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Usa, il Connecticut abolisce la pena di morte

Sale a 17 il numero di stati americani che rifiutano le esecuzioni capitali, ma gli Usa rimangono l'unico paese del G8 a prevedere la pena di morte

Il Connecticut è il 17esimo stato americano a abolire la pena di morte. La decisione è stata presa ieri alla Camera dopo nove ore di dibattito, con 86 voti a favore e 62 contrari, in linea con quanto stabilito al Senato una settimana fa. La discussione sulla pena capitale in questo stato dura da circa 20 anni come riporta il New York Times. Nel 2009 il governatore repubblicano Jodi Rell aveva messo il prorio veto sulla proposta.

“Per decenni non abbiamo applicato la pena di morte”, ha dichiarato Dannel P. Malloy, il governatore democratico che ha messo la propria firma sulla legge. “Andando avanti avremo un sistema che ci permetterà di allontanare queste persone dalla vita, e di farle vivere in condizioni che nessuno di noi vorrebbe sperimentare. Buttiamo via la chiave e facciamogli passare il resto della loro esistenza in carcere”.
Secondo le nuove disposizioni, la pena di morte sarà commutata con l’ergastolo. I condannati non potranno avere uno sconto della pena, e saranno detenuti separatemente rispetto agli altri incarcerati, avendo diritto a 2 ore d’aria al giorni.  

Non potranno beneficiare di questa nuova legge gli 11 detenuti presenti al momento nel braccio della morte, anche se negli ultimi 52 anni il Connecticut ha eseguito una sola condanna. La pena di morte nello stato è un retaggio coloniale: dal 1639 al 2005 sono state eseguite 126 esecuzioni, passando per l’impiccaggione, la sedia elettrica e, dal 1973, l’iniezione letale.

Gli Stati Uniti rimangono uno dei pochi Paesi occidentali ad applicare la pena di morte, l’unico del G8, come riporta il dossier di Amensty International. Dal 1976 sono state eseguite 1.289 condanne. Di queste 935 negli stati del sud. Il Texas guida questa macabra classifica con 481 esecuzioni.
Anche se nel 2011 le esecuzioni negli Stati Uniti sono dimuinite, sono ancora 57 i Paesi che mantengono questa pena. Solo poche settimane fa, a pochi giorni dall’uscita del dossier di Amensty International, il Giappone aveva eseguito tre condanne per impiccagione.
 

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