Cosa ha detto Conte e cosa succede dopo le dimissioni: i tempi della crisi

Con la formalizzazione delle dimissioni di Conte nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apre ufficialmente la tornata di consultazioni. L'ipotesi che si possa andare al voto subito è tutt'altro che scontata

Il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte

La crisi di governo arriva al Quirinale. Con la formalizzazione delle dimissioni di Conte nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apre ufficialmente la tornata di consultazioni che si concluderanno già giovedì pomeriggio. Per il capo dello Stato un rebus difficile da sciogliere, ancor più complicato di quello che si era presentato dopo le elezioni politiche del 2018 che lasciarono il Paese senza una chiara maggioranza di governo. 

Ora dopo le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel discorso al Senato si allontana in maniera pressoché definitiva la possibilità che la Lega di Matteo Salvini possa continuare a far parte della maggioranza, nonostante lo stesso senatore del Carroccio Bagnai non chiuda definitivamente la porta alla prosecuzione del patto.

Ad ogni modo oggi l'ipotesi che si possa andare al voto subito è tutt'altro che scontata. Ma andiamo per gradi ricostruendo cosa è successo oggi e quali sono gli scenari futuri.

Conte al Senato: "Qui finisce il Governo, Salvini viola contratto per interessi di partito"

Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo in Senato ha annunciato le proprie dimissioni puntando il dito contro il leader della Lega Matteo Salvini, reo di avere innescato una crisi che - parole di Conte - ha compromesso "inevitabilmente l'azione del governo che qui si arresta".

Alle ore 20:22 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rifiutato la mano tesa offerta dalla Lega con il ritiro della mozione di sfiducia, ribadendo l'intenzione di dimettersi.

"Se Salvini non ha il coraggio politico di assumersi le responsabilità della crisi di governo me le assumo io. Andrò dal presidente della Repubblica".

L'attacco di Conte contro il suo vicepremier è stato a tratti durissimo, con ripetute accuse a Salvini di aver violato le "regole di correttezza istituzionale" e di aver invaso competenze di altri ministri inficiando l'azione di Governo. Ma non sono mancati passaggi al vetriolo come la contestata ostentazione da parte del leader della Lega di simboli religiosi.

Nella sua replica Salvini - auspicando il ritorno alle urne - non ha tuttavia chiuso la porta ad una eventuale prosecuzione dell'esperienza di governo. Una proposta che farà discutere tant'è che la Lega in serata ha ritirato la mozione di sfiducia a Conte presentata ormai ben 12 giorni fa. Una mozione che - benché giunga fuori tempo massimo - veniva giudicata dalla Lega come incoerente vista l'apertura rivolta da Salvini a Conte e 5 stelle per completare le riforme votando il taglio dei parlamentari, la legge di bilancio e poi... andare al voto.

Crisi di Governo, cosa succede ora

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accettato le dimissioni di Conte pregandolo di restare in carica per il disbrigo degli affari correnti. Da questo momento il governo è dimissionario e la crisi è - secondo la prassi costituzionale - ufficialmente aperta. 

Le consultazioni con le forze politiche dopo le dimissioni del governo Conte avranno inizio domani, mercoledì 21 agosto, alle ore 16.

mattarella conte dimissioni-2

Intanto a Palazzo Chigi sono già arrivati gli scatoloni per l'archiviazione dei documenti del Governo del cambiamento. Resta da vedere se la fine del Governo Conte sarà anche la fine della XVIII legislatura.

I tre partiti del centrodestra andranno separatamente alle consultazioni al Colle. Domani alle 11 si riunirà al direzione del Pd che dovrà dare mandato ad una delegazione dem per l'interlocuzione con il capo dello Stato. Non sarà facile per il segretario Zingaretti trovare una posizione univoca tra le diverse correnti. Sempre domani si riunirà l'assemblea dei deputati del Movimento 5 stelle ma senza il capo politico Luigi Di Maio.

Il governo Conte finisce tra urla e strepiti, il rapporto tra Lega e Movimento 5 stelle è irrimediabilmente rotto. Con la formalizzazione delle dimissioni nelle mani di Mattarella si aprono le trattative per formare un governo fondato su una nuova maggioranza sull'asse Movimento 5 stelle e Partito Democratico. 

Crisi di governo, il calendario delle consultazioni

Con la formalizzazione della crisi spetterà al capo dello Stato la convocazione delle consultazioni che inizieranno con l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i presidenti di Senato e Camera. Solo successivamente, verranno prese in esame le proposte dei partiti quando al Colle sfileranno via via tutti i gruppi parlamentari a partire da giovedì 22 agosto.

  • Consultazioni Mercoledì 21 agosto 2019
  1. il presidente emerito della repubblica, senatore Giorgio Napolitano, non trovandosi a Roma, verrà sentito telefonicamente.
  2. ore 16.45 - presidente del Senato: sen. avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati
  3. ore 16.45 - presidente della Camera dei deputati: on. dott. Roberto Fico
  4. ore 17.30 - gruppo parlamentare “per le autonomie (svp-patt,uv)” del Senato della Repubblica
  5. ore 18.00-  gruppo parlamentare misto del Senato della Repubblica
  6. ore 18.30 - gruppo parlamentare misto della Camera dei Deputati
  7. ore 19.00 - gruppo parlamentare "liberi e uguali" della Camera dei Deputati
  • Consultazioni Giovedì 22 agosto 2019
  1. ore 10.00 - gruppi parlamentari "Fratelli d’Italia"
  2. ore 11.00 - gruppi parlamentari "Partito Democratico"
  3. ore 12.00 - gruppi parlamentari "Forza Italia" – berlusconi presidente".
  4. ore 16.00 - gruppi parlamentari "Lega-salvini premier"
  5. ore 17.00 - gruppi parlamentari "Movimento 5 stelle"

Crisi di governo, cosa succede dopo

Quali sono dunque le ipotesi sul tavolo? Se Movimento 5 stelle e Partito Democratico troveranno un accordo potrebbe formarsi un governo giallorosso sullo schema che si era delineato con il cosiddetto "piano Ursula". Come avevamo anticipato l'apertura di un dialogo tra Pd e M5s si incanala sulla falsariga dell'avvicinamento trovato 14 mesi fa. 

Salgono le quotazioni anche di un ritorno in auge del pasionario M5s Alessandro Di Battista che potrebbe trovare spazio in un nuovo esecutivo che non potrà che avere una trazione pentastellata. Una strada talmente stretta che tra le ipotesi si deve menzionare giocoforza la possibilità che il capo dello Stato possa varare un cosiddetto "Governo del presidente", un governo tecnico ovvero di garanzia che traghetti il paese verso le elezioni. 

Elezioni sì, ma quando. Molto dipenderà dal tempo che prenderanno le consultazioni e se e quando verranno sciolte le Camere. Servono sessanta giorni per chiamare gli italiani alle urne per elezioni che si potrebbero tenere in autunno, per la prima volta in 70 anni. 

Il rischio che il Quirinale vuole scongiurare è quello di un esercizio provvisorio che si potrebbe profilare nel momento in cui non vi sia un governo nel pieni dei propri poteri a Palazzo Chigi. In tal caso non sarebbe solo l'aumento dell'Iva il più pericoloso dei mali, ma l'Italia potrebbe vivere una crisi di fiducia che potrebbe intaccare i fragili conti pubblici. 

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