La Turchia dichiara guerra ai curdi: "Tensione altissima"

Numerose sedi del Partito Democratico dei Popoli (Hdp) sono state prese d'assalto. Gli scontri sono all'ordine del giorno e mentre il premier Davutoglu invita alla calma c'è chi punta il dito contro il governo: "Fomenta le violenze"

Altissima la tensione in Turchia, dove oramai sono all'ordine del giorno gli attacchi alle sedi del partito Democratico dei Popoli (Hdp). L'obiettivo di tanta violenza è la comunità curda, contro cui sono state organizzate manifestazioni e proteste da parte dei nazionalisti. C'è chi afferma con sicurezza che dietro di loro ci sia proporio il governo e questo non fa altro che aumentare la tensione.

IL BILANCIO - Secondo l'ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) in Turchia 315 sedi del Hdp (compresa quella centrale di Ankara) sono stati incendiate, 35 persone sono state linciate, 15 sono state ferite e 19 rappresentanti politici curdi sono stati fermati dalla polizia, in 180 zone è stato dichiarato lo stato di emergenza. A Cizre, nella provincia di Sirnak, da 6 giorni la polizia impedisce alla gente di uscire di casa, lasciando la città isolata, senza cibo né elettricità. Ma chi ha preso di mira la comunità curda? "Sono gruppi di ultranazionalisti fascisti e razzisti turchi, coordinati e fomentati dal presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan e dal suo partito. Quella curda è l'unica forza politica in grado di opporsi al suo progetto di dittatura con un'alternativa già messa in pratica. Questi attacchi vogliono impedire ai curdi di andare alle urne per le elezioni anticipate del primo novembre, creando un clima di terrore" spiegano dall'Uiki. 

Dove si trova Cizre

Nelle ultime elezioni politiche in Turchia qualcosa è cambiato: il Partito Democratico dei Popoli (Hdp) ha superato la soglia di sbarramento del 10% e per la prima volta è entrato in parlamento. Così il partito di Erdogan non ha ottenuto la maggioranza per formare il governo: "Erdogan ha posto fine al processo di pace, rompendo il cessate il fuoco che durava da due anni, attaccando le basi del Pkk sui monti, bombardando villaggi di civili, arrestando, torturando e uccidendo migliaia di persone nelle città curde" spiegano dall'Uiki. 

VIDEO: L'ATTACCO ALLA SEDE DEL HDP

La comunità curda l'abbiamo vista impegnata sul confine con la Siria combattere faccia a faccia l'Isis: "Abbiamo costruito barricate e imbracciato i fucili per difenderci dagli attacchi, come a Kobane. Ma la sproporzione di mezzi è enorme. Ma tutto ciò va contro la volontà della società civile: sia turchi che curdi dichiarano di volere la pace". 

Ad Ankara ci sono state manifestazioni contro la comunità curda e il Partito democratico dei popoli. Il leader Selahattin Demirtas ha fatto appello a non raccogliere le provocazioni e a praticare l’autodifesa gli attacchi: "Quello che sta accadendo non è un processo ordinario, non è basato su coincidenze. È un processo turbolento che porterà a maggiori fratture e cambiamenti sia nel nostro paese che in Medio Oriente. Il bagno di sangue e le morti continuano". Lui stesso ha definito tutta questa situazione una vera e propria guerra contro la comunità curda, che ha preso avvio dal Presidente Recep Tayyip Erdoğan e il Primo Ministro Ahmet Davutoğlu. Senza mezzi termini ha specificato che dietro quelle violenze "non c'è nessun governo, perché il governo è già caduto". Man mano che il giorno delle elezioni si avvicina, la tensione continua a salire: "Le urne saranno militarizzate e c'è l’alto rischio di numerose vittime e di brogli elettorali. Se il popolo turco non si sveglierà e non scenderà per le strade contro la dittatura e la violenza di Erdogan perderà una grande occasione. Ma è necessario il sostegno della comunità internazionale per fermare al più presto il massacro" concludono dall'Uiki. 

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