Catalogna e Kurdistan, sui referendum autonomisti l'incubo della repressione

Una battaglia "a carte bollate" quella intrapresa dal governo di Madrid contro la "separatista" Catalogna, una molto più pericolosa quella portata avanti contro la popolazione curda nel Nord Iraq: 25 settembre e 1 ottobre le date da tenere a mente

Spagna, Turchia, Iraq: tre paesi in apparenza diversissimi che hanno in comune un autunno reso davvero bollente dalle spinte autonomiste che nelle prossime settimane daranno vita a due referendum su cui i governi nazionali promettono battaglia. 

Una battaglia "a carte bollate" quella intrapresa dal governo di Madrid contro la "separatista" Catalogna, una molto più pericolosa quella portata avanti contro la popolazione curda nel Nord Iraq al confine con la Turchia: il Governo di Ankara ha avvertito i leader del Kurdistan iracheno che il referendum sull’indipendenza “avrà un costo”.

I curdi hanno annunciato un consultazione non vincolante per il 25 settembre: il referendum che dovrà tenersi nelle regione settentrionali dell'Iraq è stata bocciato dal Parlamento iracheno e ha ricevuto anche le critiche dell’Iran. Troppo alto il timore delle potenze regionali che vedono nelle rivendicazioni delle minoranze curde sul proprio territorio una minaccia per la sicurezza nazionale: le aspirazioni separatiste del "nazione senza Stato" che popola le regioni al confine tra Turchia-Iraq-Iran entrano di diritto nello scacchiere geopolitico mediorientale rivoluzionato dalla Guerra in Siria e dalla rapida ascesa e caduta del sedicente Stato Islamico.

Dato per sconfitto il Califfato nero, ormai assediato a Raqqa e arroccato in piccoli villaggi nel deserto siriano, la rivendicazioni delle milizie curde sono viste sempre con maggiore timore e il ministero degli Esteri turco ha lanciato un avvertimento che sa di ultimatum: "L’insistenza del governo del Kurdistan iracheno sul referendum nonostante tutti i consigli amichevoli avrà senza dubbio un prezzo”, si legge nella nota che consiglia di fare un passo indietro “sull’approccio sbagliato”.

Il timore è quello che si possa passare da una guerra civile all'altra anche vista l'enorme disponibilità di armi che circolano nella regione. Vista dagli esecutivi mediorientali il referendum sull’indipendenza della regione autonoma curda dell’Iraq potrebbe essere il preludio a una guerra civile.

Madrid: "Polizia impedisca referendum in Catalogna"

Barcellona gli indipendentisti catalani hanno dato il via alla campagna per il referendum del 1 ottobre, sfidando Madrid e la Procura generale spagnola che ha minacciato l’arresto di 700 sindaci della Catalogna.

Il presidente indipendentista catalano, Carles Puigdemont, ha denunciato una “atrocità… poco degna di una democrazia” e ha annunciato che parteciperà sabato a una manifestazione a Barcellona al fianco dei sindaci per protestare contro la decisione della Procura.

Secondo i sondaggi i catalani sono profondamente divisi sull’indipendenza dalla Spagna, anche se il 70% di loro si dice favorevole alla tenuta di un referendum. Fra le città catalane più popolose, 6 si sono rifiutate di organizzare direttamente lo scrutinio e fra queste anche Barcelona.

Il capo del governo spagnolo, il conservatore Mariano Rajoy, assolutamente deciso ad impedire il referendum, ha rivolto un appello ai dirigenti catalani affinché si allineino alle decisioni della giustizia: la Corte costituzionale spagnola ha infatti dichiarato nulla la legge che convoca la consultazione.

Il rischio è quello di un vero e proprio caos amministrativo. La Procura della Catalogna ha ordinato a tutti i corpi di polizia della regione di fare tutto il possibile per impedire il referendum di autodeterminazione convocato dal governo regionale indipendentista e vietato dalla magistratura.

In un documento diffuso dalla Procura e rivolto a “tutte le unità di polizia”, la Guardia civile, la polizia nazionale e le Mossos d’Esquadra, che dipendono dal governo catalano, si ordina di agire contro le autorità, i funzionari o i singoli “al fine di evitare che si commettano dei reati”.

“I funzionari di polizia adotteranno direttamente le misure necessarie per sequestrare i mezzi o gli strumenti volti a preparare o organizzare il referendum illegale”, si legge a proposito dello scrutinio previsto il primo ottobre. Fra queste misure, la Procura menziona il sequestro delle “urne, delle schede elettorali, dei manuali di istruzione per gli scrutatori dei seggi, i registri elettorali, la propaganda elettorale, gli elementi informatici, oltre a tutto l’altro materiale di diffusione, promozione e realizzazione del referendum illegale”.

Un autunno caldissimo, ancora nel segno del referendum che, come il caso Brexit ha insegnato, lasciano aperto ogni scenario. 

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