sabato, 26 luglio

La politica saluta il 2012 con il caos totale

Monti in campo significa Montezemolo in panchina. Berlusconi candidato perché un anno fa "sono stato vittima di un complotto". Bersani alle prese con twitter e primarie. Ingroia attacca il Pd, poco antimafia. E Grillo continua contro tutto e tutti

Daniele Nalbone 31 dicembre 2012

Il 2012 politico esplode gli ultimi colpi in canna. E sono colpi 'preparatori' ai due mesi di caos, i primi due mesi del 2013, che ci accompagneranno alle prossime elezioni.

Il 24 e il 25 febbraio gli italiani saranno chiamati a scegliere il prossimo primo ministro e la sfida è tra cinque candidati o leader: Berlusconi (o chi per lui), Monti (o meglio qualcuno che porti in mano l'Agenda Monti), Bersani, Grillo (o chi scelto da lui e Casaleggio) e Ingroia. Con un sesto 'outsider' in rampa di lancio: Oscar Giannino che il 2 gennaio presenterà il 'partito' del percorso di Fermare il declino: si chiamerà Fare.

E sono proprio questi cinque nomi che stanno movimentando le ultime ore del 2012, pronti al rush finale verso le urne. O meglio: Berlusconi continua nel suo show, Monti(zemolo) con Casini vanno avanti nello stilare piani, agende e tattiche, Grillo non smette di sparare a zero contro qualunque cosa si muova, Bersani twitta pensieri di 'rivoluzioni primarie', Ingroia si agita ponendosi come l'uomo 'contro'.

BERLUSCONI. Nella caduta del suo governo, Silvio Berlusconi vede l'ombra di un complotto e lo ha ribadito nell'ultimo giorno dell'anno in una intervista a Radio Capital: "Ci fu un uso criminale dello spread, mentre sul ruolo di Napolitano non do giudizi, sarà la Commissione a far emergere i ruoli che ciascuno ha svolto".

Quanto all'appoggio di alcune cancellerie a Monti, "è chiaro - ha osservato - che gli altri Paesi difendono i loro interessi. Berlusconi premier non piaceva. Io non sono stato irriso ma temuto in Europa".

Lapidario, invece, su Casini che "dice che ridevano di me ai vertici del Ppe": per Silvio "è una menzogna totale che si aggiunge alle tante che è abituato a dire. Dai leader del Ppe sono considerato il maggior esperto in economia. Casini e il suo compare Fini sono una iattura, le peggiori persone che io abbia avuto modo di incontrare facendo politica. Ho proposto una commissione d'inchiesta sulla nascita del governo tecnico anche perché ci sono tanti fatti da appurare a cominciare dal tradimento di Fini, quale promessa gli fu fatta? Ne verranno fuori delle belle, anzi delle brutte". 

Da europeista convinto, poi, negli ultimi mesi Silvio ha indossato i panni dell'euroscettico. E non manca di ribadirlo: "Io voglio una Europa più unita politicamente. Non vorrei andare nella direzione di una uscita dall'Euro ma ottenere che la Bce sia una Banca Centrale a tutti gli effetti, garantendo i debiti sovrani ed essendo disposta a stampare moneta in caso di necessità". 

Ma "se la Bce non dovesse garantire i nostri debiti pubblici ci vedremo costretti a uscire dall'Euro, e ritornare alla vecchia moneta che potrebbe essere stampata dalla Banca nazionale e questo permetterebbe svalutazioni competitive".

"Spero - ha concluso il leader del Pdl - non si debba giungere alla disperazione di una decisione di questo genere e vedo con paura questa situazione che porterebbe alla distruzione dell'Euro e dell'Unione Europea".

I MONTI BOY'S: MONTEZEMOLO... In prima fila tra i sostenitori dell'Agenda Monti c'è ovviamente lui, Luca Cordero di Montezemolo. L'ex presidente Ferrari si è posto come volto nuovo della politica e ribadisce questo ruolo: "Non chiedo nulla per me in cambio del mio impegno e dunque non mi candiderò. Lascerò spazio alle tante persone di qualità che si sono impegnate e hanno lavorato per l'associazione in questi anni. E' giusto che siano soprattutto loro i protagonisti della Terza Repubblica. Ora che questo lavoro diventa una componente fondamentale della Lista della società civile che sosterrà la mia candidatura del presidente Monti, sono felice di mettermi a disposizione con un'ulteriore carica di energia per la campagna elettorale". 

