La Russia sta installando missili in Crimea e preoccupa la Nato

La Russia sta dislocando in Crimea sofisticati sistemi missilistici mentre cresce la tensione internazionale: ecco come è iniziata la crisi tra Mosca e Kiev e quali rischi comporta

La Russia intende aprire una stazione radar in Crimea in grado di tracciare missili balistici e da crociera a lunga distanza: sarà posizionato vicino a Sebastopoli, base della Flotta russa del Mar Nero. È solo l'ultima tappa della complessa crisi Ucraina iniziata con l'annessione unilaterale della penisola di Crimea da parte della Russia nel 2014 a scapito dell'Ucraina.  

Solo ieri il ministero della difesa russo ha anticipato il dislocamento entro fine anno in Crimea dei sofisticati sistemi di missili per la difesa aerea S-400 mentre con la recrudescenza delle tensioni tra Ucraina e Russia ha toccato nuovi apici dopo la crisi del mar d'Azov con il sequestro di una flottiglia ucraina da parte della marina di Mosca. 

Il presidente statunitense Donald Trump in due tweet scritti a bordo dell'Air Force One ha cancellato l'incontro con il presidente russo Vladimir Putin che si sarebbe dovuto tenere a margine del G20.

"Dato che le navi e i marinai non sono stati restituiti all'Ucraina dalla Russia, ho deciso che sarebbe meglio per tutte le parti coinvolte di cancellare il mio incontro precedentemente fissato in Argentina con il presidente Vladimir Putin. Sarò felice di avere nuovamente un significativo Summit una volta che la situazione sarà risolta".

Intanto un numero imprecisato di militari ucraini arrestati dopo essere stati fermati nel Mare di Azov sono stati trasferiti nel carcere di Lefortovo di Mosca. Nei giorni scorsi tribunali di Simferopoli e Kerch hanno confermato l'arresto per due mesi dei 24 militari della marina ucraina.

In Ucraina è in vigore la legge marziale

In Ucraina è entrata in vigore da mercoledì 28 novembre la legge marziale: in dieci delle 27 regioni ucraine sarà consentito l'ingresso in Crimea solamente ai cittadini ucraini. Fino a ieri formalmente tutti avevano il diritto di entrare in Crimea via terra, ma ai non ucraini era richiesta una autorizzazione e un complesso processo burocratico. Chi invece arriva in Crimea in aereo dalla Russia, o attraversando il nuovo ponte sullo Stretto di Kerch, non può entrare in Ucraina per almeno tre anni.

Il Presidente Petro Poroshenko ha accusato Vladimir Putin di considerarsi come "imperatore russo" e l'Ucraina come "una colonia" di Mosca.

"Non c'è bisogno di precipitarsi nei negozi per acquistare fiammiferi e sale. Non ci saranno restrizioni sui prelievi di contanti, sulle operazioni di cambio, i viaggi all'estero per gli ucraini. Per i russi, saranno introdotte tali restrizioni. E penso che siano giustificate".

Sanzioni e Nato: il rischio di una escalation

Poroshenko ha anche chiesto ai paesi europei di fare passi attivi, incluso l'inasprimento delle sanzioni contro Mosca e misure di protezione militare contro la Russia.

"Auspichiamo che i paesi della Nato siano pronti a inviare unità navali nel Mare di Azov per sostenere l'Ucraina e fornire sicurezza".

La genesi della crisi tra Russia e Ucraina

La Crimea dal 1954 faceva parte dell’Ucraina ed è stata annessa dalla Russia tra febbraio e marzo 2014, subito dopo la Rivoluzione ucraina che aveva cacciato il presidente filo-russo Viktor Yanukovich.

A scatenare le proteste, in origine, era stata la decisione di Yanukovich di interrompere i negoziati in corso con la Ue che stavano portando Kiev ad avvicinarsi a Bruxelles. Il 27 febbraio truppe russe presero il controllo del Parlamento della Crimea e dei siti strategici della penisola, consentendo la nascita di un’amministrazione filo-russa della regione guidata da Sergey Valeryevich Aksyonov.

Il 16 marzo, mentre la Crimea era dunque occupata, si è tenuto un referendum dove i “sì all'annessione” hanno vinto con quasi il 97% dei voti. Tornando sui libri di storia anche l’annessione dell’Austria alla Germania nazista fu approvata con un referendum il 10 aprile 1938, quando il paese era occupato dalle truppe di Hitler già da un mese.

Crimea, sanzioni di Stati Uniti ed Europa contro la Russia 

Al di là della posizione del Cremlino che considera alcuni territori storicamente ucraini due nuove province all’interno della Federazione Russa, diverse organizzazioni internazionali hanno condannato l’annessione della Crimea. Ricordiamo che proprio da qui nascono le famose sanzioni verso la Russia, contestate dalla Lega, e che tanto pesano anche sull'economia italiana

Coldiretti ha calcolato in 3 miliardi di euro l'anno gli introiti persi dopo l'embargo deciso da Putin come ritorsione alle misure attivate dall'Occidente.

