposizione, per scatenare un intervento dei loro potenti sostenitori stranieri, che si schiererebbero dalla stessa parte dei fondamentalisti", ha affermato il presidente della Russia.

Gli Stati Uniti devono "cogliere l'occasione della volontà" della Siria di smantellare il suo arsenale di armi chimiche, come proposto da Mosca, ha sempre affermato Putin sul quotidiano newyorchese. Gli Stati Uniti, la Russia e tutti i membri della comunità internazionale devono cogliere l'occasione della volontà del governo siriano di mettere il suo arsenale chimico sotto controllo internazionale perchè sia in seguito distrutto".

Sempre sul New York Times Putin ha sostenuto che l'uso della forza in Siria fuori dal quadro delle Nazioni Unite "costituirebbe un atto d'aggressione", che potrebbe innescare una "nuova ondata di terrorismo" e "destabilizzerebbe il Medio Oriente". La forza al di fuori della legittima difesa o di una decisione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu è "inaccettabile secondo la carte delle Nazioni Unite e costituirebbe un atto di aggressione", ha scritto Putin, dopo che Washington ha per il momento rinviato i propositi di intervento militare contro Damasco per esminare una nuova iniziativa russa di smantellamento dell'arsenale chimico siriano.

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I DETTAGLI DELLA PROPOSTA RUSSA

Il piano di controllo delle armi chimiche in Siria, consegnato dalla Russia agli Stati Uniti, sarà articolato in quattro fasi. Lo ha riportato il quotidiano russo Kommersant, che ha scritto che la prima sarà l'adesione di Damasco all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Secondo il quotidiano, questo piano dettagliato è stato consegnato due giorni fa agli americani. Mosca ha annunciato ieri di averlo trasmesso a Washington. La prima fase del piano prevede l'adesione di Damasco all'Opac, ha precisato una fonte diplomatica a Kommersant. La Siria dovrà in seguito rivelare la localizzazione del suo arsenale di armi chimiche e il luogo della loro produzione. La terza tappa consiste nell'autorizzare gli ispettori dell'Opac a entrare in territorio siriano per esaminarle. Infine, l'ultima tappa consisterà nel decidere - in collaborazione con gli ispettori - il modo in cui sarà necessario distruggere queste armi. Kommersant ha precisato che non è ancora stato deciso chi si incaricherà della distruzione delle armi.

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LA DIPLOMAZIA

E' atteso per oggi a Ginevra l'incontro sulla crisi siriana tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il minsistro degli esteri russo Sergei Lavrov. Al summit è stata annunciata anche la presenza di Lakhdar Brahimi l'inviato della Lega araba e delle Nazioni Unite.Con il segretario di stato e il ministro degli Esteri russo ci saranno inoltre esperti in armamenti statunitensi. Nell'agenda dei colloqui - che potrebbero protrarsi fino a sabato - il piano di Mosca per il trasferimento sotto il controllo internazionale delle armi chimiche siriane.

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I RIBELLI

L'Esercito siriano libero ha respinto con forza la proposta russa che prevede di collocare sotto il controllo della comunità internazionale il suo arsenale di armi chimiche. Lo ha affermato il capo dell'organizzazione, il generale Selim Idriss, in un comunicato letto su YouTube. "L'Esercito siriano libero annuncia di respingere categoricamente l'iniziativa russa che prevede di collocare le armi chimiche sotto controllo internazionale", ha dichiarato il leader militare dei ribelli.

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