La nuova crociata di Di Maio: "Basta Coca Cola nei distributori a scuola"

Il vicepremier pentastellato vorrebbe sostituire la Coca Cola con il succo d'arancia nei distributori automatici presenti nelle scuole italiane.

Il vicepremier Luigi Di Maio (D) con il presidente di Coldiretti Ettore Prandini sul palco del Villaggio Coldiretti allestito al castello Sforzesco a Milano, 5 Luglio 2019. ANSA / MATTEO BAZZI

La Coca Cola cantata da Vasco Rossi fa bene perché fa digerire, ma sarebbe meglio che i bambini la evitassero almeno a scuola. Parte da Milano e dal palco di Coldiretti la crociata salutista di Luigi Di Maio che dice "basta" a cibo spazzatura e bevande gassate nei distributori degli istituti scolastici.

Il vicepremier pentastellato vorrebbe sostituire la Coca Cola con il succo d'arancia nei distributori automatici presenti nelle scuole italiane.

"È assurdo che un bambino nel corridoio della propria scuola abbia ancora distributori automatici di Coca cola o di prodotti che non sono Made in Italy - ha detto prendendosela in particolare con la classica bevanda a stelle e strisce - mettiamoci un bel distributore di succo d'arancia nei corridoi delle nostre scuole, facciamogli bere una bella spremuta d'arancia".

"Il buon mangiare viene anche dall'educazione alimentare e l'educazione alimentare si deve fare a partire dalle scuole, prima di tutto eliminando tutti questi distributori di cibo spazzatura che viene somministrato ai nostri bambini in età adolescenziale".

Restando al tema 'cibo e salute', il ministro per lo Sviluppo economico ha garantito inoltre che darà "battaglia al grano con agenti chimici e glifosato: ce la metteremo tutta".

Il falso cibo Made in Italy nel mondo vale 100 miliardi (e ci ruba 300mila posti di lavoro) 

Oggi il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini ha consegnato al vicepremier e ministro dello Sviluppo economico un cesto di prodotti tricolori taroccati, dal Caccio Cavallo brasiliano al Reggianito prodotto in Argentina, dalla Pomarola al Parmesao, dalla Mortadela al vino Bortolino. Un gesto per denunciare l'accordo appena siglato tra la Ue e i Paesi del Mercosur legittima la falsificazione di oltre il 93% dei prodotti agroalimentari made in Italy in Sudamerica, compresi i prodotti più esportati all'estero

"Nel negoziato su un totale di 297 denominazioni italiane Dop/Igp e di 523 vini riconosciute dall'Unione europea ne saranno tutelati meno del 7% (appena 57 tra alimentari e bevande) che dovranno peraltro in molti casi convivere per sempre con le 'brutte copie' sui mercati sudamericani" .

"Da qui la necessità - continua Prandini - di rivedere il meccanismo degli accordi dove vanno applicati tre principi fondamentali: parità delle condizioni, efficacia dei controlli, reciprocità delle norme. Solo così sarà possibile assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro e la salute".

"Ma per fare ciò occorre anche eliminare una volta per tutte il segreto di Stato su tutti i cibi importati facendo rispettare la storico pronunciamento del Consiglio di Stato del 6 marzo 2019 sull'accesso ai dati dei flussi commerciali detenuti dal Ministero della Salute e fino ad ora preclusi per ragioni pretestuose", avverte.

"Ciò consentirà - conclude Prandini - di mettere fine all'inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani ma anche di consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all'impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti''.

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