Montezemolo, in un'intervista a Repubblica, esclude di entrare a far parte di un nuovo esecutivo come ministro. "Sono convinto che Monti sarò il prossimo presidente del Consiglio, perché la vocazione maggioritaria che ha rivendicato è sostenuta da un progetto forte e persuasivo". Quanto a Italia Futura "si appresta a trasformarsi in qualcosa di molto più ampio e diverso, di cui non sarò io il leader".

Su una eventuale alleanza con il Pd, dopo le elezioni, Montezemolo dice: "Nella mia professione sono abituato a correre per vincere, e così credo il presidente Monti. Non lo diciamo con presunzione o pensando che gli avversari politici siano deboli. Comunque saranno gli elettori a decidere che posizione della classifica assegnarci. Per quanto riguarda il Pd, ha un'idea molto diversa dalla nostra su quello che serve al paese. Spesa pubblica e conservatorismo nelle riforme sociali - prosegue il presidente della Ferrari - sono inconciliabili con un programma che mette al centro la crescita, la concorrenza, le liberalizzazioni, il merito e la mobilità sociale e che si fonda sull'assoluta necessità che lo Stato faccia un passo indietro lasciando spazio all'iniziativa privata per creare sviluppo e occupazione. Aggiungo che una parte della sinistra e del sindacato punta a dividere lavoratori e imprese in un momento in cui i nostri destini sono davvero legati".

... E CASINI. Ormai il leader dell'Udc parla solo a tavola, mentre è seduto sul divano o camminando per casa. Casini pontifica con cadenza praticamente quotidiana dal giornale edito da sua moglie Azzurra Caltagirone: Il Messaggero. 

Da qui Pier Ferdinando Casini risponde agli strali della polemica lanciata dal Pd contro l'operazione neocentrista guidata dal premier uscente Mario Monti: "La cosa triste del ragionamento di Bersani, peraltro ottima persona, è che traspare la nostalgia per un centro che è più che altro un centrino, che non deve disturbare più di tanto il manovratore a palazzo Chigi".

Per il leader dell'Udc "la sfida di Monti, invece, sarà un fatto positivo anche per la sinistra: li obbligherà a fare i conti con le tante questioni che lasciano in sospeso". E a chi teme che l'obiettivo di Monti e Casini sia scompaginare il bipolarismo, Casini ha replicato: "Lo considerano un pericolo tutti quelli che sono nostalgici del passato".

Quanto al Pdl, Casini spiega che "la scelta di precludersi alla collaborazione non l'abbiamo fatta noi: l'hanno fatta loro. E' stato il Pdl a togliere la fiducia al Governo; è stato Berlusconi a partire all'inseguimento della Lega".

BERSANI. Il segretario del Pd, tra una "primaria" e l'altra, mostra il massimo rispetto per il presidente del Consiglio uscente, ma dopo la sua decisione di fare politica serve "chiarezza" per rispetto agli elettori che saranno chiamati a votare a febbraio. 

E a Monti, Bersani pone "delle domande politiche", fermo restando che "io voglio organizzare il campo dei progressisti e poi tenere la testa aperta a forze europeiste che siano alternative al populismo e a Berlusconi".

Per esempio, ha spiegato, "Monti vuole mettersi in Europa nello stesso posto dove è Berlusconi? O dove altro? Domanda legittima. Monti e il centro pensano che il bipolarismo non vada bene? Vogliono smontarlo? E se non vogliono smontarlo, da che parte si mettono?". Inoltre "ho obiettato anche attorno all'esigenza di essere molto rigorosi nella distinzione tra politica ed istituzioni. Io ho molta stima e rispetto di Bondi, ma sta facendo un altro mestiere, non può farne un altro".

Nelle prossime settimane "arriveremo al merito", ha aggiunto il segretario del Pd: "Cosa pensa dei diritti civile, degli esodati... Io ho detto da due anni che voglio organizzare il campo dei progressisti e poi tenere la testa aperta a forze europeiste che siano alternative al populismo e a Berlusconi. Quindi la mia proposta rimane ferma. Però parliamo di politica, vediamo di chiarirci".

