Di Maio sfida Salvini: "Porti chiusi solo in certi casi, con la Lega differenze enormi"

Con una campagna elettorale ancora tutta da affrontare, il Movimento 5 stelle prova a rimarcare le differenze dagli alleati di governo: "Ma avanti insieme altri quattro anni"

Ansa

E' un Luigi Di Maio battagliero (mancano d'altra parte 40 giorni alle elezioni) quello che oggi non lesina critiche, seppur velate e mai radicali, nei confronti dell'alleato di governo Matteo Salvini. Chiudere i porti "rappresenta una misura occasionale" e in Libia c'è un'emergenza che non può essere trattata "come un tema da campagna elettorale" dice il vicepremier al Corriere della Sera. Per quel che riguarda la crisi libica, "il governo sta monitorando giorno dopo giorno. L'obiettivo è garantire la sicurezza del nostro Paese e dell'area, delle aziende italiane e dei nostri militari che svolgono un lavoro straordinario a sostegno della popolazione locale. Bisogna avere testa in questi momenti e lavorare con responsabilità. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l'altro. Le parole hanno un peso".

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Il riferimento al collega Salvini è evidente: "Se non si ponderano i toni il rischio è incrementare le tensioni. E di fronte a un inasprimento sul terreno la possibilità che possano riprendere gli sbarchi verso le nostre coste c'è, non è un mistero. Quindi i primi ad essere colpiti saremmo noi, come Italia. Ripeto: ci vuole responsabilità, non è uno scherzo quello che sta succedendo. Dobbiamo fare squadra e giocare da squadra. La Libia non può essere trattata come un tema da campagna elettorale, la Libia è un interesse strategico del nostro Paese".

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Il capo politico del M5s sembra non voler più sposare, dopo un anno durante il quale ha sposato appieno la linea politica leghista sul fronte immigrazione, al punto da "salvare Salvini" sul caso Diciotti, la scelta di chiudere i porti: "Chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l'Ue, ma è pur sempre occasionale", puntualizza il vice premier, "Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale".

"Certamente" con Matteo Salvini ne abbiamo già parlato e, prosegue, "ne stiamo parlando insieme al presidente Conte e ai ministri competenti. Sarebbe utile, indipendentemente dagli sviluppi in Libia, se convincessero Orbán e i suoi alleati in Europa ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia, visto che il Sud Italia è frontiera europea. Il problema è proprio questo. Sento tanto parlare di sovranisti, ma è troppo facile fare i sovranisti con le frontiere italiane. Così non va bene, qui ci vedo un po' di incoerenza. Non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle". Resta da capire quanto, in concreto, il M5s riuscirà a incidere nella strategia scelta dal Viminale.

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Di Maio: "Differenze enormi tra Lega e Movimento 5 stelle"

Poi la sottolineatura: "Io sono un uomo di parola e l'ho dimostrato" ma "non nego che ci sono delle differenze enormi tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega". I due partiti sono tenuti insieme dal collante identificato nel contratto di governo. Ma in tempi di campagna elettorale un appiatimento del M5s sulle posizioni leghista non è una strategia che può portare nulla di buono ai pentastellati: le differenze ci sono secondo Di Maio "ad esempio anche sul 25 Aprile. Per me la Liberazione è un giorno da ricordare, così come gli anni subito dopo. Fa parte della storia del nostro Paese, non possiamo fregarcene della nostra storia. Con il menefreghismo non andiamo da nessuna parte".

Con la Lega c'è "un naturale confronto, tra due forze politiche diverse, l'importante è portare a casa i risultati. Io sono una persona pacifica, non mi piace discutere, preferisco lavorare con serenità". Nessun timore in casa M5s che il Partito democratico di Zingaretti possa avvantaggiarsi della dialettica Salvini-Di Maio: "L'unica proposta che ho visto avanzare da questo nuovo Pd è l'aumento degli stipendi dei parlamentari, mentre sul salario minimo fanno orecchie da mercante. E poi c'è un tema, che per me è centrale: la questione morale. Noi abbiamo avuto un singolo a Roma ed è stato cacciato in 30 secondi, al Pd hanno dimezzato il partito in Umbria e sono ancora tutti lì. La questione morale è una cosa seria, non è che la risolvi incorniciando una foto di Berlinguer nella sezione di partito".

"Ci sperano in molti nella caduta di questo governo, ma per quanto mi riguarda va avanti per altri 4 anni. Il voto delle Europee non condizionerà gli equilibri" assicura Di Maio. Non tutti ci scommetterebbero. 

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