Uno scandalo tra deliri, tradimenti e campagna elettorale

Si arricchisce di nuovi particolari e duri attacchi lo scandalo in casa Lega Nord. Da maroniani contro il "cerchio magico sudista" a berlusconiani che colgono l'occasione per colpire l'ex alleato

Il momento è giunto. Tanto in casa Lega che sul fronte di centrodestra dell'arco politico, è tutti contro tutti. Si pensava che le dimissioni di Berlusconi avrebbero portato a questa situazione ben prima. Così non è stato. Troppo impegnati a "fare l'opposizione" i leghisti, a fare "la maggioranza" il Pdl. Ci si stava arrivando 'grazie' alla campagna elettorale, ma lo scandalo in casa Lega Nord ha accelerato il tutto. E così, tra deliri e tradimenti, sullo sfondo delle amministrative, eccoci giunti alla resa dei conti. Nella Lega e tra Lega e Pdl.

Il delirio 'sudista' di Zaffini il maroniano - Per chi non lo conoscesse, Roberto Zaffini è consigliere regionale Lega Nord nelle Marche. Territorio a sud del Po, nuovo confine dell'emisfero padano dopo le ultime regionali. Ebbene, Zaffini ha colto l'occasione per scagliarsi nuovamente contro il 'sud'. Non contro Roma Ladrona o contro i terroni, ma contro quello che ha chiamato "Cerchio magico sudista". Per Zaffini, infatti, "il nostro grande condottiero Umberto Bossi, da anni malato, come in una saga molto padana è stato accoltellato dalla moglie siciliana, dalla 'badante pugliese' (alias, Rosy Mauro, ndr) e dal tesoriere calabrese, ovvero da un cerchio magico ampiamente d'oltre Po". Ora, per Zaffini, "si apre un nuovo momento" con la Lega che da "partito personale si trasforma in partito di popolo, guidato, spero, da Roberto Maroni". 

L'ombra delle nuove rivelazioni - Si aggrava sempre di più, intanto, la posizione della famiglia Bossi. Secondo quanto emerge dall'interrogatorio del 3 aprile di Nadia Degrada, impiegata della Lega Nord, "dopo il 2003 c'è stato l'inizio della fine: si è cominciato con il primo errore, consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi, se non ricordo male da parte dell'onorevole Speroni. Dopodichè si sono cominciate a pagare, sempre con soldi provenienti dal finanziamento pubblico, una serie di spese personali a vantaggio di Riccardo Bossi e degli altri familiari. In particolare, con i soldi della Lega venivano pagati i conti personali di Riccardo Bossi, per migliaia di euro, e degli altri familiari, come per esempio i conti dei medici sia per le cure di Bossi che dei suoi figli". E ancora. "Mi si chiede se siano entrati nelle casse della Lega Nord soldi in contante in nero. Si - ha confermato Degrada ai pm - mi ricordo, per esempio, che alcuni anni fa l'ex amministratore della Lega Nord, Balocchi, potrà 20 milioni di lire in contante dopo essersi recato nell'ufficio di Bossi".

Zaia: "Errore mischiare politica e famiglia" - Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, è convinto che "la candidatura di Renzo Bossi al Consiglio regionale lombardo è stata un errore. Per principio, non assocerei mai parenti e familiari alla mia carriera. I parenti non andrebbero candidati, e non solo in politica, tant'è che, ad esempio, ho sostenuto il ministro Gelmini contro i baroni e il nepotismo negli incarichi all'Università". Paragone particolare. Ma sufficiente, evidentemente, per suffragare la tesi per cui il tutto è riconducibile a un problema di "codice etico" di cui "la Lega si dovrebbe dotare". Quanto, poi, alle prossime amministrative, Zaia spiega che la divisione con il Pdl "è stata un bene, perchè ora la Lega deve contarsi. Non andiamo alle elezioni con grandi credenziali, ma dobbiamo andare avanti, pensare che dobbiamo fare chiarezza, e che comunque la Lega ha sempre professato gli ideali etici, morali, di legalità. Se prenderemo una bastonata" conclude Zaia "vorrà dire che è la lezione che ci meritavamo". Se non è un attacco alla vecchia gestione, poco ci manca.

L'attacco degli ex alleati - "Non mi interessano le vicende interne alla Lega" spiega Alemanno, sindaco di Roma che solo qualche mese fa imboccava Umberto Bossi nel celebre 'patto della pajata'. Quello che però interessa al primo cittadino della Capitale - ed ecco l'attacco dell'ex alleato - "è che scompaia la dicitura 'Lega Nord per l'indipendenza della Padania'. Mi auguro che la nuova dirigenza della Lega affronti questo tema che è fondamentale per garantire che è dentro l'unità nazionale", Ma è da Verona, città in piena campagna elettorale, che il Pdl spara contro la Lega Nord, tanto contro il vecchio corso 'bossiano' che contro il duo Tosi-Maroni. "Ogni voto dato al sindaco uscente" spiega Luigi Castelletti, candidato Pdl al comune contro il leghista Tosi "è un voto dato alla Lega. Se non sbaglio, vicino al nome di Tosi c'è quello di Bossi". 

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