Lega Nord, è finita l'era di Umberto Bossi

Il senatùr si è dimesso sotto il peso dello scandalo che ha travolto la sua famiglia. Fondi neri e soldi per il figlio Renzo da una cartella dal titolo "The Family" ritrovata nella cassaforte di Belsito

Umberto Bossi non è più il segretario della Lega Nord. Il senatùr ha presentato le sue dimissioni durante il Consiglio federale che avrebbe dovuto nominare un nuovo tesoriere al posto di Francesco Belsito. Per il partito e il movimento è la fine di un'era. 

Troppo forte il peso delle accuse.  Prima le indiscrezioni sulle elargizioni a favore della famiglia Bossi e di Rosy Mauro. Quindi la notizia del ritrovamento da parte dei Carabinieri e della Guarda di Finanza nella cassaforte di Francesco Belsito di una cartella piena di documenti con un'intestazione quantomai significativa: "The Family". L'ipotesi, sempre più certezza, è che dentro vi siano tutti i documenti di cui parlava Belsito nelle intercettazioni con Nadia Degrada relativi ai soldi che dalle casse della Lega Nord sono finiti in casa Bossi.

Fascicolo su Renzo fermato da "Silvio" - Dagli atti delle inchieste condotte a Milano, Napoli e Reggio Calabria sull'ex tesoriere della Lega emerge un episodio legato a un presunto fascicolo formatosi sul figlio di Bossi sul quale sarebbe intervenuto "Silvio" per affossare il tutto. E' quanto emerge da un'altra telefonata tra Francesco Belsito e Nadia Dagrada. La donna parla esplicitamente di un "fascicolo" chiedendo se "è vero che continuano a dire ai magistrati di mettere sotto il fascicolo? Ma prima o poi il fascicolo esce". Tutto rimanda ad una serie di episodi di cui sarebbe responsabile Renzo Bossi ed è solo l'intervento "di Silvio" più che di Bossi che si è tenuto tutto sotto coperta fino ad oggi. "Gli hanno detto 'inizia a farlo scivolare ventesimo' e dopo è passato il tempo, si doveva andare a elezioni a marzo e hanno detto 'inizia a metterlo quarantesimo, ma appena arriva l'ordine di tirarlo fuori…fuori tutto". Non solo "Silvio", però. A fermare il fascicolo di Bossi Jr. sono intervenuti anche "alti" esponenti "del Pd".

Fondi in nero - In una telefonata del 29 gennaio scorso agli atti dell'inchiesta milanese, Belsito parla ancora con Nadia Dagrada che dice a Belsito: "Però tu al capo precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la cassa e che quelli sono problemi, perchè comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i 'costi della famiglia". E ancora "perchè o lui (Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c'era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu". Ed è proprio questa telefonata per gli investitori a suffragare "l'ipotesi di riciclaggio, anche mediante l'utilizzo della cassaforte della Lega". Nell'intercettazione, poi, "si rileva che Nadia parla chiaramente del 'nero' che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del 'nero' è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti alle corruzioni o altre forme di provenienza e non rintracciabile". 

Bossi Jr, "altro che Cosentino" - Quanto a Renzo Bossi, in una telefonata dello scorso 8 febbraio Nadia Degrada parla così con Belsito del figlio del senatùr: "Il figlio di lui che ha certe frequentazioni…altro che Cosentino". 

Via con i documenti della sua abitazione - I timori dei controlli che hanno indotto Renzo Bossi a portare via i faldoni della casa, probabilmente relativi a lavori di ristrutturazione, emergono da una telefonata del 12 febbraio scorso tra Francesco Belsito e la dirigente amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada. La Dagrada infatti dice: "Ecco, quella lì, sono venuti a prendere, Renzo e la fidanzata, tutti faldoni da via Bellerio  e li hanno portati via". Belsito: "Ho capito". Dagrada: "Quindi adesso c'hanno parecchia caga". Belsito: "Uhm, però nella caga capisci che l'altro deficiente ci va a nozze".  Dagrada: "Infatti, è per questo che ti sto dicendo, visto che comunque lei (Manuela Marrone) di ascendente ce n'ha, dire adesso che questi, che cavolo Castelli c'è da tenerlo d'occhio, sta cercando di scatenare, sotto, sotto, un casino che tutti che vogliono andare a vedere i conti, che vogliono andare a vedere i documenti e questa sarebbe la fine". 

Il futuro - Ora la Lega Nord andrà con un "triumvirato" fino a congresso. Saranno Roberto Maroni, Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli a traghettare il partito. Umberto Bossi è stato invece nominato presidente della Lega mentre il nuovo tesoriere sarà Stefano Stefani.

La nota di "fine era" - "Nel corso della riunione odierna il segretario federale, Umberto Bossi - si legge nella nota firmata dal coordinatore delle segreterie nazionali, Calderoli - in apertura dei lavori, ha voluto comunicare all'assemblea leghista le sue preoccupazioni alla luce degli ultimi eventi e, dopo aver espresso le sue valutazioni politiche, ha annunciato la sua decisione, definita da lui stesso irrevocabile, di rassegnare le dimissioni da segretario federale, per poter meglio difendere e tutelare l'immagine del movimento, e la sua famiglia, in questo delicato frangente. Il Consiglio federale, all'unanimità, ha chiesto ripetutamente a Umberto Bossi di ritirare le sue dimissioni, ribadendo al contempo l'unanime stima e solidarietà al segretario federale, che, però, ha ribadito con fermezza di ritenere irrevocabile la sua decisione di dimettersi. A fronte di questa decisione il Consiglio federale, sempre all'unanimità, ha deliberato di nominare Umberto Bossi nuovo presidente federale della Lega Nord, con la richiesta di proseguire la sua attività politica con una determinazione e convinzione, se possibile, ancora maggiori". 

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