Servizio Civile, ecco cosa cambia con la riforma del Terzo settore

"Lo strumento di inclusione e di difesa della patria in modo nuovo", così l'ha definito l'onorevole Bonomo (Pd) che ha lavorato al testo, diventerà universale. Cambiano anche la durata e le modalità di servizio. Ecco le principali novità che la legge, una volta approvata, introdurrà

L'approvazione della riforma del Terzo settore, in discussione al Senato, slitta a dopo Pasqua. Dopo due anni di discussione, mercoledì 23 marzo sono stati votati gli emendamenti a sei dei dodici articoli del testo e giovedì scorso ci si aspettava l'ok definitivo. Così non è stato: l'esame del testo, che contiene al suo interno delle novità importanti sul Servizio Civile, proseguirà dopo le feste; la seduta è stata convocata per mercoledì 30 marzo. 

Sull'esito del voto è fiduciosa l'onorevole Francesca Bonomo (Pd), membro del gruppo che ha lavorato alla riforma del servizio civile: "La riforma del Terzo settore, al Senato, si concluderà in questi giorni. I decreti attuativi invece sono previsti entro il 2016, anno in cui ricorre il 15esimo anniversario del servizio civile. Le novità quindi, se tutto andrà bene, potrebbero entrare in vigore dal 2017".

COS'E' IL SERVIZIO CIVILE. E' un servizio volontario di difesa della patria gestito dallo Stato, tramite il dipartimento della Gioventù e del Servizio civile, e dalle Regioni. Si rivolge a cittadini italiani e, dal 2014, anche agli stranieri regolari tra i 18 e i 28 anni. Dura un anno e richiede un impegno di 30 ore a settimana minimo. Il volontario, in cambio del servizio che svolge, prende un rimborso di 433 euro al mese. Chi decide di candidarsi al servizio civile internazionale percepisce anche un'integrazione. A pagare il volontario è direttamente lo Stato e non gli enti presso i quali il servizio viene svolto; enti che oggi sono circa tremila. L'anno di servizio civile è riscattabile ai fini pensionistici.

UN PO' DI NUMERI. Dal 2001 al 2014 sono stati 30.800 i progetti di servizio civile approvati. "Dal 2012 al 2015 c'è stato un trend di crescita importante del numero di progetti quindi c'è attenzione da parte dello Stato sul tema. Per il 2015 si sta aspettando di sapere se saranno finanziati tutti i progetti", dichiara Enrico Maria Borrelli, presidente Amesci e del Forum Nazionale del Servizio Civile. "C'è un esercito di volontari che crea coesione", continua Borrelli. Per il 2016 saranno 215 i milioni di euro stanziati. "Il 95% dei fondi vanno direttamente ai giovani. Agli enti non va quasi nulla, solo 90 euro a volontario, quindi non c'è un interesse degli enti, è importante sottolineare questo", conclude il presidente del Forum.

COSA CAMBIA CON LA RIFORMA. Oggi un candidato volontario su due viene scartato. Con la riforma il servizio diventa universale, cioè aperto a tutti coloro che ne faranno richiesta. E' questa la novità più importante, quanto meno per l'impatto che avrà sui giovani cittadini italiani, ma non è l'unica. Con il testo, in discussione al Senato, si chiede anche l'introduzione dello status di giovane ammesso al servizio civile. Cambia inoltre la durata del servizio che diventa variabile: dagli otto mesi ai 12 mesi. "Oggi - spiega Enrico Maria Borrelli - molti enti chiudono in alcuni periodi dell'anno, riducendo la durata del servizio si riesce a coinvolgere anche strutture che al momento rimangono escluse". Cambiano anche le modalità: si potrà scegliere di fare il servizio civile in Italia con un breve periodo all'estero. Infine la programmazione dei fondi e delle azioni non sarà più annuale ma triennale.

I COMMENTI. Il premier Matteo Renzi più volte ha espresso la volontà di volere 100mila giovani impegnati in progetti di Servizio Civile, in Italia e all'estero. Secondo l'onorevole Francesca Bonomo Pd, che fa parte del gruppo che ha lavorato alla riforma "il servizio civile è una risposta a tutto quello che sta succedendo, ai drammi di questi giorni. Il progetto, infatti, contribuisce ad abbattere i muri e di creare i ponti". È uno strumento di inclusione e di difesa della patria in modo nuovo".

I NODI DA SCIOGLIERE. L’articolo 6 che definisce l'impresa sociale come "organizzazione che destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie in analogia con le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il coinvolgimento dei dipendenti e utenti, rientra a pieno titolo nel complesso degli enti del Terzo settore". Secondo i senatori contrari all'articolo esso rende più capitalistica l'impresa sociale, generando confusione con la cooperazione sociale e alterando la concorrenza; l’articolo 9, nel quale il governo, con un emendamento, vorrebbe inserire l’istituzione della cosiddetta “Fondazione Italia sociale" non convincono tutti e stanno frenando l'approvazione del testo. Dopo Pasqua vedremo se il Senato troverà l'intesa auspicata dalla maggioranza.

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