Ambiente: Isde, solo stop produzione acciaio ex Ilva scongiura rischi salute

I medici, si continuano a ignorare esempi internazionali in cui riconversione ha avuto successo

Ambiente: Isde, solo stop produzione acciaio ex Ilva scongiura rischi salute

Roma, 13 nov. (Adnkronos Salute) - La scelta di ritenere, per l'ex Ilva di Taranto, l'attività del siderurgico come unica strada percorribile è incompatibile con la salute dei cittadini tarantini, e in particolare del quartiere Tamburi, come hanno dimostrato tutti gli studi finora condotti dai quali è emerso un "rischio inaccettabile". Dunque, se si vogliono scongiurare questi rischi, l'unica strada da intraprendere è una riconversione con attività alternative sostenibili, come hanno dimostrato con successo esperienze internazionali, quali quella della Ruhr in Germania o della ex Bethlehem Steel negli Usa. Questa la posizione dell'Associazione medici per l'ambiente (Isde), convinta che per Taranto "la prosecuzione della produzione di acciaio non sia l'unica scelta possibile".


"Uno studio recente di epidemiologia predittiva, pubblicato su 'Epidemiologia e Prevenzione', la rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia - spiega all'AdnKronos Salute Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico dell'Isde - ha dimostrato ancora una volta, confermando precedenti evidenze, un rischio non accettabile a Tamburi anche per lo scenario 2015, cioè con una produzione di 4,7 milioni di tonnellate di acciaio, ben inferiore dunque a quella autorizzata dall'Aia pari a 8 milioni di tonnellate acciaio".


"Si continua in maniera ingiustificabile a ignorare esperienze internazionali di riconversione industriale come quella della Ruhr in Germania o della ex Bethlehem Steel a Sparrow Point (Usa) - ribadisce l'Isde - che hanno dimostrato come il lavoro precedentemente speso in attività inquinanti e insalubri può essere non perso, ma riconvertito con successo in lavoro per la bonifica e per la realizzazione di attività più sostenibili, con guadagni non solo per i privati ma per tutta la comunità, che verrebbe finalmente liberata dall'ignobile ricatto occupazionale".


"Purtroppo tutto questo si doveva fare molto prima - aggiunge Di Ciaula - anche perché nel frattempo la presenza del siderurgico ha azzerato ogni altra attività, a partire da quella agricola, ostinandosi a perseguire una produzione industriale per la quale l'Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo". Ma "nonostante il colpevole ritardo accumulato e i costi altissimi che questo ha comportato, inclusi i danni alla salute - auspicano i medici dell'Isde - si potrebbe ancora decidere di impiegare tempo e risorse non per perseverare in un vicolo cieco, ma per guardare al futuro creando, come si è fatto altrove, uno sbocco dignitoso e duraturo per i lavoratori e un futuro sostenibile alla città di Taranto".


"La precisa scelta politica della prosecuzione a Taranto dell'attività del siderurgico come unica strada percorribile - è il monito dell'Isde - ha permesso la tirannia dei privati, concentrata solo sulla produzione di acciaio, che ha completamente prevaricato il diritto alla salute e il diritto a vivere in un ambiente salubre. La popolazione di Taranto per questo è stata discriminata sotto il profilo sanitario e continua a pagare costi altissimi in termini di qualità di vita e di salute. In cima alla lista di priorità del Governo dunque - sostengono - ci dovrebbero essere le vere necessità dell'area di Taranto e dei tarantini: l'affrancamento dal ricatto occupazionale e uno sviluppo sostenibile".


E "considerato che la fascia maggiormente a rischio risulta essere quella infantile, continua a essere costantemente ignorato anche l'articolo 6 della Convenzione sui diritti dell'infanzia che definisce dovere prioritario garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini", conclude l'Isde.


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