Venezuela, due morti nei nuovi scontri mentre cresce la tensione tra Stati Uniti e Russia

Lo scontro tra Guaidò e Maduro in Venezuela preoccupa le cancellerie mondiali mentre il braccio di ferro tra il presidente del parlamento e il leader del regime chavista conta la sua seconda vittima. Washington sfida Mosca: "Questo è il nostro emisfero"

Un golpe fallito che ha risvegliato tensioni sopite che ricordano -da lontano- la guerra Fredda. Lo scontro tra Guaidò e Maduro in Venezuela preoccupa le cancellerie mondiali mentre il braccio di ferro tra il presidente del parlamento e il leader del regime chavista conta la sua seconda vittima: una 27enne -Jurubith Rausseo García- è rimasta colpita a morte da una pallottola in piazza Altamira a Caracas dove erano in corso quella che gli oppositori hanno denominato "la mobilitazione finale per la libertà".

Intanto il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha chiesto all'Esercito "la massima lealtà" accusando apertamente gli Stati Uniti di essere i mandanti del tentato "colpo di stato": "Non ci sono riusciti con Chavez ed oggi dico che tantomeno ci sono riusciti o ci riusciranno con noi", ha detto Maduro in un comizio in piazza a Caracas per il Primo Maggio riferendosi al fallito colpo di Stato contro Hugo Chavez nel 2002.

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"Contro il tradimento si è imposta la lealtà, quelli pensavano che avrebbero riunito migliaia di persone ed ora si rifugiano nelle ambasciate", ha detto ancora Maduro riferendosi al leader dell'opposizione, Leopoldo Lopez ora rifugiato con la moglie Lilian Tintori e la figlia nell'ambasciata spagnola a Caracas.

Maduro ha chiamato in causa il consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa John Bolton, accusandolo di aver lavorato con "Brasile, Colombia e Cile".

"Bolton ha coordinato il colpo di Stato preparato dagli Stati Uniti - ha concluso Maduro annunciando che renderà pubbliche le prove che mostrano "chi ha complottato" per far cadere il suo governo. "Tutti i corpi di sicurezza sono impegnati alla cattura ed alla ricerca di questi golpisti che si sono trovati soli e sconfitti".

Nei fatti -in un flashback degli anni della Guerra Fredda- il Venezuela sembra essere tornato il terreno di scontro a distanza tra Mosca e Washington.

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"Sembra che i russi abbiamo capito in modo efficace come scoprire il nostro bluff - afferma a Politico Fernando Cutz, ex funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump - Nel momento in cui loro inviano truppe in Georgia, Ucraina, Siria o Venezuela, noi che facciamo? Questo complica i nostri calcoli e dà un vantaggio alla Russia".

Lo scambio di accuse tra russi ed americani è culminato nella burrascosa telefonata tra Mike Pompeo, che ha accusato la Russia di comportamenti "destabilizzanti", e Sergei Lavrov che ha definito le azioni americane a sostegno di Gauidò come "una grave violazione delle leggi internazionali".

Venezuela, Usa: "Questo è il nostro emisfero"

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton avrebbe ricordato a Mosca che "questo è il nostro emisfero, non è dove devono interferire i russi". mentre Pompeo ha accusato Russia e Cuba di un interventismo destabilizzante accusando i due paesi di aver mandato truppe e consiglieri militari fin dall'inizio della crisi istituzionale avviata con l'autoproclamazione di Guaidò come presidente ad interim a fine gennaio.

Come spiega il Senatore Pier Ferdinando Casini gli assistenti militari cubani presidiano i vertici dei servizi segreti dell'esercito venezuelano mentre mercenari sarebbero già arrivati in Venezuela dalla Russia. 

Venezuela, ultime notizie

Lo scontro tra il regime di Nicolás Maduro e il presidente ad interim Juan Guaidó è iniziato il 23 gennaio 2019 con l’autoproclamazione di Guaidó, al momento presidente di un parlamento svotato da ogni potere. Il 23 febbraio scorso Guaidò tentò inutilmente di far entrare aiuti umanitari nel paese.

Infine poco prima dell’alba del 30 aprile Leopoldo López, tra i leader dell’opposizione e mentore politico di Guaidó, è stato liberato dagli arresti domiciliari a Caracas. Con Juan Guaidó ha lanciato l'Operazione Libertà invitando il popolo a scendere in piazza e le Forze armate ad abbandonare Maduro: un desiderio realizzato a metà in due giorni di manifestazioni in cui però i vertici militari hanno confermato la loro lealtà all’erede di Hugo Chávez.

Maduro non è stato rovesciato mentre Stati Uniti e gran parte dell’America Latina hanno espresso il proprio sostegno alle mosse di Guaidó e Russia, Cuba e Turchia hanno ribadito il loro appoggio a Maduro. E l'Italia? La richiesta di nuove elezioni presidenziali non ha visto alcuno riconoscimento per Guaidó mentre Lega e 5 stelle appaiono divisi anche su questo.

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