Dopo Battisti caccia aperta a Casimirri: chi è il brigatista fuggito in Nicaragua

Chi è il brigatista Alessio Casimirri, nome di battaglia "Camillo". Figlio di un alto funzionario del Vaticano gestisce da anni un ristorante di lusso in Centramerica

Una foto di Alessio Casimirri indiziato per aver partecipato alla strage di Via Fani (Archivio Ansa)

Dopo la cattura di Cesare Battisti si riaccendono i riflettori sui fuggiaschi che si sono resi irreperibili nel corso degli ultimi anni. Beppe Fioroni, da presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte e ai ministri Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Enzo Moavero Milanesi e Matteo Salvini nella quale, richiama l'attenzione anche sulla "vicenda di Alessio Casimirri, uno dei più efferati militanti delle Brigate rosse, latitante in Nicaragua, dove ha cooperato con le forze paramilitari del regime sandinista e gestisce da anni un ristorante di lusso".

Figlio di un alto funzionario dello Stato della Città del Vaticano, Casimirri militò, sin dai primi anni '70, nelle formazioni della sinistra extraparlamentare di Roma e, in particolare, nelle file dell'Autonomia Operaia. Tra il 1976 ed il 1977, entrò in contatto con appartenenti alle Brigate Rosse, insieme con i quali costituì la colonna romana delle B.R.

Casimirri il 3 aprile 1978 venne fermato nell'ambito delle indagini sul rapimento Moro e gli furono sequestrati diversi documenti tra cui un'agendina telefonica che non è mai stata oggetto di indagini ed è stata 'dimenticata' negli archivi per molti decenni.

"Oltre a essere corresponsabile di più omicidi, Casimirri -spiega nella lettera il presidente della commissione d'inchiesta su Moro - è emerso nelle indagini come personaggio opaco, legato agli ambienti più diversi e dotato di estese protezioni in Italia e fuori dall'Italia"

In base alle dichiarazioni di terroristi pentiti - tra gli altri Savasta, Libèra, Di Cera - Casimirri "emerse come elemento di spicco delle Brigate rosse e come partecipante al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro, agli omicidi Palma e Tartaglione e all'assalto della sede della Democrazia Cristiana di Piazza Nicosia".

Colpito da un primo ordine di cattura il 16 febbraio 1982, Casimirri divenne latitante. Tuttavia la commissione Moro ha reperito tra la documentazione "un cartellino fotosegnaletico" che risulta compilato "il 4 maggio 1982.. "Inoltre -viene ricordato-, agli atti della Digos di Roma è presente un appunto che riferisce che Casimirri fu avvistato a Trastevere il 25 luglio 1983 da Mario Cherubini, un ispettore della gendarmeria vaticana (padre del cantante Lorenzo Cherubini) amico della famiglia Casimirri. Anche in questo caso, non risulta che siano state compiute approfondite indagini, pur essendo Casimirri persona nota e già colpita da più ordini di cattura".

"Non è mai stato chiarito come Casimirri abbia potuto espatriare, raggiungendo la Francia e poi il Nicaragua"

Il partito dell'amnistia

Tuttavia come abbiamo già avuto modo di ricordare sono una trentina i latitanti ancora in Francia, o rifugiati tra Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria. Fra loro figurano diverse figure di spicco delle Brigate Rosse e di Prima Linea, Ncc (Nucleo comunisti combattenti), Potere Operaio, Lotta Continua, Autonomia Operaia.

E in Italia è forte anche il partito dell'amnistia che chiede di chiudere i conti con il passato dell'eversione che ha sconvolto gli anni di piombo. Oreste Scalzone, co-fondatore di Potere Operaio, è da sempre strenuo difensore dei terroristi rossi che con lui soggiornarono impuniti a Parigi durante la "dottrina Mitterrand", abrogata di fatto solo agli inizi del nuovo millennio.

Dal canto suo Salvini già conversando con i responsabili dell'Interpol presenti a Ciampino spiegava di aver "nel mirino" altri latitanti, per poi spiegare in conferenza stampa come il Viminale sia al lavoro su altre "decine di terroristi" e su di alcuni già vi siano alcuni elementi di riscontro.

Battisti, aperta indagine su rete di protezione

La procura di Milano ha aperto un'indagine 'esplorativa' sulla rete di protezione di cui avrebbe beneficiato Cesare Battisti, l'ex terrorista arrestato ieri in Bolivia dopo una lunga latitanza e ora nel carcere romano di Rebibbia per scontare la pena dell'ergastolo. Si tratta, al momento, di un modello senza ipotesi di reati, né indagati. Il titolare del fascicolo è Alberto Nobili, responsabile dell'antiterrorismo milanese.

vittime battisti-2

"Mi sono messo a piangere davanti alla tv. Non ci credevo" spiega all'Adnkronos Adriano Sabbadin, il figlio di Lino Sabbadin, il macellaio trucidato dal gruppo eversivo dei "Proletari armati del Comunismo" il 16 febbraio 1979, mentre ancora in tv scorrono le immagini di Cesare Battisti che scende dal Falcon 900 dell'Aeronautica militare dopo l'arresto in Bolivia che ha messo fine a 37 anni di latitanza. "Ora sono sicuro che papà riposa in pace", ha aggiunto Sabbadin.

Maurizio Campagna, il fratello di Andrea, agente della Digos ucciso dai Pac a Milano nel 1979, dice all'Adnkronos: "Sono contento e anche un po' emozionato. Quando ho visto quelle immagini il primo pensiero è andato ai miei genitori. Mia madre - spiega - ci teneva parecchio che questo delinquente andasse in galera, è morta pure lei il giorno in cui Battisti ha ucciso Andrea. Peccato che non abbia potuto vederlo scendere da quell'aereo".

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