Ecco l'Agenda Monti: tasse e riforme

L'ex premier trasforma la conferenza di fine anno nella presentazione del suo manifesto politico - "Se toglierete l'Imu l'anno successivo tassa doppia sulla casa" - e attacca a destra e sinistra. Chiaro il tentativo: mostrarsi 'super partes', pronto a entrare in gioco dopo le elezioni.

I flash dei fotografi. Gli obiettivi delle telecamere puntate su di lui. I suoi ministri in prima fila "anche se vi avevo invitato a stare a casa in questi pochi giorni di festa". Mario Monti, ormai ex premier, ha parlato davanti alla stampa per tracciare il bilancio del suo governo e rispondere sul suo impegno politico futuro.

Ecco i punti salienti.

Mi ero presentato qui con diversi miei colleghi il 4 dicembre 2011, a pochi giorni dall'insediamento del governo. E vi avevamo presentato i primi decreti presi e spiegato il quadro periglioso della situazione economica e finanziaria del paese. E gli indirizzi lungo i quali avremmo cercato di far superare al paese quell'emergenza.

Oggi è facile dimenticare la drammaticità di quei momenti. Posso ora rivelare che nelle mie prime uscite europee da premier italiano - fine novembre dello scorso anno - mi sono trovato in una situazione che mi ha fatto venire in mente le prime parole di Alcide De Gasperi nel discorso alla conferenza di pace del '46: "Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me".

In un anno con il concorso delle forze politiche del parlamento posso dire che quell'emergenza finanziaria è stata superata. Gli italiani possono di nuovo essere cittadini d'Europa con testa alta. 

Abbiamo potuto uscire da questa strettoia senza seguire la via apparentemente facile degli aiuti europei e del Fondo monetario internazionale.

Sono sempre stato convinto che l'Italia avesse in sè tutte le risorse per farcela da sola. E il destino degli altri paesi (Spagna, Grecia, ndr) che non ce l'hanno fatta da soli mi induce a ritenere di aver perseguito la strada giusta.

RINGRAZIAMENTI - A nome del governo e a nome mio personale al termine di questo anno di lavoro intenso devo ringraziare il presidente Napolitano, che è stato con la sua intuizione all'origine di questo governo e che durante tutti i passaggi di vita di questo esecutivo è stato sempre presente.

Desidero ringraziare il parlamento e i presidenti Schifani e Fini. La nostra navigazione parlamentare era complessa anche per l'inesperienza politica di tutti noi. Siamo stati molto aiutati e di questo sono grato.

Grazie alle principali forze politiche che hanno sostenuto il governo e in particolare ai segretari Alfano, Bersani e Casini. Con ciascuno dei tre è stato possibile instaurare un rapporto personale franco e schietto, comune intento di lavorare per il bene del paese.

ALFANO - Per noi le parole pesano. Le parole dette in parlamento pesano ancora di più. Di fronte all'affermazione "abbiamo voluto la nascita di questo governo nella speranza che le cose andassero meglio, ma le cose vanno peggio. Per questo considero chiusa l'esperienza del governo" credo che nessuno potesse interpretare questa dichiarazione altro che come dichiarazione di sostanziale sfiducia. Da qui ne ho tratto immediatamente la conseguenza che, in mancanza di questa fiducia, non potessimo continuare e mi sono quindi recato dal capo dello Stato per annunciargli le dimissioni irrevocabili del governo non appena approvata la legge di Stabilità.

Non abbiamo voluto continuare un giorno di più anche per evitare che si creasse l'equivoco. Non abbiamo chiesto noi di governare. Non è stato un favore fatto a noi dando numerose fiducie al governo.

Le espressioni dell'onorevole Alfano sono un giudizio politico pesante. 

Il nostro è stato un governo che dal primo all'ultimo giorno si è ispirato doverosamente all'imparzialità, lavorando in maniera corretta nei confronti delle tre parti politiche presente in parlamento.