Quanto alle primarie di casa Pd, Bersani via twitter si è limitato a un solo commento nei canonici 140 caratteri: "Dai primi risultati delle primarie parlamentari successo di giovani e donne. Ne sono felice". 

GRILLO. Come d'abitudine, Grillo non parla. Grillo 'posta'. E sul suo blog non risparmia nessuno: attacca Monti, prende in giro Casini, chiude la porta a Ingroia. Il tutto in un contorto intervento che parla di una serie di 'foglie di fico' che, secondo lui, ogni candidato starebbe indossando per coprire le loro e altrui vergogne.

"La biblica foglia di fico serviva per coprire i genitali di Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso Terrestre. Per nascondere le loro vergogne. L'utilità della foglia di fico in politica è evidente. Una verniciatura arancione o montiana e il vecchio torna come nuovo. E' un gioco di specchi, una vecchia tecnica di marketing. Cambio il fustino, ma il contenuto è sempre lo stesso: il partito".

Quindi, i nomi: "Nel caso di Rigor Montis l'operazione serve a salvare Azzurro Caltagirone e l'UDC di matrice cuffariana e clericale dall'uscita dal Parlamento, nel caso di Ingroia a creare un minestrone con tre partiti, Idv, Verdi e Prc che non hanno da soli alcuna possibilità di superare lo sbarramento elettorale. In più ci sono gli arancioni, in sostanza due sindaci più i loro congiunti, una famiglia Cesaroni allargata".

Chi fa la foglia di fico, per Grillo "non sempre ne è consapevole. E' di solito una brava persona, onesta, che nel suo ruolo ha operato per il bene della società. I motivi della discesa in campo o salita in politica dei fogliafichisti appartengono talvolta alla sfera del mistero, in altri casi al desiderio di visibilità. I partiti per riciclarsi hanno un disperato bisogno di foglie di fico, cosa c'è di meglio di campioni della società civile per nascondere fallimenti ventennali, perché tutto cambi per rimanere come prima? Gratta la foglia di fico e trovi il vecchio partito, le sue logiche, i suoi affari, la sua nomenclatura". 

Quanto a Ingroia, che ha aperto la porta ai grillini, il comico genovese è chiaro: "Lo ringrazio, ma, per favore, la richiuda".

INGROIA. Per chiudere questo 2012 di caos politico, ecco che non si ferma lo scontro fra Antonio Ingroia, ex pm a Palermo e candidato premier del polo di sinistra, e Piero Grasso, ex procuratore antimafia in lista con il Pd. Su Repubblica, Ingroia accusa il Pd di "freddezza" sul tema della lotta alla mafia, Grasso replica denunciando di essere stato aggredito dal suo ex collega.

In una lettera, il magistrato già titolare dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia ribadisce la sua priorità politica: "La battaglia antimafia - scrive Ingroia - è la battaglia di tutti perché è una battaglia per la difesa dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione di cui le mafie fanno strame".

Secondo Ingroia "Cosa nostra, la 'ndrangheta, la camorra, possono essere sconfitte, non solo contenute, ma sconfitte, anche dalla convergenza dell'area progressista. Dispiace che da una grande forza come il Pd siano invece giunte risposte di freddezza e ostilità nei confronti di questa mia nuova proposta politica, impegnata su settori così sensibili, a cominciare dalla mafia, passando per la lotta ambientalista e la difesa dei diritti civili e del lavoro".

LA RISPOSTA DI GRASSO. "Io non sto litigando con nessuno, semmai ho subito un'aggressione", osserva Grasso nell'ampia intervista che incornicia la lettera di Ingroia. "Bisognerà liberarsi - afferma - da queste piccole beghe di quartiere. Non ci si confronta con attacchi e scontri scriteriati". Grasso torna anche sulla sua storia di magistrato e sulla legge (poi dichiarata incostituzionale) varata dal Governo Berlusconi che impedì a Giancarlo Caselli di diventare procuratora antimafia spianandogli la strada: "Non escludo - dice - che sia stata fatta una legge per bloccare Caselli ma è certo che non è stata fatta per favorire me". Quanto alla sua frase sul 'premio' al Governo Berlusconi per la lotta alla mafia, "ero in una trasmissione radiofonica dal tono scherzoso", spiega Grasso. "Se anni di impegno sono annullati da una battuta scherzosa e se questa è la politica siamo messi male".

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