"Politica affamata di poltrone, con la riforma Lega-M5s tornano le Province": è polemica

L'ultima bozza delle Linee guida per la riforma degli enti locali a cui hanno lavorato Lega e M5S prevede esplicitamente il ritorno delle "famigerate" Province: in ballo potrebbero esserci più di duemila posti fra consiglieri, assessori e presidenti. E i due partiti litigano di nuovo

Elezioni provinciali a Roma nel 2003, un seggio. Foto: Ansa

Possibile? E' tutto nero su bianco, ma è difficile pensare che si arrivi davvero a un ritorno in grande stile delle vecchie Province così come le conoscevamo. Ma nel frattempo l'ultima bozza delle Linee guida per la riforma degli enti locali a cui hanno lavorato Lega e M5S prevede però esplicitamente il ritorno proprio delle "famigerate" Province:  "La Provincia ha un presidente, eletto a suffragio universale dai cittadini dei Comuni che compongono il territorio provinciale, coadiuvato da una giunta da esso nominata" si legge nel testo. 

Province, davvero si torna all'elezione diretta di presidente e consiglieri?

La cancellazione sembrava cosa fatta e strafatta, invece la traduzione in legge è proprio lo scopo di questo testo, scrive il Sole 24 Ore che per primo ne ha dato notizia. Si tratta di documenti politici, istituzionali, non di voci di corridoio. La carta è intestata è appunto della Presidenza del Consiglio, perché a scriverlo è stato il tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città istituito dall'ultimo Milleproroghe (articolo 1, comma 2-ter del Dl 91/2018). A guidarlo per la Lega c'è il sottosegretario al Viminale Stefano Candiani; per i Cinque Stelle c' è la viceministra all' Economia Laura Castelli.

Nella bozza si legge che la Provincia "ha un presidente, eletto a suffragio universale dai cittadini dei Comuni che compongono il territorio provinciale, coadiuvato da una giunta da esso nominata". A "coadiuvare" il presidente c’è poi il  "Consiglio, avente poteri di indirizzo e controllo, eletto a suffragio universale". In base ai calcoli del Sole 24 Ore se mai la riforma dovesse davvero esser approvata in ballo ci sarebbero più di duemila posti fra consiglieri, assessori e presidenti. 

Le elezioni provinciali sono state abolite nel 2014

Le elezioni provinciali sono state cancellate nel 2014. In ogni caso a quel che si apprende il consiglio provinciale non cancellerebbe l' assemblea dei sindaci, cioè l' organo di secondo livello (votato cioè dagli amministratori locali del territorio e non dai cittadini) creato dalla riforma Delrio. "Il ritorno alle vecchie Province - secono il quotidiano economico - con elezione diretta è il piatto forte della proposta sugli ordinamenti, che per tagliare i costi punta a cancellare ambiti ottimali, enti intermedi e gli altri 'organismi comunque denominati' fioriti nel vuoto lasciato dalla debolezza provinciale". Unica certezza: se ne parlerà a lungo. E sui social il dibattito è già iniziato.

Caustico Matteo Renzi: "Pur di andare contro alle scelte del nostro Governo, fanno risorgere le vecchie province. Dopo aver salvato il CNEL e il bicameralismo paritario, torna l`elezione diretta delle province. Questo è il 'Governo del Cambiamento' diminuiscono i posti di lavoro, aumentano le poltrone" scrive l'ex premier in un post su Facebook, commentando la notizia del 'ritorno' delle province.

Province, Di Maio: "Per me si tagliano, chiedete alla Lega"

Ore di attesa per un commento ufficiale in merito da parte di Lega e Movimento 5 stelle. Poi arriva quello di Di Maio, che lancia la palla in campo leghista: "Per me le Province si tagliano, ma chiedete alla Lega". Così la nota del vicepremier e capo politico del M5s: ""Per me le province si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea del M5S".

“Da sempre diciamo no ai poltronifici e agli sperperi che pesano sulle tasche degli italiani: l’abolizione delle Province rientra in questa esigenza di cambiamento. Per il MoVimento 5 Stelle è una strada da percorrere senza esitazioni: tagliare le Province vuol dire riduzione degli sprechi, vuol dire più efficienza e meno burocrazia inutile”. Così Lucia Azzolina, deputata M5s.

