Convegno M5s: "La storia dell'antimafia come materia di scuola"

Convegno a Roma organizzato dal M5s sul tema "La storia dell'antimafia come materia di scuola". Tra i partecipanti anche Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso

Un momento del convegno (foto M5s Camera su Twitter)

Chi è nato tra il 1990 e il 2000 non ha vissuto sulla propria pelle uno dei periodi più cupi della storia della Repubblica, la terribile stagione delle stragi mafiose che culminò con l'assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Salvatore Borsellino, di cui quest'anno ricorre il venticinquesimo anniversario.  

Per combattere sia la mafia sia la retorica dell'antimafia di facciata, però, si deve partire per forza da quei giovani, quelli che non hanno mai sentito parlare di Capaci e via D'amelio come quelli che invece conoscono sì la storia ma viziata dalla retorica e dalla maniera di un racconto spesse volte parziale. 

"La storia dell'antimafia come materia di scuola" è il titolo di un convegno organizzato dal Movimento 5 Stelle alla Camera, nel corso del quale è stato presentata una proposta di legge per l'introduzione dell'insegnamento della storia del contrasto al fenomeno mafioso, per dare ai ragazzi strumenti specifici per interpretare il presente e progettare il futuro che siano anche contrari ai modelli, spesso radicati a livello culturale, di figure criminali mitizzate come eroi. 

All'incontro, moderato dal giornalista Emiliano Morrone, hanno partecipato Chiara Di Benedetto, prima firmataria della proposta di legge,  don Giacomo Panizza, che da trent'anni si batte in Calabria contro la 'ndrangheta, e Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso e fondatore del "movimento delle Agende Rosse". 

"Non si può aspettare la rieducazione o la riabilitazione in carcere, bisogna agire molto prima", dice don Giacomo, dal 1976 anima del "Progetto Sud" a Lamezia Terme. "I giovani di famiglie mafiose vengono educati secondo quella che a tutti gli effetti è una pedagogia. Obbligata e violenta, ma sempre pedagogia", racconta il prete antimafia bresciano. "A Lamezia Terme, quelli che ricevono le chiavi delle case confiscate, le riconsegnano la sera stessa perché nessun clan vuole che quei beni siano occupati da cooperative sociali. Anche questo è pedagogia, è un messaggio mandato alla comunità". 

"Attraverso lo strumento della cultura si può e si deve portare la storia dell'antimafia a scuola - dice Chiara Di Benedetto - Serve la cultura per scardinaria l'ignoranza e l'indifferenza". 

L'importanza dei giovani e della cultura è stata di nuovo al centro dell'intervento di Salvatore Borsellino, che da anni gira l'Italia e le scuole per portare avanti il messaggio di suo fratello Paolo. "Sono un ingegnere, non avevo mai tenuto un microfono in mano, ma ho dovuto farlo e parlare davanti a tutti perché ho obbedito a una richiesta di nostra madre. Era una grandissima donna, che ci ha ha insegnato moltissimo, la passione per la lettura e soprattutto che non potevamo e non dovevamo tacere. Mentre aveva ancora nelle orecchie quel boato (la bomba esplosa sotto casa sua a via D'Amelio che ucciso il giudice Borsellino e i cinque agenti della scorta, ndr), il giorno dopo chiamò me e mia sorella Rita e ci disse: 'Andate dovunque e parlate, continuate a raccontare il sogno di Paolo'. Il sogno di mio fratello è così forte che continua a vivere in tanti cuori". 

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