L'Unione europea ha imposto sanzioni riguardanti gli scambi con la Russia in settori economici specifici. Le sanzioni economiche limitano l'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'Ue da parte di alcune banche e società russe e impongono il divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi. Le sanzioni stabiliscono inoltre il divieto di esportazione dei beni a duplice uso per scopi militari o utilizzatori finali militari in Russia e limitano l'accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio. Nel luglio 2014 l'Ue ha introdotto anche restrizioni alla cooperazione economica.

Perché ci sono le sanzioni contro la Russia

Le sanzioni contro la Russia sono delle misure restrittive adottate dall'Unione europea nei confronti di Mosca, come risposta all'annessione della Crimea "e alla deliberata destabilizzazione dell'Ucraina". La Crimea non è infatti il solo terreno di scontro di una guerra che ha fatto migliaia di morti: come ricordavamo la crisi è iniziata con le manifestazioni dell'Euromaidan che coinvolsero a Kiev tra le 400mila e le 800mila persone nella notte del 21 novembre 2013, all'indomani della sospensione da parte del Governo ucraino di un accordo di associazione, denominato DCFTA, tra l'Ucraina e l'Unione europea. A seguito dell'intensificarsi degli scontri che causano oltre 100 morti molti commentatori paragonano i disordini a una guerra civile. La Russia rifiutò di riconoscere le nuove autorità di Kiev mentre i residenti delle parti meridionali e orientali del paese, che erano prevalentemente di lingua russa e in precedenza costituivano la base di sostegno del presidente Janukovyč, si sentivano senza diritti protestarono contro il governo.

Fu l'inizio delle proteste pro-russe scoppiate nelle regioni sud-orientali dell'Ucraina nel 2014.

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Il 26 febbraio, le forze filorusse a poco a poco presero il controllo della penisola di Crimea. La Russia inizialmente sostenne che gli uomini in uniforme erano forze locali di autodifesa, ma in seguito ammise che erano in realtà militari russi, senza insegne. A Simferopoli, capitale della Repubblica Autonoma di Crimea, uomini armati sequestrarono la sede parlamentare di Crimea e la sede del Consiglio dei ministri la mattina presto del 27 febbraio e sostituirono la bandiera ucraina con la bandiera russa.

 Il 17 marzo, il parlamento di Crimea dichiarò l'indipendenza dall'Ucraina e chiese di aderire alla Russia. Il Presidente Putin dichiarò la Crimea come parte della Russia per motivi morali e materiali, citando il principio di autodeterminazione e l'importanza strategica della Crimea per la Russia.

La Guerra del Donbass

Il 6 aprile, 1.000-2.000 persone si riunirono in una manifestazione a Donec'k per chiedere uno stato di referendum simile a quello svoltosi in Crimea a marzo. Poiché queste richieste non furono soddisfatte, gli attivisti proclamarono la Repubblica Popolare di Doneck (DPR). 

Negli stessi giorni disordini scoppiarono parimenti nella citta di Luhans'k. In risposta all'ampliamento dei disordini, il presidente ucraino  Oleksandr Turčynov lanciò una grande operazione "anti-terrorismo" contro i movimenti separatisti nell'Oblast' di Donec'k.

Il 2 maggio a Odessa si verificò uno degli episodi più cruenti quando un gruppo di manifestanti filo-russi morirono arsi vivi nel rogo di un edificio in cui si erano rifugiati in fuga da una folla di ultras calcistici e nazionalisti ucraini, armati di bastoni e bombe molotov: i morti civili furono 48.

La mattina del 26 maggio, 200 insorti filo-russi, compresi i membri del battaglione Vostok, catturarono il terminal principale dell'aeroporto internazionale di Donec'k. Nell'intesificazione degli scontri rimasero vittime anche i passeggeri del volo della Malaysia Airlines MH17 abbattuto mentre sorvolava la zona di guerra il 17 luglio 2014.

Dopo giorni di colloqui di pace a Minsk sotto gli auspici dell'OSCE, nel febbraio 2015 Ucraina e Russia avevano raggiunto una tregua in cui il presidente ucraino Porošenko concesso alle Oblast' di Donec'k e di Luhans'k maggiore autonomia e l'uso della lingua russa. Tuttavia il cessate il fuoco fu rotto più volte. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, l'arbitro del diritto internazionale umanitario per le Nazioni Unite, ha descritto gli eventi nella regione del Donbass come un "conflitto armato non internazionale": il numero di sfollati provenienti dal Donbass all'interno dell'Ucraina ha raggiunto le 260.000 persone, il numero di rifugiati che sono fuggiti dal Donbass verso la Russia è salito a 814.000. La stima delle vittima ha superato da molti mesi il conto dei 4mila morti. 

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