Gli elettori in fuga dai 5 Stelle non votano Pd: l'analisi dei flussi elettorali

Alle regionali in Umbria il M5s ha subito un'emorragia di voti impressionante, ma ad approfittarne è soprattutto il centrodestra. La tesi della contiguità tra gli elettorati di Pd e 5 Stelle è sempre più difficile da sostenere

La foto di Narni ANSA

Che fine hanno fatto gli elettori del M5s in Umbria? Alle ultime regionali il Movimento ha fatto registrare una perdita di consensi sorprendente, fermandosi al 7,4 per cento e dimezzando i voti rispetto alle europee di maggio. Intendiamoci: la sconfitta era nell’aria - d’altra parte il M5s ha sempre sofferto le elezioni locali - ma nessuno poteva immaginare un disastro di queste proporzioni. Secondo l’analisi dei flussi elettorali fatta da Swg, solo 4 elettori umbri su 10 che avevano scelto il M5s alle elezioni europee hanno confermato il proprio voto.

Chi hanno votato gli elettori in fuga dal M5s

Il 33,1% degli elettori in uscita si è rifugiato nell’astensione, ma una parte dei delusi, pari al 13,5% del totale, si è spostato a destra: il 6,9 ha votato Fdi e il 6,6 Lega. Il partito di Giorgia Meloni dunque sembra essere più attrattivo del Carroccio per l’elettorato del M5s, ma questa dinamica potrebbe anche risentire dei rapporti difficili tra i due partiti dopo la crisi aperta da Salvini quest’estate.

I delusi del Movimento non votano Pd

E il Pd? Solo il 4,3% degli elettori "grillini" è passato ai dem, mentre un altro 5,2 ha votato altri partiti di centrosinistra. La teoria - molto in voga a sinistra - degli elettorati contigui e tutto sommato simili tra Pd e M5s è dunque - dati alla mano - approssimativa e fuorviante, come del resto già certificato dai risultati delle elezioni europee.

I delusi del M5s non votano quasi mai Pd, ma molto più spesso centrodestra. La parte più consistente di loro tuttavia sceglie la strada dell’astensione.

Le conseguenze del voto in Umbria per il Pd e Zingaretti

Alla luce di questi numeri la strategia del Pd sembra vieppiù incomprensibile: l’alleanza di lungo periodo auspicata anni fa da Bersani e realizzata ora da Zingaretti non porta voti al Pd (che anzi li perde) e al tempo stesso prosciuga il bacino del Movimento che da "ago della bilancia" (come auspicava Di Maio) rischia di diventare politicamente sempre più irrilevante.

A livello nazionale Pd e M5s insieme valgono già oggi meno del 40%. Se l’emorragia di voti dovesse proseguire verrebbe meno anche la ragion d’essere di questo "nuovo" centrosinistra, almeno per come è stato immaginato dallo stato maggiore dei democratici che avevano immaginato una coalizione in grado di competere stabilmente con la destra.

Dove sono andati gli elettori in uscita dal Pd

In Umbria i dem sono comunque riusciti a limitare i danni: è vero che la sconfitta è netta (e bruciante), ma tutto sommato il dato finale del 22,3% non è molto lontano da quel 24% raccolto in Umbria alle europee. Secondo Swg, il 66,4% degli elettori Pd ha confermato la propria fiducia al partito; il 9,2% degli elettori in uscita si è invece orientato su altri partiti di centrosinistra, il 2,3% ha votato Lega e solo l’1,5% ha scelto il M5s.

Rispetto alle politiche del 2018 però il Pd ha lasciato sul campo il 25% dei voti. Il consenso del Movimento (-75%) invece si è letteralmente polverizzato.

Perché Pd e M5s hanno perso in Umbria

L’analisi della sconfitta questa volta sembra abbastaza semplice. Secondo la rilevazione di Swg il 54% degli elettori in uscita dal M5s ha motivato la scelta di non votare Bianconi perché in disaccordo con l’alleanza tra Pd e Movimento. Un altro 17% si è detto insoddisfatto del governo Conte II, mentre solo il 6% del totale ha affermato di non apprezzare il candidato.

Gli elettori in uscita nel Pd sono meno netti, ma anche in questo caso prevalgono coloro che non approvano l’accordo con i 5 Stelle (38% del totale). Il messaggio arrivato dall’Umbria è chiarissimo: la foto di Narni, che ritrae insieme Zingaretti, Conte, Speranza e Di Maio, è già da stracciare. E forse non solo quella.

(Infografiche Swg)

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