Coronavirus: prodotti made in Italy ma lontano dai ristoranti, effetti su consumi italiani

Ricerca presentata da Ainem e Aida Partners e realizzata da Dip panel


Roma, 27 mag. (Labitalia) - Consumi post Covid? Sì alla scelta di prodotti made in Italy, ma lontano dai ristoranti. Emerge dalla ricerca presentata da Ainem (Associazione italiana neuromarketing) e Aida Partners (Agenzia di comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche) e realizzata da Dip panel su un campione rappresentativo della popolazione italiana. “Abbiamo realizzato questa ricerca - dichiara Caterina Garofalo, presidente di Ainem - nel pieno della fase 1, dal 9 al 10 aprile 2020 perché volevamo capire quale sarebbe stato l’impatto della pandemia riguardo le parole utilizzate nella comunicazione e nei comportamenti degli italiani. Abbiamo voluto coinvolgere nella progettazione del questionario alcuni importanti imprenditori e manager italiani del mondo dell’agro-alimentare, del largo consumo, del retail e della ristorazione, per esplorare i comportamenti di acquisto e di consumo di cibo”. La pandemia non sembra essere stata sufficiente a modificare in modo rilevante le abitudini di acquisto degli italiani: “il 78% degli intervistati – dichiara Alberto Paterniani, ricercatore senior di Dip Panel – continuerà a scegliere gli stessi punti di acquisto di prima del lockdown”. Tuttavia, qualche cambiamento potrebbe consolidarsi nelle abitudini di alcuni italiani: il 30% afferma che in futuro si farà consegnare la spesa a casa e il 26% che farà la spesa online. Quindi, l’ home delivery e la spesa online sembrano essere opzioni particolarmente gradite dalle generazioni più giovani (millennials e generazione z). L’attrattività della spesa online ha un effetto molto maggiore su chi non frequentava i supermercati/ipermercati prima della pandemia.


I più interessati da questo fenomeni sono principalmente gli italiani che acquistano abitualmente nei mercati rionali (41%), molto meno i clienti dei supermercati (21%). Ma cosa spinge gli italiani a restare fedeli alla gdo? Il 62% considera fondamentale il rapporto umano con il personale (soprattutto con le cassiere, celebrate come eroine della fase 1, al pari delle infermiere e di tante altre figure professionali; il dato sale al 65% tra le donne e al 70% tra i più anziani (i baby boomers). Quattro italiani su 10 riconoscono alla godo di aver svolto un ruolo di servizio molto importante e sempre 4 italiani su 10 ritengono che i supermercati/ipermercati hanno fornito un esempio di responsabilità sociale.


Cambierà anche il criterio di scelta dei prodotti: per il 74% si porrà più attenzione alla loro qualità, il 63% sceglierà i prodotti che sapranno comunicare il loro impegno nella sostenibilità e nella responsabilità. “Le donne e la generazione Z – rileva Francesco Gallucci – si distinguono per una maggiore consapevolezza in fase di acquisto. La scelta di prodotti di qualità e sostenibili insieme gli acquisti sostenuti dall’informazione sono considerati quali comportamenti antidoti della paura soprattutto per chi teme il contagio”. Inoltre, “la ricerca conferma il trend che si sta consolidando anche in altri settori e a livello mondiale: la selezione degli acquisti. Infatti - sottolinea Caterina Garofalo - le persone saranno più selettive nelle loro scelte di acquisto, e questo è un chiaro effetto cognitivo-emozionale della quarantena e della pandemia”.


Alessandro Paciello, presidente di Aida Partners, commenta che “l’indagine in realtà conferma abitudini già in parte in atto prima dell’esplosione pandemica: la tendenza cioè a scegliere prodotti alimentari rassicuranti e a filiera corta, possibilmente made in Italy e, perciò, anche più sostenibili. Questo trend ne è uscito rafforzato e accelerato, stando ai risultati, e dovremmo quindi aspettarci un consolidamento di quanto in atto anche nei prossimi mesi”.


In futuro, i prodotti made in Italy saranno considerati come prime scelte, il richiamo al noto e al familiare quali fattori di ricerca di conforto e di rassicurazione è evidente. I prodotti freschi saranno il principale orientamento degli italiani (54%) rispetto ad una quota marginale dei piatti pronti (1%). Comunque, il 35% degli italiani dichiara che considererà entrambe le opzioni quali alternative equivalenti.


Il 52% ritiene che ridurrà la frequentazione dei ristoranti, a questi risponde il 46% degli italiani che invece non rinuncerà alle proprie abitudini e tornerà a frequentare come prima la ristorazione. Una tendenza che la pandemia sta rafforzando è l’acquisto del cibo da asporto, opzione considerata attraente dal 26% degli italiani, soprattutto dalla generazione Z che si attesta al 46%. Tuttavia è alto il numero di italiani, il 78%, che dichiara che in futuro 'cucinerà di più a casa'.



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