CONDIZIONAMENTI - Questo si: condizionamenti ce ne sono stati. Soprattutto da parte delle due parti estreme dell'arco, Pdl e Pd. Nella mia analisi queste parti hanno un più e un meno. L'eterogeneità della maggioranza ha impedito di fare meglio. Ma ha permesso di fare il bene che diversamente non avremmo potuto fare. Per esempio non sarebbe stato possibile con maggioranze meno ampie di questa prendere provvedimenti come la riforma delle pensioni, piuttosto sgraditi a sinistra, e interventi fiscale di natura patrimoniale, sgraditi a destra.

BERLUSCONI - Graditudine e sbigottimento nei confronti di Berlusconi. Gratitudine nel quadro di una cordialità reciproca che va indietro al 1994, quando mi nominò commissario europeo per l'Italia. Devo dire che faccio fatica a seguire la linearità del suo pensiero soprattutto in merito all'attività del mio governo. Ieri abbiamo letto: "Il bilancio è un disastro completo. Non ha fatto nessuna riforma se non riportare tasse e Imu". Pochi giorni prima ho letto espressioni lusinghiere, in particolare sul sottoscritto. E pochi giorni prima ancora ho letto la generosa offerta che il sottoscritto potesse prendere la leadership dei moderati.
Rimane cordialità e apprezzamento ma in quadro di comprensione mentale che a me sfugge. Proposta generosa ma inaccettabile. 

VIDEO. MONTI PRENDE IN GIRO BERLUSCONI: "NON CAPISCO IL SUO PENSIERO"

AGENDA MONTI - Negli ultimi mesi si è molto parlato di Agenda Monti. Ma non siamo noi che abbiamo parlato di Agenda Monti ma le forze che hanno scelto queste politiche come riferimento logico. La nostra reazione è stata positiva, non solo per il consenso ampio che è sembrato emergere, ma perché questo ha spostato sui contenuti il dibattito politico incentrato quasi esclusivamente su schieramenti e leadership.

Abbiamo preso conoscenza del fatto che esista nel paese un'Agenda Monti. 

Abbiamo prodotto un documento, "Cambiare l'Italia, riformare l'Europa. Agenda per un impegno comune". E' lo spunto per una riflessione aperta.

VIDEO. "NON MI CANDIDO MA PRONTO A LEADERSHIP"

PUNTI E ANALISI DELL'AGENDA MONTI

- Non distruggere ciò che con il sacrificio di tutti si è fatto quest'anno. Non vi sarà sfuggito il forte richiamo del capo dello Stato sul "non dissipare" quello che con grande fatica i cittadini hanno accettato.

- Come distruggere questi sacrifici: 1) Sottrarsi come singolo paese alle linee guida dell'Europa. Si possono criticare, ma queste linee guida esistono. Consiglierei a un futuro governo convinto come lo siamo stati noi all'inizio della nostra attività di lavorare con pazienza all'interno del paese per presentare in Europa un paese consapevole, pronto, per evolvere il quadro delle regole europee. Nel corso del 2012 questo è avvenuto per la forza del negoziato italiano: patto per la crescita e stabilizzazione del mercato dei titoli sovrani. Oggi l'Europa è meglio attrezzata di quanto lo fosse un anno fa. Battendo i pugni ci si può far male. Serve capacità di negoziato. 2) Promettere di togliere l'Imu o ridurre altre tasse. O reintrodurre concetto che pagare le tasse è lasciarsi mettere le mani nelle proprie tasche dallo Stato. Chi farà un provvedimento come questo, chi verrà a governare un anno dopo - e non cinque anni dopo - dovrà rimettere l'Imu doppia.

- Agenda per andare avanti. Sono sempre più convinto che l'Italia ha un grande potenziale: è un paese che può sorridere. Anch'io devo abituarmi a farlo. E' un bel paese con un capitale umano e sociale - a parte la criminalità organizzata - importante. Ritrovare fiducia per fare più bambini: l'Italia si sta autodistruggendo. 

- Crescita. E' naturale che la crescita in questo paese nella nostra società non ci sia. Ma come si fa a pensare che avendo dovuto fare interventi così pesanti, la riforma delle pensioni, mettendo tasse, che la crescita dovesse derivare da questo? La crescita ovviamente ne ha sofferto. Vedrete conferenze stampa inondate da grafici che daranno la percezione del fallimento dell'attività di questo governo presentando dati oggi rispetto a 12 mesi fa, compresi dati che si riferiscono a fenomeni che nel tempo tendono ad evolvere.

