Il Movimento 5 Stelle "proprietà" di Grillo e famiglia

"Partito a conduzione familiare". E' questa l'ultima accusa scattata dopo la pubblicazione dello statuto del movimento: Grillo è il presidente, suo nipote Enrico è il vice, il suo commercialista ne è il segretario.

Beppe Grillo padre e padrone del Movimento 5 Stelle; Grillo deus ex machina; dittatore; novello principe. Nelle ultime settimane se ne sono sentite dire tante. Forse troppe. Da ieri tuttavia la lista si è allungata con una nuova dicitura: partito a conduzione familiare. E questa volta i detrattori c’entrano poco. La facile ironia è infatti scattata dopo che sulle pagine web dell’Huffington Post è stato pubblicato l’atto costitutivo del Movimento 5 Stelle. Così, tra un no alla fiducia (ormai un ritornello quotidiano), le consuete ‘labbrate’ a Bersani, le riunioni aperte alla rete per stabilire i presidenti delle Camere, il black-out con i giornalisti e quel virgolettato che pesa (l'Italia è "de facto già fuori dall'euro"), i 5 Stelle devono fare i conti con la geografia del Movimento. O meglio con la gerarchia e i rapporti di sangue.

Correva l’anno 18 dicembre 2012 quando nello studio del notaio Filippo D'Amore a Cogoleto, nei pressi di Genova, la creatura partorita dalla mente di Grillo si faceva struttura. Dal blog, al V-Day; dalla vittoria a Parma, all’incredibile risultato in Sicilia. Così, prima di cominciare lo Tsunami Tour, preludio all’accesso in Parlamento, ha preso corpo lo statuto ufficiale del Movimento 5 Stelle. Come? Con un operazione verticistica dentro la mura di casa.

"ITALIA DE FACTO FUORI DALL'EURO"

Grillo “garante” e megafono del Movimento. E da metà dicembre anche presidente. Un gradino più sotto chi troviamo? Suo nipote Enrico, in veste di vice presidente e socio fondatore. Il terzetto è completato dal commercialista Enrico Maria Nadasi, che ricopre la carica di segretario. Assente dalle carte il nome di Gianroberto Casaleggio. Eppure a maggio le cose non sembrava stessero così: “Sono il cofondatore di questo movimento insieme a Beppe Grillo”, aveva scritto Casaleggio in una lettera inviata al Corriere della Sera. Vero nella forma liquida, non nel nero su bianco.

Non c’è Casaleggio, c’è il nipote. Ma chi è Enrico Grillo? Figlio del fratello maggiore di Beppe, Andrea, non è mai passato alla cronaca per aver ricoperto alcun ruolo politico all’interno dei 5 Stelle. Ha difeso suo zio nel processo che ha visto Grillo imputato per aver violato i sigilli del cantiere Tav in Val di Susa; inoltre pare abbia dato mano sempre allo zio nella messa a punto di alcuni quesiti referendari per cui i grillini hanno raccolto le firme. Fin qui quindi il numero due del Movimento 5 Stelle, oltre ad essere il nipote del numero uno, non pare di certo il più classico degli attivisti. Più che altro una persona fidatissima.

Finito qui? No, neanche per sogno. Dopo la struttura piramidale ad ispirazione familiare, nell’atto è stabilito come la titolarità del simbolo e del blog beppegrillo.it spetti solo al presidente: “Spettano al signor Beppe Grillo – recita lo scritto – titolarità, gestione e tutela del contrassegno; titolarità e gestione del blog”. Da una parte quindi la diffusione dilagante nel tessuto sociale di un movimento trasversale con spirito orizzontale; dall’altra una struttura verticale e accentratrice sotto all’interno di un unico nome/famiglia.

Nelle carte non mancano gli obiettivi: “La convivenza armoniosa attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell'individuo, che deve trovare piena capacità di cogliere tutte le opportunità realizzabili all’interno della società civile, nel rispetto delle regole istituite dallo Stato nella sua fondazione”. Tra i valori fondativi libertà, uguaglianza, dignità, solidarietà, fratellanza e rispetto. C’è poi il richiamo all’assemblea, da convocare una volta all’anno entro il mese di aprile.

Infine nello statuto non manca un ultima chicca. Vi ricordate la polemica intavolata giusto qualche giorno fa da Beppe Grillo attorno all’articolo 67 della Costituzione: “L'eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno”. Così parlò dal blog. Bene, nell’atto costitutivo del Movimento 5 Stelle è previsto il contrario, l’assenza del vincolo di mandato.

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