Auto con targhe straniere: perché le immatricolazioni mettono in crisi i rivenditori

Con l'entrata in vigore del decreto sicurezza, ai residenti in Italia da più di 60 giorni è fatto divieto di circolare con targa estera. Ma i tempi per immatricolare i veicoli "stranieri" e mettersi in regola sono molto lunghi: la denuncia di Aida

Controlli in strada della Guardia di Finanza. Foto archivio ANSA/PASQUALE BOVE /DC

Il decreto sicurezza, nel testo modificato dalla legge di conversione, ha introdotto nel nostro ordinamento alcuni limiti all'utilizzo delle targhe estere, mediante la modifica del Codice della strada. In sintesi, si prevede che chi risiede in Italia da più di 60 giorni non può più circolare con un mezzo immatricolato in uno Stato estero e quindi con targa straniera, anche se appartenente all'Unione Europea. Come si legge, infatti, nel nuovo comma 1-bis dell'articolo 93 del Codice della strada, "è vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni circolare con un veicolo immatricolato all'estero".

Una misura anti furbetti: migliaia, infatti, gli automobilisti che negli ultimi anni hanno circolato in Italia con mezzi con targhe straniere, non pagando né il bollo auto, né l'assicurazione, e riuscendo a sfuggire anche ad eventuali multe.

Cosa succede a chi non rispetta la nuova norma sulle targhe straniere

Cosa succede a chi viola le nuove disposizioni e circola in Italia con una targa straniera senza rispettare i limiti oggi in vigore? Si va incontro a una sanzione di importo compreso tra 712 e 2.848 euro. Ma non solo: fino a che il veicolo non è immatricolato con targa italiana o espatriato, è disposto anche il ritiro della carta di circolazione. Se poi entro 180 giorni non si provvede alla regolarizzazione, il veicolo viene confiscato. 

"Disagi dalle tempistiche per immatricolare veicoli con targhe straniere"

A pochi mesi dall'entrata in vigore del decreto, però, l'Aida - associazione italiana distributori autoveicoli - lamenta l'allungamento dei tempi tecnici all'interno delle Motorizzazioni per tutte le procedure di nazionalizzazione delle vetture estere. I tempi "di oltre un mese per le immatricolazioni dei veicoli con targhe estere stanno mettendo in crisi i rivenditori di automobili - denuncia l'Aida -. Da una settimana registrata con l'entrata in vigore del decreto, si è passati a quasi 45 giorni in tutta Italia, con particolari ritardi al Nord nelle province di Cuneo, Milano, Varese, Brescia e Bergamo". E si tratta di ritardi che, secondo l'associazione, "rallentano il mercato della vendita delle auto estere, poiché i clienti non possono aspettare un mese e mezzo prima della consegna di una vettura già acquistata".

I furbetti delle targhe auto: controlli serrati della Finanza (e super multe)

Angelo Monachesi, segretario nazionale Aida, fa notare che "queste procedure di immatricolazione non riguardano tutte le province, il problema risiede negli uffici ministeriali dove viene lamentata la mancanza di personale: le varie motorizzazioni sono in ritardo folle perché non hanno risorse umane per l'analisi dei documenti necessari. Inoltre - aggiunge - è tangibile una mancanza strategica atta a tentare di risolvere la questione con una gestione ottimale degli uffici dislocati sul territorio italiano".

Mettersi in regola, a quanto pare, non è agevole. "Il sistema automatico messo in piedi di Agenzia Entrate - prosegue il presidente di Aida - dà soltanto il via libera alla procedura, ma poi la palla passa alla Motorizzazione che deve occuparsi della verifica, ed i dati devono essere immessi quasi totalmente manualmente. A ciò si aggiunge un extralavoro derivante dall'aumento delle richieste di immatricolazione da privati cittadini con l'applicazione del regime del margine. Oltre alle procedure normali, queste pratiche portano via del tempo, tempo che viene ingigantito dalla mancanza di risorse umane negli uffici della Motorizzazione".

"A Milano ci sono soltanto due impiegati che si occupano di queste mansioni - sottolinea ancora Monachesi - a fronte delle centinaia di richieste al mese che devono essere valutate singolarmente: se si considera che possono essere 27 le carte di circolazione diverse, in lingue dei Paesi di provenienza, il problema è evidente".

Infine l'appello al governo: "Deve mettere in campo un'azione coordinata a livello europeo che alla lunga doti gli automobilisti comunitari di un unico documento di circolazione. Chiediamo inoltre che i documenti vengano accettati con controlli postumi, senza allungare ulteriormente i tempi". 

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