D'Alema corteggia Silvio: "Governiamo insieme"

"Una camera al centrodestra, l'altra al Movimento 5 Stelle". E' questa la proposta dell'ex premier per aggirare lo stallo al Senato. E nel Pd scoppia il caos

L’Italia si gioca il futuro a scacchi e gli italiani sono in attesa della prima mossa. Quella per cui è investito il Pd. Per dirla tutta una proposta ci sarebbe già stata, quella che Bersani ha fatto 24 ore dopo la chiusura delle urne, in pieno stallo. Un Parlamento di “responsabilità” a braccetto con Beppe Grillo. Pochi punti di governo, che sorridono ai grillini, su cui concentrare alcune riforme strutturali per il Paese. L’idea piace alla base del Movimento 5 Stelle, non al suo “garante”, Beppe Grillo che ieri si è affidato alla Smorfia napoletana per definire Bersani un “morto che parla”. Il dialogo insomma è durato il tempo dell’invettiva del blogger genovese. Il segretario del Pd tuttavia non molla e continua a rivolgersi alla base dei 5 Stelle. Alla sua fronda emiliana, e semmai a tutti coloro che sentono il dovere di assumersi il peso delle scelte condivise.

D’ALEMA – La strada tuttavia è strettissima, c’è poca luce e ogni soluzione manca di concretezza o fattualità numerica. E allora che fare? Dal Senato non passa nessuno e a questo punto servirebbe un exit strategy. E c’è chi ci prova, a modo suo, facendo rumore. Come Massimo D’Alema che questa mattina all’interno di una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera ha lanciato la sua proposta. Nessun governissimo ma una concreta assunzione di responsabilità fattiva. Come? “Al centrodestra e al Movimento 5 Stelle vadano le presidenze delle due assemblee parlamentari, ovviamente sulla base della proposta di personalità che siano adeguate a ruoli istituzionali di garanzia”. Una concessione per raggiungere l’intesa sulla fiducia: “Questo appello è rivolto ovviamente a tutti, deve consentire che il governo possa funzionare ricevendo il voto di fiducia”. In sostanza un patto articolato passando per le cariche istituzionali.  

CORO DEI NO – Ma il D’Alema pensiero tuttavia ha agitato ancor più le acque più che rasserenarle. La proposta ‘indecente’ non è piaciuta praticamente a nessuno. Al grido di “mai con Berlusconi”, l’invito dell’ex primo ministro è stato rigettato con durezza. A partire da Nico Stumpo che ha segato l’azzardo dalemiano nel nascere: “Il Pd è contrario a ogni forma di governissimo e il candidato premier del partito resta Pier Luigi Bersani”. Dopo le parole di Stumpo il coro dei noi si è allargato a macchia d’olio: “Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto”, ha sottolineato Emanuele Fiano. Durissimo Pippo Civati: “Ma perché chi non fa più parte dei gruppi parlamentari dà la linea ai gruppi parlamentari?”.

BERSANI – Il no più secco è arrivato proprio da Pierluigi Bersani. Il segretario ha la ferma intenzione di navigare su altri mari. Nei piani del leader di Bettola non è contemplabile ad oggi un’intesa con Berlusconi. Anzi le parole di D’Alema, che hanno fatto insorgere la base e parte del gruppo dirigente, potrebbero segnare una rottura definitiva tra i due. Dentro una polveriera non è ‘igienico’ accendere la miccia. Sotto assedio dalla base, infognato in un governo che nei fatti non c’è, Bersani chiama alla compattezza di voci e di scopo, quelle che gli chiedono i militanti: l’accordo con Silvio non sa da fare. E se necessario è pronto a mettere a tacere tutte le stonature del coro.
Avanti con i grillini e se non ce la dovesse fare ha già pronto il piano B. Che ha già un nome ed un cognome, Matteo Renzi. L’abbraccio in campagna elettorale non pare infatti destinato a sciogliersi nel breve. Per adesso Bersani farà di tutto per provare a farsi il suo giro ma se la giostra nel dovesse rompersi è pronto a lanciare ‘Matteo’ alla guida del Paese. Che sia tra un anno o tra sei mesi.

BERLUSCONI – Anche il Cavaliere ha fatto la sua mossa: accordo con il Pd che nei fatti passerebbe anche attraverso la presidenza (la sua) del Senato. Berlusconi vuol far presto. C’è da mandare un messaggio di “stabilità” prima dell’insediamento del Parlamento. Solidità che secondo il leader del centro – destra può arrivare solo grazie ad un’intesa ampia, che tenga insieme il Pd e il Pdl. Un ragionamento che si è fatto forte nelle stanze di Palazzo Grazioli dopo le parole asprissime pronunciate ieri da Grillo. “Verranno a bussare alla mia porta”, insiste con i suoi. E a quel punto Silvio calerà i punti su cui far nascere il dialogo: abbattimento dei costi della politica, la riforma costituzionale ed un alleggerimento della pressione fiscale partendo proprio dall’abolizione dell’Imu. Praticamente siamo ad un punto morto. Da una parte il piano di Silvio, dall’altro quello di Bersani, con Grillo sempre più intenzionato ad andare aventi con il modello Sicilia. In mezzo l’Italia ed un governo lontano anni luce.

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