Bersani dirige il traffico: "Alleanza Monti-Vendola? Ci penso io"

Il segretario del Pd si dice pronto a gestire, se necessario, un patto tra il governatore della Puglia e il Professore: “Sono le primarie che lo hanno deciso”

“Il traffico lo dirigo io”. Pierluigi Bersani pur di far stare insieme Nichi Vendola e Mario Monti è pronto a indossare i panni da vigile urbano. Il segretario del Pd ha un sogno: costruire attorno all’asse dei democratici una grande coalizione che vada dal governatore della Puglia al Professore della Bocconi.

C’è chi lo chiama nuovo Ulivo. I detrattori, che ne ricordano la funesta esperienza del 2006 e il mini governo Prodi appeso alle volontà di Mastella, e chi, più gergale e al passo con i tempi, parla di famiglia allargata. Con Bersani, da buon padre di famiglia, disposto a prendersi carico del ‘traffico’: “sono le primarie che lo hanno deciso”, sottolinea sicuro a Repubblica Tv. Insomma il candidato premier del centro-sinistra è disposto a fare da cuscinetto con tanto di colla in mano per mettere assieme fin da subito, ancor prima del voto, i cocci che si porta con sé una campagna elettorale aspra.

LA SINTESI DI BERSANI – È chiaro che tutto dipende dall’esito delle urne. La vita del Pd ma soprattutto quella di Sel sarebbe più facile se gli elettori consegnassero alla coalizione una maggioranza solida nei due rami del Parlamento. Ma così non è, o più precisamente, così non appare. Il nodo è sempre lo stesso: i numeri del Senato che, stando agli ultimi sondaggi consultabili, non garantirebbero stabilità di manovra. E allora di necessità virtù, con tanto di strategia pianificata ora per il dopo. “Anch’io – ha continuato al videoforum di Repubblica – non vedo il problema risolto in premessa. Ma il 51 per cento alla Camera e al Senato, che è possibile, sdrammatizza il tema. Ma soprattutto: coi problemi che ha davanti questo Paese, purtroppo, queste cose passeranno in secondo piano e voglio vedere chi non si assume la responsabilità. È il governo che indica la strada e lì si vede chi si tira indietro. Io non mi immagino nelle segrete stanze a mediare, ma a tirar dritto con quattro, cinque provvedimenti, e lì si capirà chi si tira indietro”. E se parlare di alleanze vere e proprie è prematuro, Bersani definisce la strategia l’arte di “fare sintesi”. E spiega: “Non è che se Monti o la sua squadra non è nel governo non ha un rapporto con me, non l’ascolto. Riterrei un danno non avere una interlocuzione con tutti”.

CATASTROFE DESTRA – Il disegno del segretario è chiaro: far di tutto, anche alleanze rischiose, pur di non far vincere Berlusconi, il vero avversario della partita di fine febbraio: “Questi lunghi anni della destra ci hanno consegnato una situazione che assomiglia un po’ a una catastrofe: economica, morale, etica. C’è un disamore radicale in giro per il Paese e quindi immagino ci voglia un governo da combattimento perché bisogna che governi ma anche ricostruisca”.

VENDOLA – A stretto giro dalle parole pronunciate da Bersani in ‘casa’ di De Benedetti c’è chi è lesto a mettere i puntini sulle i. Ospite su un altro forum, quello del Corriere.it, il leader di Sel appare subito sul pezzo: “L’alleanza non è un guinzaglio e io non sono un cagnolino da salotto dentro il centrosinistra”. Come dire, occhio a non tirare troppo la corda. La vicenda è nota: Monti e Vendola, in questa storia, potrebbero essere paragonati ad un protone e ad un elettrone: si respingono ma entrambi gravitano attorno ad un nucleo. Nichi lo sa, ma allo stesso tempo non è ancora sicuro se prendersi la responsabilità di rompere e fare il Bertinotti di turno. Per questo, dopo aver piantato i paletti dello steccato, lascia una porta aperta e manda un sms di stima a Bersani: “È uno degli esempi migliori del riformismo italiano e poi ribadisco che non è una persona cinica. È una persona vera, perbene e per questo io mi fido anche personalmente. L’alleanza è un corpo vivo e noi dobbiamo essere capaci di offrire feedback ai ceti sociali con i quali interloquiamo”. Corpo vivo, forse dinamico. Forse allungabile al centro?

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