Napolitano attacca, "il demagogo" risponde

Giorgio Napolitano ha inveito contro "le spinte antisistema" e ha difeso i partiti "che tuttavia andrebbero rigenerati". Beppe Grillo risponde per le rime: "La mia è politica"

"Demagogo: chi, per giungere al potere, sobilla il popolo con la promessa di appagare ogni sua aspettativa". Dal dizionario della lingua italiana. Ieri il capo dello Stato, nel corso delle celebrazioni per il 25 aprile a Pesaro, ha tuonato contro le spinte populiste che sembrano avanzare nel Paese.

"Non abbandoniamoci alla sfiducia - ha detto Napolitano - come se nessun rinnovamento fosse possibile. I partiti sono insostituibili, anche se vanno rigenerati". E poi: "Non dare fiato a qualche demagogo di turno". Per rafforzare la fiducia nella politica e nei partiti e "non cadere in abbagli fatali", Napolitano ha citato persino il movimento dell'Uomo Qualunque, fondato nel 1946 da Guglielmo Giannini e "sparito in breve tempo senza lasciare alcuna traccia positiva per il Paese".

"I PARTIGIANI RIPRENDEREBBERO LA MITRAGLIA" - Il riferimento a Beppe Grillo appare chiaro. Tanto più che il comico-blogger genovese, impegnato in questi giorni nella campagna elettorale per le amministrative e dato in ascesa dai sondaggisti, si sente subito chiamato in causa dalla prima carica dello Stato e non esita a dire la sua, piuttosto piccato.  "Sento parlare di populismo e di demagoghi. Ma il mio non è populismo, è politica", si difende Grillo che, ricordando la festa della Liberazione, non esclude che "davanti allo scempio dell'Italia di oggi i partigiani forse riprenderebbero in mano la mitraglia".

Mentre i partiti fanno fronte comune contro la nuova ondata dell'antipolitica, Grillo rivendica di essere l'unico partito degno di questo nome: "Noi non siamo né al 7 né al 10 per cento. Sento che vogliono mettere nella prossima legge elettorale lo sbarramento al 12 per cento, se fanno così i responsabili dei partiti non si rendono conto che rischiano loro di non raggiungere quella soglia perché noi siamo il primo vero e unico movimento politico del Paese".  "In realta - continua - il vero pericolo non sono io, sono i cittadini per bene, incensurati, che si sono stancati e vogliono mandare a casa questa classe fatta di partiti e ruberie per riappropriarsi del piacere e del dovere di discutere delle scelte pubbliche".

Uno scenario che lascerebbe sgomenti i partigiani. "Oggi, 25 aprile - ha picchiato duro il comico - se i partigiani potessero levarsi dalle tombe resterebbero sgomenti per lo scempio che si troverebbero davanti: un paese senza sovranità popolare, con l'elezione a tavolino dei parlamentari da parte di pochi segretari di partito, un Parlamento immorale, peggio di quello fascista che almeno non si nascondeva dietro alla parola democrazia".

Davanti a questa realtà, l'Italia per Grillo è ad un bivio: "Agli elettori dico che hanno due scelte: o un salto nel buio con noi o una lenta e consapevole eutanasia con i partiti che ci sono adesso". Un demagogo o un politico, dunque? Saranno gli elettori, il prossimo 6 maggio, a decretarlo.
 

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