- Spread. Non voglio parlare di spread ma devo ricordare che nel novembre 2011 la Bce ha fatto ingenti acquisti di titoli italiani, ma nonostante ciò lo spread saliva. Rispetto a un anno fa, eravamo di un centinaio di punti soprat rispetto allo spread spagnolo. Oggi siamo di cento punti sotto. 

- Per la crescita e per l'occupazione conta moltissimo ciò che avviene nel mercato del lavoro e in materia di produttività. Necessario un gioco sinergico di imprese, lavoratori, organizzazioni sindacali, governo che operino in armonia accomunati dalla volontà di riforme. Per cogliere nuove opportunità anche per i lavoratori. Il rifiuto del cambiamento significa rimanere arroccate in un periodo storico che non tornerà. E le forme di tutela 'antiche' dei lavoratori - oggi - finiscono per essere contro i lavoratori.

- La riforma del mercato del lavoro è stata frenata per l'atteggiamento di una delle organizzazioni sindacali che trova difficile evolvere. Ma questo danneggia i lavoratori italiani. Nell'agenda troverete che "la modernizzazione del quadro del mercato italiano richiederà per intervenire per: semplificazione in materia di lavoro, corpus di norme più snello, superamento del dualismo tra lavoratori dipendenti 'protetti' e 'non protetti'. Ridurre a un anno al massimo il tempo medio di passaggio da un'occupazione a un'altra. Coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture lavorative con il massimo di sicurezza per i lavoratori. Spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva. Associare retribuzione a produttività delle azienda. 

- Giustizia. Blocchi qui non provenienti dalla sinistra ma da destra. Penso sia meglio fare leggi "ad nazionem" che "ad personam". Forti resistenze da parte del Pdl ma grazie al Pdl abbiamo potuto fare riforma lavoro e pensioni. Credo che nel campo della giustizia occorra rafforzamento disciplina del falso in bilancio, del voto di scambio, trattare la materia della prescrizione, discilpinare conflitto di interessi. 

- Costi politica e dell'amministrazione. Ci siamo dotati del dott.Bondi per portare a casa, nella casa degli italiani, purtroppo molto meno di quanto avremmo voluto. Ma la colpa è stata dei partiti. Basta vedere i forti arroccamenti che ci sono stati in materia di province. Si deve fare molto di più in quelle direzioni. E un governo in carica per cinque anni può superare le forti resistenze che si annidano nelle amministrazioni. Il costo della politica non è sulle disfunzioni, nei iperpagamenti o nei festini irriguardosi che determinano screditamento della classe politica, ma il più grande costo è quello decisioni non prese o pensando agli interessi di breve periodo. Non ho bisogno di citare una seconda volta Alcide De Gasperi. "L'uomo politico guarda alle prossime elezioni, l'uomo di stato alle prossime generazioni".

- Equità. Deriva da cose concrete: lotta alle rendite, maggiore concorrenza, lotta all'evasione fiscale. Nelle ultime ore di vita in Senato siamo stati impegnati a dover fare una scelta tra approvazione sulle misure alternative alla detenzione o portare fino in fondo la legge di riforma forense che non aiuta i giovani avvocati, non disciplina l'accesso alla professione che presenta un numero di membri record. Caso antitetico all'apertura alla concorrenza che questo governo ha portato avanti, miglior leva per equità e crescita economica. E' stato detto da esponenti autorevoli del Pd "è venuta la fase in cui serve la crescita e l'equità". Io sono d'accordo al 100% su questo. 

- Per la crescita, per l'equità, per lo sviluppo della società italiana ci vuole un salto di qualità del mondo in cui vediamo la donna nella nostra società. 

- Parole d'ordine. Volontà di cambiamento ed Europa. Non destra e sinistra. Per questo la nostra agenda non è indirizzata a destra, al centro o a sinistra. E' un'agenda 'erga omnes'. Non servono discese in politica ma salite in politica. Abbiamo bisogno di una politica più elevate. Io non mi schiero con nessuno ma vorrei che i politici si schierassero con le idee. Se qualcuno manifesterà adesione all'Agenda, io sarò pronto a cogliere la guida. Ma se richiesta dal Parlamento.

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