In lode degli amministratori locali

Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia. Foto Ansa

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo-commento di Andrea Picardi, direttore della comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com).

Spesso, in Italia, li abbiamo scarsamente considerati o, addirittura, bistrattati. Certo, ritenuti figli di un dio minore, lontani dal racconto dei grandi media e relegati in una sorta di serie B della politica, capaci di attirare l’attenzione solo il giorno delle elezioni e poi, eventualmente, per qualche gaffe o per episodi – da censurare ovviamente, ma minoritari – di corruzione. Queste drammatiche settimane di emergenza ci restituiscono, invece, la fotografia di una classe politica locale viva, competente e appassionata, in prima linea nella lotta contro il coronavirus, che si tratti di dare manforte ai medici e agli operatori sanitari oppure di redarguire, anche duramente, i cittadini che stanno faticando di più ad adeguarsi alle nuove regole del lockdown.

Ovunque – da Nord a Sud, passando per il Centro ovviamente – si moltiplicano gli episodi che vedono protagonisti i presidenti di Regione, i sindaci, gli assessori chiamati in questa fase a raddoppiare gli sforzi dal punto di vista organizzativo per cercare di far arrivare i messaggi giusti alla cittadinanza in modo che tutti remino nella stessa direzione e facciano la loro parte. E così vengono alla mente le parole commosse ma cariche di forza di Giorgio Gori, il primo cittadino di Bergamo, dove si fa ormai fatica a contare le vittime di questa terribile pandemia. O le lacrime del sindaco di Bari, Antonio Decaro, che ha pianto nel girare per le strade vuote della sua città e nel ricordare il lavoro fatto in questi anni, nella speranza di poter tornare presto alla normalità. E poi l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, che si sta battendo come un leone per far arrivare nella sua regione le mascherine necessarie a proteggere i medici, gli infermieri, il personale degli ospedali. Per non parlare del governatore del Veneto Luca Zaia, deciso a fare i tamponi a tutti pur di mettere al sicuro il maggior numero possibile di cittadini.

A volte non sono mancate le parole dure e persino fuori le righe, come il caso ormai celebre del sindaco di Delia, in provincia di Caltanissetta, Gianfilippo Banchieri, che con qualche eccesso ha però giustamente invitato la cittadinanza ad attenersi alle regole e a rimanere a casa. Nell’interesse e per il bene di tutti, dei siciliani così come dei lombardi che potrebbero avere bisogno di un posto in rianimazione lontano dalla loro terra.

E’ la rivincita della politica di prossimità, quella più vicina ai problemi veri delle persone. Quella che ogni giorno si fa carico delle difficoltà, delle inquietudini e delle paure delle comunità di cui fa parte e che è stata temporaneamente chiamata a guidare. Le parole chiave, mai come in questo caso, sono responsabilità, senso di appartenenza a una collettività e partecipazione, anche a costo di andarci di mezzo personalmente. E infatti si rincorrono purtroppo, in queste ore, le notizie di amministratori locali e regionali colpiti dal virus. Che non fa sconti a nessuno e che, anzi, colpisce soprattutto chi passa le sue giornate in trincea: il personale sanitario in primis, ma pure i politici per i quali rimanere a casa, come avviene per milioni di italiani in queste interminabili settimane, semplicemente non è un’opzione possibile. Nel bergamasco, negli ultimi giorni, sono morti il primo cittadino di Cene Giorgio Valoti e il sindaco di Mezzoldo Raimondo Balicco ma il conto dei positivi è lunghissimo e praticamente interminabile. Vi rientra, tra gli altri, pure Nicola Zingaretti che, prima di essere il segretario del Pd, è il presidente della Regione Lazio.

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Non dimentichiamocene, quando tutto questo sarà finito. L’impegno e la resilienza della nostra politica locale – che si sbraccia, si commuove, si industria per trovare soluzioni concrete ai problemi enormi del vivere quotidiano – saranno certamente utili quando si tratterà di iniziare a ricostruire il Paese alla fine di questa emergenza, la più grave dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Un serbatoio di passione e competenze da cui provare a ripartire. Più forti e più coesi.
 

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