Stretta su contratti a termine e pubblicità sui giochi: cosa c'è nel decreto dignità

E' il primo provvedimento del governo Conte, voluto fortemente da Di Maio

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, durante l'assemblea di Confartigianato all'auditorium "La Nuvola", Roma, 26 giugno 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

Il decreto dignità dovrebbe arrivare sul tavolo del primo Consiglio dei ministri politico entro questa settimana, come ha assicurato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Col decreto dignità, ha sottolineato qualche giorno fa Di Maio, "tutto ciò che mette i bastoni tra le ruote a cittadini e imprese da qui ai prossimi mesi dev'essere semplificato o eliminato del tutto". La 'sfida' del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico è dunque quella "di rivedere quelle norme che stanno rendendo un inferno la vita dei cittadini".

Cos'è il decreto dignità e cosa prevede

Ma cos'è il decreto dignità e cosa prevede? Il primo provvedimento del governo Conte, visionato dall'agenzia Ansa, è diviso in undici articoli e all'interno ci sono alcuni dei temi su cui si sono concentrati gli annunci di Luigi Di Maio dal momento dell'insediamento dell'secutivo (e in campagna elettorale). Sono previste misure per limitare il precariato, modificando la disciplina dei contratti a termine. Poi gli interventi per contrastare la ludopatia e il pacchetto fiscale, che comprende tra le altre cose il rinvio della fattura elettronica per i benzinai e l'abolizione del redditometro. Multe alle imprese che incassano aiuti di Stato e poi delocalizzano. Bando totale alla pubblicità di giochi e scommesse per contrastare il gioco d'azzardo. Vediamo quali sono i singoli punti del provvedimento nel dettaglio.

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  • Contratti a termine più cari, tetto di 4 proroghe - Il limite massimo resta di 36 mesi ma ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%. Ridotte anche le proroghe, che non potranno essere più di quattro (oggi sono cinque). Viene anche aumentato a 270 giorni il termine per impugnarlo.
  • Tornano le causali, contratti di somministrazione con tetto al 20% - Esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali saranno le tre tipologie di causali per giustificare il contratto a termine, da indicare al primo rinnovo o per quelli oltre i 12 mesi. Anche i contratti in somministrazione andranno conteggiati nel limite del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine.

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  • Multe per chi delocalizza - Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi dieci anni arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. Previsto anche che lo stesso beneficio venga restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali. Andra' recuperato, con un meccanismo di 'recapture', anche l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti.
  • Tutela dell'occupazione con aiuti di Stato - Nel caso la concessione di aiuti di Stato preveda una valutazione dell'impatto occupazionale, i benefici vengono revocati in tutto o in parte a chi riduca "i livelli occupazionali degli addetti all'unità produttiva o all'attività interessata dall'aiuto nei dieci anni successivi alla data di conclusione dell'iniziativa".
  • Stop pubblicità sui giochi, multe da 50mila euro - Stop totale agli spot sul gioco d'azzardo, che dal 2019 scatterà anche per le sponsorizzazioni e "tutte le forme di comunicazione", comprese "citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli". A chi non rispetterà il divieto arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità", con un "importo minimo di 50.000 euro". Gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro per chi viola il divieto durante spettacoli dedicati ai minori.
  • Fatturazione elettronica e spesometro - Nel pacchetto fiscale previsto il rinvio al 1 gennaio 2019 dell'obbligo di fattura elettronica per l'acquisto di carburanti da parte delle partite Iva, che potranno mantenere fino a fine anno anche la carta carburante. La misura dovrebbe valere solo per la vendita al dettaglio e non per tutta la filiera (con un costo stimato tra i 30 e i 50 milioni di euro). Tra i correttivi allo split payment possibile lo stop per i professionisti (circa 35 milioni) e una accelerazione dei tempi dei rimborsi Iva. Prevista anche l'abolizione del redditometro, visto l'uso "davvero limitato" dello strumento, e un rinvio al 31 dicembre dell'invio cumulato dei dati dello spesometro (la prossima scadenza sarebbe settembre).
     
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