"Questa potrebbe essere l'ultima diretta", Rackete ha denunciato Salvini

Nel documento si chiede il sequestro degli account social del ministro dell'interno. La denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere riporta alcuni post di Salvini e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete

Il vicepremier Matteo Salvini in un fermo immagine tratto dalla sua ultima diretta Facebook

È stata depositata in Procura a Roma denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere e presentata dalla comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Nel documento - come anticipato ieri - si chiede il sequestro degli account social del ministro, sono riportati alcuni post di Salvini e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete.

Dal canto suo il ministro dell'interno dedica al caso Sea Watch una diretta Facebook: "Un bacione a Carola, nonostante mi voglia chiudere il profilo Fb, questa potrebbe essere l'ultima diretta -afferma il vicepremier - in fin da conti le vogliamo tanto tanto bene, perché ha portato una ventata di simpatia in un paese bello ma strano, che indaga un ministro e libera signorine che attaccano motovedette della Guardia di finanza. Vediamo di renderlo sempre più bello questo Paese e meno strano, accelerando la riforma della giustizia".

Intanto la città di Parigi ha concesso la cittadinanza onoraria alle due comandanti della Sea Watch-3 Carola Rackete e Pia Kemp "per la loro azione umanitaria".

Carola Rackete denuncia Salvini

Nel dispositivo i legali di Rackete sollecitano il sequestro preventivo dei profili social con riferimento alle pagine Facebook e Twitter dell'account ufficiale di Salvini.

"La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – aveva spiegato l'avvocato Alessandro Gamberini - che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa".

Nelle quattordici pagine della querela vengono riporte 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. Inoltre i legali della "capitana" hanno ritenuto lesive della reputazione della loro assistita le affermazione con cui il vicepremier ha definito la ong Sea Watch come "organizzazione illegale e fuorilegge" 

"Affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch".

Proprio sull'istigazione all'odio si incardina la seconda parte della denuncia mettendo in evidenza i messaggi di offese e minacce apparsi su Internet.

"Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione".

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta come le sue azioni siano state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l'incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. Una versione riconosciuta dalla gip di Agrigento Alessandra Vella nell'ordinanza di non convalida del fermo.

Sea Watch e l'obbligo del "porto sicuro"

Ricordiamo infatti come il soccorso in mare e l'obbligo di sbarcare in naufraghi nel primo porto sicuro è contenuta nella convenzione di Amburgo del 1979 cui l’Italia ha aderito con la Legge n. 147/1989.

Secondo i rapporti delle Nazioni Unite la Libia non può essere classificato come porto sicuro per via delle privazioni cui andrebbero incontro i migranti in un paese in guerra e con diffusi campi di detenzione.

Anche la Tunisia sfugge dai dettami di porto sicuro per via della mancante legislazione sulla protezione internazionale: pertanto non può essere garantito il rispetto dei diritti umani

Lampedusa direzione ovvia quindi nonostante le disposizioni del Decreto sicurezza? L'Onu in una lettera inviata all’Italia ha spiegato come il diritto alla vita e il principio di non respingimento prevalgono sulla legislazione nazionale "o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale". E per l’Art. 117 della Costituzione, un trattato internazionale ratificato e reso esecutivo nell'ordinamento italiano condiziona la produzione legislativa successiva. 

Nel prendere la decisione di accostarsi a Lampedusa, la comandante Rackete avrebbe obbedito a una legge di rango superiore al decreto sicurezza bis.

E Malta? Malta è anche un porto meno vicino di Lampedusa ai luoghi dei naufragi e - come abbiamo visto - anche la legge italiana obbliga le navi a far scendere i naufraghi nel porto sicuro più vicino.

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