THIS IS NOT PARADISE - La storia di Rahel

Questo è il diario di un gruppo di film-makers al lavoro per un documentario: "This is not paradise". E' il racconto delle tragiche condizioni in cui vivono le migranti domestiche provenienti soprattutto da Filippine, Nepal, Sri Lanka, Etiopia ed Eritrea. Lisa Tormena, Gaia Vianello, Marco Bacchi e Matteo Lolletti racconteranno, passo per passo, la nascita del loro film, le problematiche che troveranno sulla loro strada, gli incontri che faranno

Rahel Zegeye ha 34 anni e le mani consumate dal lavoro. E’ arrivata in Libano dall’Etiopia 14 anni fa e i suoi occhi ci raccontano un misto di timidezza e determinazione. La incontriamo al settimo piano di un centro studi teologico, adibito per l’occasione a set per le prove di recitazione del suo nuovo film, il secondo, che ancora una volta racconta le difficili condizioni in cui si trovano a vivere le giovani etiopi che cercano fortuna in Libano.
Amin, un giovane libanese che studia giornalismo e milita nell’associazione Migrant Workers Task Force, ci aiuta con la traduzione dall’arabo all’inglese.

THIS IS NOT PARADISE #1 - LE STRADE DI BEIRUT

“Nella prima famiglia dove ho prestato servizio - ci racconta Rahel dopo qualche tentennamento - ho vissuto per sei anni in condizioni veramente difficili. “Ero appena arrivata e non sapevo bene come funzionavano le cose, quali fossero le mie responsabilità e soprattutto i miei diritti. Ero costretta a lavorare dalla mattina alla sera e c’erano volte in cui la madame (la donna di casa e datrice di lavoro, ndr) invitava a cena anche venti persone. Arrivavano all’improvviso e io, stanchissima, dovevo cucinare per tutti anche fino a mezzanotte. Non dormivo mai più di sei ore, alle volte solo quattro”. E lamentarsi spesso significa essere picchiate. Nel 2006 scoppia la guerra tra Libano e Israele. Beirut è sotto i bombardamenti e le famiglie libanesi che se lo possono permettere scappano in montagna dove, spesso, hanno una casa che d’estate usano per le vacanze. E’ quello che fa anche la famiglia in cui Rahel presta servizio. Scappa, ma non vuole portarla con sé. Per interrompere il contratto di lavoro e lasciarla a Beirut c’è un sistema molto veloce e diffuso: accusare la lavoratrice domestica di un reato punibile per legge. Rahel viene denunciata per furto e arrestata.

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THIS IS NOT PARADISE #2 - IL DIFFICILE EQUILIBRIO

La Kafala, il sistema che regola i flussi migratori in Libano, prevede che il diritto a rimanere nel Paese sia direttamente legato ad uno sponsor, un datore di lavoro, che diventa anche il tutore legale del lavoratore stesso dentro e fuori casa. Non è raro che la famiglia detenga il passaporto della migrante, che non le permetta di uscire da sola - con la scusa di volerla proteggere - che si permetta di maltrattarla e farla vivere in condizioni umilianti, con orari di lavoro massacranti, cibo insufficiente (e spesso si tratta dei resti della famiglia) e senza contatti esterni. Non c’è scelta: se si fugge, anche dopo pesanti violenze, si perde automaticamente il permesso di soggiorno. E la clandestinità viene punita con l’arresto e il rimpatrio nel Paese d’origine.
Rahel, molto timida ma determinata, è stata fortunata: non c’erano prove della sua colpevolezza e dopo sei giorni passati in una guardiola è stata rilasciata. Un’amica le ha trovato una nuova sistemazione a casa di un anziano signore libanese, che l’ha accolta nella sua casa e di cui si prende cura da circa sei anni. Ha tempo libero, viene trattata umanamente e riesce a dedicarsi alla sua passione per il cinema. Una storia positiva in mezzo a tante vicende che non trovano un lieto fine.

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