Decadenza Berlusconi: si vota mercoledì 27 novembre alle ore 19

Dal 10 maggio 1994 il Cavaliere ha fatto spola tra Palazzo Chigi e Palazzo Madama. Tra poche ore il voto sulla decadenza potrebbe chiudere il ventennio berlusconiano e sancire l'inizio delle ostilità fuori dal "palazzo"

Ci siamo. Poche ore e si saprà se il berlusconismo "attivo" politicamente si potrà dire chiuso. Mercoledì 27 novembre, ore 19. Questa data potrebbe diventare uno spartiacque della storia politica italiana: senza Berlusconi "nel palazzo" sarà tutta un'altra politica. Forse, sarà un'altra Italia. Chi mercoledì sera sarà chiamato a decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi sa bene che con il suo voto si scriverà qualcosa che va oltre la stretta attualità e molto oltre la sopravvivenza del governo di larghe intese.

IL VOTO - Il regolamento del Senato prevede che non sia la relazione della Giunta delle Immunità a dover essere votata. Questa, qualora non ci sia nulla da obiettare, deve intendersi come approvata. Dovranno invece venir votati gli ordini del giorno (qualora ne vengano presentati) depositati in difformità della relazione. Domani, ad esempio, alla proposta della Giunta delle Immunità di non convalidare l'elezione di Berlusconi e quindi di farlo decadere dal suo mandato di parlamentare, verranno presentati numerosi ordini del giorno - alcuni dicono anche che i senatori di Forza Italia ne presenteranno uno ciascuno - e questi dovranno essere votati, ognuno, separatamente. La discussione generale però dovrebbe essere unica: un intervento per ogni gruppo di non più di 10 minuti l'uno sul complesso degli ordini del girono. Ma per ognuno di questi ci dovrà essere uno scrutinio ad hoc. 

ORE 19 - Il voto di tali ordini del giorno dovrebbe cominciare alle 19 di mercoledì sera, così come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo, ma la seduta dedicata alla questione della decadenza di Berlusconi potrebbe iniziare molto prima visto che sempre la Conferenza dei capigruppo ha stabilito che di questo tema si parlerà non appena si concluderà l'esame della legge di Stabilità. E se tale esame finirà stanotte, la seduta d'Aula sulla decadenza prenderà il via domani mattina verso le 9,30, altrimenti più tardi, ma comunque, sempre prima delle 19. 

L'ITER - Venti senatori potranno sempre chiedere poi che si voti sugli ordini del giorno a scrutinio segreto, ma questo dipenderà da cosa deciderà di fare il presidente Pietro Grasso. Lui, in apertura di seduta, dovrà infatti dire quale sarà l'atteggiamento da tenere alla luce di quanto già deciso nei giorni scorsi dalla Giunta per il Regolamento in tema di voto segreto. Il M5S, secondo quanto si apprende, avrebbe chiesto la diretta Tv per il tempo in cui durerà la discussione generale. 

RABBIA BERLUSCONI - Nell'attesa, Berlusconi ha intanto espresso il suo "pollice verso" nei confronti del governo Letta ai parlamentari di Forza Italia. Il senso dell'incontro con i gruppi del partito a Montecitorio è chiaro: far capire che, comunque vada, ormai per Berlusconi chi siede al governo è da considerare, chi più (Letta) e chi meno (Alfano) nemico. E così davanti agli "azzurri" il Cavaliere ha rispolverato quelle "sentinelle del voto" (sulla decadenza) che tanto ricorda la polemica sul "milione di voti persi per brogli" all'epoca della vittoria al fotofinish di Romano Prodi. Stavolta le sentinelle, però, si dovranno muovere prima delle urne. Obiettivo: "Spiegare agli italiani che solo concentrando i voti sul principale partito di centrodestra, Forza Italia, si può arrivare a governare il Paese". Per questo è necessario attaccare i nemici. E farlo nel giusto modo. Così Letta e i suoi uomini di governo sono coloro che hanno partorito "la legge di Stabilità delle poltrone" mentre degli alfaniani che siedono a Palazzo Chigi non sente la mancanza: "È meglio essere di meno, si ha un bel vantaggio. Almeno, ora mi trovo davanti a persone tutte simpatiche. È bello esser qui, siete tutti simpatici, prima non potevo dirlo...".

ATTACCO A LETTA - Prima di entrare a Montecitorio per incontrare i suoi parlamentari, Berlusconi si è sfogato davanti alle telecamere di Studio Aperto: "Questo è un governo che ho fortemente voluto. Aveva tre missioni: la pacificazione nazionale, perchè ritengo che il paese non possa andare avanti in una contrapposizione così forte, da guerra civile; fare finalmente, grazie all'inedita collaborazione tra centrodestra e centrosinistra, le grandi riforme istituzionali necessarie per ammodernizzare il nostro paese; la ripresa economica che non si aggancia però se non con una politica di sviluppo e crescita e non con una politica di sinistra come questa del tassa e spendi. Aveva tre missioni - conclude Berlusconi - e sono tutte fallite".

PD - E' Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, a parlare a nome del partito. E le sue parole non ammettono repliche: "Sono anni, tra poco saranno decenni, che si discute sempre dello stesso argomento. Siamo all'epilogo di lunga stagione politica e di un ciclo storico che finirà sui libri di storia". A Cuperlo la lettura, a Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd, il contrattacco: "Stiamo assistendo a un'escalation con toni sempre più violenti da parte di Berlusconi", ha affermato. "Oramai è chiaro che per sfuggire alla legge è pronto a incendiare l'Italia. Cedere al suo ricatto e alle sue minacce, creerebbe un precedente devastante per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche". E ancora: "Invocare la piazza contro una sentenza emessa da un tribunale - ha denunciata ancora Leva - rappresenta un punto di rottura con la storia della repubblica e con il nostro sistema democratico. E' una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-stato. Di fronte a queste parole le forze politiche democratiche hanno il dovere di reagire costruendo un argine in difesa delle istituzioni".

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