Difficile pensare che Lega e Movimento 5 stelle siano al lavoro per ripristinare in toto le vecchie Province: sarebbe un autogol (soprattutto a livello di comunicazione) per quello che si è presentato come un governo "del cambiamento". Improbabile. Ma intanto la polemica (anche interna all'esecutivo) del weekend è servita all'opposizione su un piatto d'argento.  E la riforma degli enti locali resta un tema da affrontare per l'esecutivo, che in qualche modo interverrà anche sulle Province.

Lega contro M5s: "Cambiano idea su tutto"

"I 5 Stelle non possono cambiare idea ogni giorno su tutto. Oggi tocca alle Province, distrutte da Renzi con gravi danni per i cittadini e per la manutenzione di scuole e strade. Un viceministro 5 Stelle lavora per rafforzarle, un altro ministro 5 Stelle lavora per chiuderle. L'Italia ha bisogno di Sì e di serietà, non di confusione". E' quanto sottolineano fonti della Lega secondo Adnkronos.

Province, Candiani (Lega): "Andremo fino in fondo"

''Non voglio entrare in una polemica viziata oggettivamente da pretesti elettorali, che dovrebbero evitare di trascinare importanti riassetti istituzionali a cui stiamo lavorando". Stefano Candiani, sottosegretario all'Interno della Lega, pare tenerci a precisare che i Cinque stelle non erano all'oscuro della bozza circolata in queste ore.

"La settimana scorsa il testo è stato letto e presentato in Conferenza Stato-città: c'è un lavoro in corso e, sempre nel rispetto delle istituzioni, dobbiamo andare avanti fino in fondo con questo lavoro, all'interno del tavolo tecnico con cui fino ad ora abbiamo avuto ottima corrispondenza sia negli intenti che nell'impostazione di base".

"Se la preoccupazione di Di Maio -sottolinea Candiani- sono i costi, stia tranquillo che stiamo elaborando proposte che si basano sul buonsenso e che daranno agli italiani quell'anello di congiunzione tra i Comuni e le Regioni, le Province appunto, senza il quale ci troviamo con strade scuole e servizi provinciali abbandonati a se stessi. Oggi -avverte- abbiamo delle province che sostanzialmente son state ridotte ad uno stato larvale, con grave rischio anche di danni per la sicurezza dei cittadini. Penso, in particolare, agli edifici scolastici e alla manutenzione della rete viaria".

Per quel che riguarda l'elezione diretta da parte dei cittadini "degli amministratori che devono governare le province -avverte Candiani- beh, insomma, la democrazia è riconoscere al popolo il diritto di scegliere i propri governanti e non deve essere un esercizio di retorica ma un diritto da garantire". ''Se il tema del contendere, lo ripeto -insiste Candiani- sono i costi, abbiamo già a disposizione e presenteremo presto informazioni e studi con cui ci siamo confrontati con l'Upi, che dimostrano come alla grave carenza di gestione del territorio conseguente alla riforma Delrio, purtroppo, si è aggiunto anche un'esplosione di costi causata dalle inefficienze e moltiplicazione di sottostrutture non governate direttamente dai cittadini come ambiti territoriali e altre società di gestione del territorio". ''Non voglio fare polemica, ma -rimarca- bisogna lavorare e andare fino in fondo. Anche perché, ribadisco, ricordo che stiamo rimediando ai guai prodotti dalla nefasta stagione delle riforme del governo Renzi, peraltro già messa nel cassetto e archiviata dal referendum costituzionale del 4 dicembre 2016".

Upi: "Priorità è ridare ruolo, funzioni, dignità alle Province"

"La priorità è ridare ruolo, funzioni, dignità alle Province e parliamo di documenti prodotti dal governo. L'interlocuzione è stata positiva con entrambi i sottosegretari fino a oggi, l'unico tema che resta aperto è quello dell'elezione diretta. Secondo noi la democrazia non è mai una malattia e rendere un ente democratico facendo votare i cittadini è la via maestra, ma per noi questo è il tema meno rilevante. Il tema più rilevante è dare funzioni e risorse alle Province. Sull'elezione diretta la scelta spetta al Parlamento". Lo afferma all'Adnkronos il presidente dell'Unione delle Province d'Italia, Michele de Pascale, dopo le polemiche sulla bozza con le linee guida di riforma degli enti locali che rimette mano alle Province.

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