Cos'è la Leopolda? "E' una convention politica che però non è politica"

Ma è anche "una corrente di pensiero senza un partito" e "un partito senza correnti interne". Da Veltoni a Renzi con una mano tesa verso Civati, tutto sul "grande evento" che da manifesto della rottamazione ha scalato la politica nazionale. Fino a prenderne le redini

Renzi all'inaugurazione della Leopolda 2015

La questione non sta nel fatto che è iniziata la Leopolda 5 o che Renzi tra il 2011 e il 2012 ha compreso che “la politica era scalabile”. Il tema vero è rispondere ad una sola domanda: che cosa è la Leopolda? È qui che la confusione regna sovrana, soprattutto tra chi c’è sempre stato. È una convention politica che però non è politica; è una corrente di pensiero senza un partito; è un partito senza correnti interne; è uno “spazio libero” in capo ad un segretario di un partito al record storico di consensi, che è anche premier. Un tappeto su cui transitano i tre quarti dell’establishment Pd ma senza bandiere del Pd, perché filosoficamente ‘laico’. Di parte ma equidistante e al tempo stesso inglobante.

È il concepimento, la genesi, il parto della rottamazione. 

Poi risalendo gli anni, prima racconto, poi manifesto, quindi fenomenologia ed infine rappresentazione plastica del potere istituzionale. È piazza, Nazareno e Palazzo Chigi. È di lotta, è di governo; noi, loro, con il noi, è una delle letture di queste ore, sempre più in versione laburista, democratica: un'unica forza, dalla parte più dialogante di Sel fino a Scelta Civica. 

Veltroni sognava un Pd a trazione maggioritaria, all’americana: partire oggi per poi domani far della sinistra un unico blocco progressista. Idea che avrebbe trainato l’avversario inevitabilmente ad intraprendere la stessa strada. Rossi contro Blu, che vinca il migliore (non quello di Sel). Idea buona ma c’è chi ipotizza che Renzi voglia andare oltre, che i tempi siano maturi per dare vita al Partito della Nazione, che qualcuno maliziosamente, questa sera ha chiamato nuovo PdL, Partito della Leopolda. 

Scrive David Allegranti: “La Leopolda 2014, la prima governativa, si apre con una serie di premesse che portano a una conclusione piuttosto chiara: può nascere, davvero, il Pdl, il Partito della Leopolda. Il Pd, per come l’abbiamo conosciuto, è destinato ad andare in soffitta. Al netto della narrazione tutta Google e coolness, il risultato politico è evidente. Renzi non ha oppositori, non ha contendenti credibili, ha spazio e tempo e possibilità per creare un partito privo di contorni e paletti e identità che insegue il 51 per cento (neanche Berlusconi è mai arrivato a tanto), un partito così grande da essere liquido”. 

Sì, ma detto questo: resta il solito quesito, che cosa è la Leopolda? Camicie bianche di ordinanza, magari arrotolate sui gomiti. Decibel e playlist: “Miracle” degli U2, come dicono i giovani, ‘spacca’ per davvero (Bono e company sono una sicurezza). Le t-shirt con disegnati i gufi a 10 euro - quelli del malaugurio tanto cari e citatissimi dal premier -, le penne a 2 euro. Quelli che prendono l’aereo per raggiungere Firenze, chi si è fatto 15 ore di autobus, chi è arrivato in Freccia Rossa. Senza dimenticare la Leopolda del ‘circo mediatico’: 450 giornalisti accreditati, dirette non stop, streaming, agenzie, video agenzie, inviati. La Leopolda che è Firenze ma anche un pezzo di Italia. E che assomiglia, sempre di più, a quelle cene con i vecchi compagni di classe, dieci anni dopo la maturità: che fai nella vita? Sei un po’ ingrassato, hai figli? ecc…

Come detto, confusione. Perché poi, quest’anno la Leopolda è di governo. C’è poco da fare: se la rottamazione si è presa il Paese con dimensioni da ‘Balena Bianca’ e scudo crociato e Renzi è il presidente del Consiglio, la Leopolda è inequivocabilmente di Governo (non a caso sarà raggiunta da mezzo Governo). Eppure non è di governo: “Non vi parlo da presidente del Consiglio”, dice il premier che sembra alludere al vi parlo come ‘Matteo’. È di governo, ma anche no; allora è un garage, ma non alla francese… all’americana. Il palco così ricorda un garage - maluccio per la verità, perché quella proiezione sbiadita non è proprio il massimo -, l’icona è ls start-up, il mito è il Mac di Steve Jobs, la metafora è politica: un po’ perché la macchina (la macchina-Italia-sistema-paese prima o poi Renzi la infila sempre in qualche discorso) dentro al garage va rimessa in moto; un po’ perché la Leopolda deve essere il laboratorio dove la genialità che modifica la storia si fa prassi, partica. Ambizioso per un palco, un microfono e una carrellata lunga tre giorni di pensiero libero, distillato in 4 minuti (quando va bene) in stile consigli per gli acquisti?

La Leopolda, quindi cosa è? “Non è una stazione di arrivo”, perché siamo nelle stanze di Palazzo Chigi, dice Renzi. La Leopolda 5 deve “essere un nuovo punto di partenza”. E qui gioco forza, tutto ruota attorno alla parola “futuro” che da queste parti è solo all’inizio. “Siamo partiti da zero- racconta Renzi, in abiti informali dopo aver ottenuto l’ok formale dall’Europa sulla legge di stabilià- ci siamo presi il partito, siamo al governo del paese, stiamo facendo quello che volevamo, abbiamo smentito tutti. Ma non serve a niente se non smentiremo il luogo comune che l’Italia è irriformabile, lo pensano a Bruxelles, a Roma, dietro l’angolo, lo pensano dovunque. Piaccia o non piaccia ai gufi a noi è dato il compito di restituire all’Italia la possibilità di un futuro”. La Leopolda è futuro? Va oltre il futuro?

La Leopolda è anche Civati (nel 2010 la rottamazione, a fianco di Renzi, l’ha inventata anche lui): “Pippo qui è casa tua, il Pd è casa tua”, gli manda a dire Renzi.

Ricapitolando. La Leopolda è ... proposta, futuro, garage, start-up, macchina, laboratorio, musica, decibel, gufi, gadget, riforme, Europa, camicia bianca, speranza, Pd, PdL, bandiere Pd che non ci sono, spazio libero, Civati, politica, lotta, governo, minoranza, maggioranza. Quindi, detto questo, che cosa è la Leopolda?...

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